ll ”cinese” muove su due scacchiere

28/05/2001


Domenica 27 Maggio 2001

Il ”cinese” muove su due scacchiere

Perchè Sergio Cofferati ha deciso di sferrare contro la Confindustria un attacco stile "autunno caldo"? La relazione di Antonio D’Amato all’assemblea della confederazione, che un riformista come Renato Brunetta ha definito lib-lab e tra l’altro volutamente pacata nei toni, non può certo giustificare la richiesta di sciopero generale salita dalla Cgil. Nè è sostenibile la tesi della provocazione verso il sindacato, visto che le reazioni di Cisl e Uil sono di segno opposto e con loro si registrano significative aperture. E allora, cosa c’è dietro l’apparantemente incomprensibile linea di Cofferati?
Possibile che "il cinese", sia prigioniero del sogno di ripetere la grande spallata del ’94 contro il governo Berlusconi? Se così fosse, significherebbe che Cofferati non riesce a comprendere quanto le cose oggi stiano assai diversamente da allora. Berlusconi ha una maggioranza parlamentare più salda e un controllo degli alleati di governo più sicuro.
Il mondo imprenditoriale si esprime in modo opposto a quello di sette anni fa: basti per tutti l’orientamento fin troppo esplicito degli Agnelli. Al contrario, l’altra differenza rilevante è che oggi il fronte sindacale è diviso. E Cofferati sembra fare di tutto per allontanare la ricomposizione: dopo la rottura sulla questione dei contratti a termine, che aveva provocato l’isolamento della Cgil, le tre grandi formazioni si sono in qualche modo ricompattate sui rinnovi contrattuali. Ma i toni della risposta di Cofferati a D’Amato hanno riproposto le divergenze con Pezzotta e Angeletti, per di più su un terreno che spinge i sindacati a calibrare le loro vicinanze o distanze sulla base degli schieramenti politici. Insomma, Cofferati sembra sbagliare non solo dal punto di vista degli interessi del paese ma anche sotto il profilo della sagacia tattica. A questo punto, però, è doveroso usare il condizionale. Perché il numero uno della Cgil non è certo uno sprovveduto, ed è possibile che le sue ultime mosse rispondano a una logica del tutto diversa, quella della lotta per la leadership all’interno dei Ds.
Una battaglia che vede Cofferati impegnato in prima linea. Se così fosse, ecco che una rigidità anche eccessiva serve a proporsi come riferimento rassicurante verso un partito che si è sentito tradito da leader deboli, ecco che mostrare i muscoli (specie in termini di capacità di mobilitazione) indica ad un partito ormai orfano del mitico "apparato" di un tempo la consapevolezza che la Cgil è rimasta l’ultima forza organizzata della sinistra. Se queste sono le ragioni di Cofferati, diventa più facile analizzarne gli atteggiamenti. Ma resta sempre arduo giustificare il sacrificio di un serio confronto di merito sui nodi delle politiche economiche, sociali e del lavoro a un’ottica così ristretta e di bottega.