Lo sciopero blocca le poste e Londra arruola i precari Il sindacato denuncia: 30mila assunzioni part time

19/10/2009

LONDRA – È uno dei simboli del Regno Unito, insieme ai Bobbies, i poliziotti dal caratteristico elmetto, alle cabine del telefono rosso, agli autobus a due piani. La Royal Mail, la Posta di sua maestà britannica, funziona da secoli come uno orologio e porta lettere a ogni campo della Gran Bretagna, garantendo efficienza e prontezza. Tuttavia questa icona inglese è andata pesantemente in crisi, e da due mesi è nel mirino. Il governo del primo ministro Gordon Brown sta pensando di privatizzarla o perlomeno di ristrutturarla pesantemente, i sindacati delle Poste si oppongono a riforme e licenziamenti, e da questo braccio di ferro sono scaturiti una serie di scioperi che minacciano di paralizzare la consegna delle Poste, in modo particolare nel periodo di Natale, quando l ‘incremento del volume delle lettere consegnate aumenta considerevolmente.
Gli scioperi dovrebbero raggiungere il culmine il 22 e il 23 ottobre con due giornate di astensione totale dal lavoro, ma a questa iniziativa il governo ha risposto con un´iniziativa clamorosa e controversa annunciata lo scorso fine settimana: l´assunzione di 30 mila lavoratori a tempo determinato, per sostituire i portalettere che hanno incrociato le braccia e per affiancarli nel periodo che va fino a Natale durante le varie forme di protesta che il sindacato della Royal Mail ha in programma. Il governo, in particolare attraverso il ministro per il Business, Peter Mandelson, l´ex braccio destro di Tony Blair, è oggi il numero 2 del premier Brown, ritiene che l´assunzione dei precari sia una misura irrinunciabile per garantire il servizio pubblico in un momento particolarmente importante qual è appunto il Natale. I sindacati rispondono accusando il governo laburista di avere con questa misura di fatto incoraggiato una sorta di crumiraggio, che andrebbe contro gli interessi non solo dei lavoratori delle Poste ma in generale di tutti i dipendenti rappresentati da forze sindacali oggi in Gran Bretagna. E´ un braccio di ferro assai rischioso per il governo, perché Brown ha bisogno dell´appoggio dei sindacati e dei lavoratori che da essi sono rappresentati nella prospettiva delle elezioni politiche generali previste per la primavera, in cui i pronostici lo danno per sconfitto e per le quali ha dunque bisogno dell´appoggio del tradizionale polmone di voti della sinistra britannica.
In gioco, c´è quindi persino di più del futuro della Royal Mail, ma forse il futuro delle rivendicazioni sindacali nel Regno Unito. La Royal Mail era già stata costretta ad una parziale riduzione degli organici, chiudendo centinaia dei suoi uffici particolarmente nella Gran Bretagna rurale, dove l´insegna della Posta di sua maestà era diventata di fatto l´equivalente di una rassicurazione alla popolazione, il senso che lo Stato fosse presente anche negli sperduti villaggi di campagna. Il progresso tecnologico, l´avanzata della banda larga su Internet, hanno contribuito a mettere in crisi la Royal Mail, insieme alla crescita di servizi privati di consegna di posta a domicilio per aziende che hanno necessità di inviare documenti importanti in tempi molto brevi. La Royal Mail ha anche cercato di modernizzarsi dando l´esempio alle Poste di altri paesi, cominciando a vendere nei suoi uffici postali servizi bancari, assicurazioni per l´auto, cancelleria, libri e altri prodotti. Ma finora tutto ciò non è bastato a rimetterla in sesto dal punto di vista finanziario e proprio Mandelson è tra i più attivi sostenitori dell´esigenza di privatizzarla.