Livolsi propone al governo un fondo salva-imprese

23/02/2004

      venerdì 20 febbraio 2004

      Livolsi propone al governo un fondo salva-imprese
          Ubaldo Livolsi ne ha parlato in questi giorni a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi e Gianni Letta. Ex amministratore delegato della Fininvest e ora banchiere d’affari in proprio, Livolsi ha caldeggiato la necessità di tornare a una politica industriale attiva per fronteggiare i tracolli di Parmalat, Cirio e altri che potrebbero venire. In particolare, Livolsi ha proposto la costituzione di un grande fondo di private equity per intervenire nei settori strategici, individuati di comune accordo con il governo, anche attraverso fondi specializzati. Il banchiere ha citato a esempio l’agro-alimentare, il turismo, l’automobile. Il fondo dovrebbe acquisire partecipazioni in imprese in difficoltà, promuoverne l’aggregazione, risanarle e poi, dopo qualche anno, uscirne guadagnando. La finalità dovrebbe essere la difesa e la promozione della grande impresa italiana, bisognosa di liquidità e di management. E a questo scopo l’ex top manager del Biscione vorrebbe coinvolgere le maggiori società di consulenza internazionale – le varie McKinsey, Booz-Allen, Bain – e i più capaci cacciatori di teste remunerandone i servizi con quote del fondo.
          La dotazione di capitale e l’identità dei sottoscrittori dovrebbero riflettere, nel progetto del banchiere, l’impegno dell’intero sistema. Livolsi pensa a un fondo da 5-10 miliardi di euro forniti per il 10-15% da Sviluppo Italia, società del ministero dell’Economia, per una quota equivalente dalle fondazioni bancarie e per il resto da privati e investitori istituzionali. Fra questi potrebbero figurare le banche che hanno crediti di più o meno difficile esazione verso imprese nelle quali il fondo abbia deciso di intervenire assieme agli imprenditori destinati a rilevarle. Il gruppo Fossati è interessato a parti della Cirio? Il fondo, ha insistito Livolsi, potrebbe offrire una prospettiva più ambiziosa dello spezzatino del gruppo che fu di Cragnotti.
          L’idea di Livolsi ha un precedente illustre: l’Istituto per la ricostruzione industriale fondato nel 1933 per evitare il fallimento delle banche e delle grandi industrie. Ma né Livolsi né Palazzo Chigi lo vogliono evocare perché, dopo essere stato per tanti anni il braccio secolare di una politica industriale non di rado lungimirante, è degenerato in strumento costoso di assistenza sociale e consenso politico.
      M.Mu.