Livorno. In piedi all’alba per pochi spiccioli

22/02/2007
    giovedì 22 febbraio 2007

    Pagina 4 – Livorno

    In piedi all’alba per pochi spiccioli

      Sono centinaia gli addetti alle pulizie. Il 90% lavora part-time

      GABRIELE DINI

      LIVORNO. Sono loro che al mattino ci fanno trovare puliti ospedali, treni e scuole. Sono loro che si svegliano prima dell’alba per faticare, armati di secchi e scope, tra corridoi, aule e vagoni. Sono loro che accrescono quel mondo precario e con pochi diritti fatto di persone – soprattutto donne – che sopravvivono con poco più di 500 euro al mese.

        Sono oltre 400 tra Livorno e dintorni i dipendenti di cooperative e aziende che lavorano in appalto per pulire ospedali, scuole, uffici e caserme. Il 90% di loro ha contratti part-time che, quando va bene, permettono di portare a casa 500 euro. E nemmeno i “privilegiati” che hanno contratti a tempo pieno, in gran parte dei casi, riescono a raggiungere i 1000.

        E queste cifre si limitano a descrivere il mondo emerso, quello del lavoro regolare. Accanto a custodi scolastici, addetti alle pulizie di uffici pubblici, ci sono infatti altrettante categorie di persone che, come denunciano i sindacati, si muovono tra lavoro nero e mancanza assoluta di diritti. Sono persone che lavorano quando gli altri dormono pulendo uffici privati, aziende, condomini. A volte li si incontra all’alba, in motorino, armati di secchio e scopa. Dove vadano non si sa, quale sia il loro futuro nemmeno. Cercano di arrangiarsi in qualche modo e finiscono per muoversi in una selva di precariato assoluto, senza tutele, senza garanzie. «E’difficile quantificare quante siano queste persone – spiega il segretario generale della Filcams-Cgil livornese Enzo Di Meglio – le ditte ricorrono sempre più spesso ad aiuti esterni. E a volte è difficile anche per noi tenere il conto di quante persone finiscano “strozzate” dalla corsa al ribasso nei costi per i servizi». Un settore delicato è per esempio quello alberghiero. Sempre più spesso le pulizie vengono infatti affidate a lavoratori esterni, e non più a dipendenti diretti dell’albergo: un modo per ovviare all’instabilità dei flussi turistici. Troppo spesso, però, il rischio è quello di alimentare il lavoro nero.

        Molti dei lavoratori di cooperative e aziende di pulizia hanno come committenti enti pubblici. Anche qui certo non sono tutte rose e fiori. Ma la situazione, rispetto a qualche anno fa, appare decisamente migliorata. All’Asl, durante la giornata, si alternano almeno 90 addetti alla pulizia di ambulatori, corridoi e sale operatorie. Un lavoro delicato, che porta a maneggiare materiali pericolosi, e da cui dipende, almeno in parte, la salute dei pazienti. Adesso l’appalto è in mano alla Sodexo, una grossa multinazionale che riesce a garantire almeno la puntualità dei pagamenti. Fino a qualche anno fa nemmeno quella era certa. «Ma anche all’ospedale – segnala il segretario della Filcams – queste persone non hanno ambienti adatti a svolgere il loro lavoro in condizioni igieniche e ambientali corrette». Il gruppo più grande di lavoratori è probabilmente quello dei custodi e degli addetti alle pulizie nelle scuole. Tra asili, elementari e medie, ci sono almeno 180 persone. Molti di loro erano precari. Adesso la loro situazione è più stabile. Ma i problemi sono ancora molti. «Il contratto nazionale di tutti questi lavoratori delle pulizie – afferma Di Meglio – sono scaduti da 20 mesi e non si riesce a rinnovarlo. Sempre più spesso, inoltre, si va verso l’esternalizzazione dei servizi anche nel pubblico. Per questo serve una legge regionale che regoli gli appalti. Comuni e province non possono far prevalere la logica del massimo risparmio come purtroppo troppo spesso accade». Certo ci sono anche situazioni molto peggiori. Basta pensare a ciò che è accaduto nelle caserme cittadine. I tagli nelle spese della Difesa hanno lasciato senza lavoro 15 lavoratori che prestavano servizio alla caserma Vannucci. Per loro, nonostante estenuanti trattative, non è ancora stata riconosciuta definitivamente la cassa integrazione. Perché chi lavora per ditte in appalto non sempre ha diritto agli stessi ammortizzatori sociali dei dipendenti diretti.

        Una situazione altrettanto difficile è quella degli addetti alle pulizie dell’Accademia. Lì 40 lavoratori, a causa dei tagli decisi a Roma, hanno contratti part-time da 14 ore settimanali. E la loro paga supera di poco i 12 euro lordi al giorno. Per loro è un miraggio entrare in quella “casta privilegiata” che riesce a ritrovarsi con 500 euro in busta paga.