Lo scalone scivola alla prossima settimana

28/06/2007
    giovedì 28 giugno 2007

    Pagina 9 – Economia

    Lo scalone scivola alla prossima settimana

      La soluzione è un rinvio. In discussione una somma di interventi per «crescita ed equità»

        di Felicia Masocco / Roma

        SI CERCA l’accordo, ma il nodo dello scalone potrebbe essere stralciato e rinviato a dopo il Dpef. Ieri l’intesa sulle pensioni è stata mancata. L’ottimismo di Romano Prodi si è infranto contro il muro dei sindacati che alle tre di notte hanno respinto la proposta del superamento dello scalone attraverso scalini secchi, cioè senza incentivi, il primo a 58 anni nel 2008 e poi uno ogni diciotto mesi per gli impiegati, 24 per gli operai, fino ad arrivare a 62 anni nel 2014. Una rottura che non era nelle previsioni e che ieri si è tentato di ricucire con un lavorìo frenetico delle diplomazie. Poi, in serata, la ripresa delle trattative per incontri bilaterali, con i sindacati presi uno a uno per sondare i margini di trattativa. Questo e ciò che è trapelato ma probabilmente è solo una parte perché l’obiettivo è una nuova proposta che non possa essere rifiutata. Intanto prende corpo la possibilità di uno stralcio, il tema pensioni verrebbe rinviato a dopo il Dpef. Per questa mattina, l’esecutivo ha convocato tutte le parti sociali per il tavolo su «crescita ed equità», cioè il pacchetto di misure del «tesoretto».

        La nuova proposta non deve trovare d’accordo solo Cgil, Cisl, Uil ma anche la sinistra radicale che punta i piedi e continua a chiedere l’abolizione tout-court dello scalone della riforma Maroni che da gennaio innalza di tre anni da 57 a 60 l’età per le pensioni di anzianità, con 35 anni di contributi. Ieri il segretario di Prc Franco Giordano è stato ricevuto da Prodi, il collega del Pdci, Oliviero Diliberto ha visto il ministro Cesare Damiano e il sottosegretario Enrico Letta e poi entrambi si sono sentiti al telefono con Guglielmo Epifani. L’opposizione della sinistra a un eventuale accordo con i sindacati aprirebbe scenari che vanno dalla crisi di governo a un bailamme in Parlamentare quando il decreto dovrà passare per diventare legge. Quindi va blindato.

        È questa la motivazione che fa chiedere ai sindacati che il governo si presenti con una proposta sola. Per questo, e perché anche l’altra notte si sono ritrovati a trattare con il ministro dell’Economia e con i tecnici della Ragioneria dello Stato ed è andata che hanno lasciato il tavolo infuriati (Epifani più di tutti). Non va bene ai sindacati la soglia dei 62 anni, nè la distinzione tra operai e resto del mondo. Ancora peggio l’assenza di incentivi. Ci fossero stati, ci si poteva accordare per un primo scalino a 58 anni (per tutti, a gennaio) e poi con la flessibilità d’uscita garantita dagli incentivi. Nel 2010 una commissione avrebbe valutato l’impatto di queste misure. Ma, il ministro dell’Economia, dopo aver consultato i tecnici, ha ritenuto che poteva andar bene solo se i risparmi di spesa fossero stati pari a quelli dati dalla riforma Maroni a regime. È chiaro che questa parità non ci sarebbe stata, quindi se i sindacati avessero accettato si sarebbero comunque ritrovati con il principio messo nero su bianco dell’età per l’anzianità fissata a 62 anni. «Una trappola», hanno sentenziato.

        Cgil, Cisl e Uil ieri hanno riunito i propri organismi, accenti diversi ma due richieste comuni: l’unitarietà della proposta governativa e la richiesta di incentivi per chi resta al lavoro. Lo chiede la Cgil, con una nota diffusa al termine del direttivo. Il governo deve formulare una proposta «che impegni tutta la maggioranza». Sul superamento dello scalone va confermata l’importanza del «principio dell’incentivazione che recupera flessibilità nell’uscita e valorizzazione della libertà di scelta». La Cgil respinge quindi «fermamente» la prima proposta dell’esecutivo. Quanto agli equilibri interni, la sinistra della Cgil, la Fiom, la Rete 28 aprile (che chiede lo sciopero) e Lavoro e società chiedono l’abolizione dello scalone e il ritorno a 57 anni di età come base di partenza per il negoziato. Anche la Uil e attacca «l’irrigidimento del governo» e al termine della direzione, ha ribadito che ci vogliono «flessibilità, libertà di scelta e incentivi». «Lo scalone non può essere motivo di rottura del negoziato», afferma la Cisl e per il suo segretario Raffaele Bonanni «ci vuole una sola opinione, che riguardi tutto il governo»: «si può alzare un po’ poggiando sulla libertà e sugli incentivi a restare».