Liti di lavoro, la conciliazione arranca

24/09/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Contenzioso – La risoluzione extragiudiziale obbligatoria delle cause è sommersa dall’arretrato, pari a 230mila pratiche a fine 2000

    Liti di lavoro, la conciliazione arranca
    Tutta in salita. Lo è la strada della conciliazione extragiudiziale nelle controversie di lavoro. A quasi due anni e mezzo dall’entrata in vigore del nuovo processo del lavoro, che con il decreto legislativo 80/98 ha introdotto tanto per il settore privato che per quello pubblico l’obbligo di conciliazione, lo strumento conciliatorio si rivela in affanno, costretto a inseguire l’imponente mole di controversie – soprattutto per il privato – che si è riversata nell’ultimo biennio negli uffici provinciali e regionali del lavoro. Un aumento inevitabile e consequenziale all’entrata a regime dell’obbligatorietà, che «pur non mettendo in dubbio – spiegano dal ministero del Welfare e delle Politiche sociali – la validità della disciplina, evidenzia comunque la necessità di un intervento». Netta, infatti, la progressione delle cifre in particolare per il privato: se nel ’97, quando ancora il ricorso al tentativo di conciliazione era facoltativo, le controversie presentate ammontavano a poco più di 66mila (a fronte di 42.386 controversie effettivamente trattate), superavano già le 197mila nel ’98, anno nel quale entra appunto in vigore la nuova disciplina (67.899 le trattate), fino a più che raddoppiare nel ’99 (513.619 su 106.732 trattate) e ad assestarsi a quota 407.876 (410.023 su 87.919) nel 2000. Un dato quest’ultimo che, come specificano dal ministero del Welfare, potrebbe in parte cambiare dal momento che all’appello mancano ancora alcune province. A penalizzare al suo esordio la conciliazione, la coincidenza con il decentramento di alcune competenze, in materia di servizi per l’impiego, dall’amministrazione statale agli enti locali (si veda «Il Sole-24 Ore del lunedì» del 29 novembre 1999). Decentramento che aveva innescato un processo di riorganizzazione degli uffici e il trasferimento di parte del personale alle amministrazioni locali. Si è trattato di una fase di transizione che, a oltre un biennio di distanza, continua a rallentare la macchina della conciliazione. «Abbiamo perso – spiega Alberto Reitano della direzione generale Tutela delle condizioni di lavoro del ministero del Welfare – il 70% dei nostri funzionari. Un’emorragia di risorse ma soprattutto di competenza. In realtà credo che sia ancora presto per poter fare un bilancio e perché una normativa così importante possa entrare a regime». «Esistono è vero – conclude – situazioni critiche ma non possiamo certo parlare di fallimento». La conferma delle difficoltà che gli uffici del lavoro si trovano a fronteggiare arriva dai dati sul numero di controversie che rimangono in corso di conciliazione alla fine dell’anno. Per il settore privato il ’99 si è chiuso con un passivo di 259.039 controversie individuali e di 469 collettive. Un miglioramento si è registrato nel 2000: 186.661 controversie individuali e 246 collettive. Andamento inverso, invece, per il settore pubblico che dal ’99 al 2000 ha fatto registrare un aumento delle liti in corso: 39.908 l’anno scorso, 22.206 nel ’99. In tutto, un arretrato di quasi 230mila liti a fine 2000. Diverse le cause che paralizzano i tempi della conciliazione, provocando l’ingolfamento degli uffici. «Per il settore pubblico – chiarisce Alberto Reitano – l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla formazione dei collegi di conciliazione. In passato si è verificato, infatti, soprattutto per i procedimenti che coinvolgevano la Pubblica amministrazione, che questa non nominasse i propri rappresentati». Diversa la situazione per il comparto privato, dove a svolgere la conciliazione sono commissioni stabili. «In questo caso, però – sottolinea Reitano – ci è stato segnalato da diversi uffici che a provocare un rallentamento delle procedure è stata la scarsa disponibilità e partecipazione dei membri della commissioni. Impegno doppiamente necessario proprio per fronteggiare l’aumento delle controversie». Ecco allora che per tentare di trovare criteri comuni di gestione dei procedimenti, oltre che per estendere a tutto il territorio le soluzioni positive, individuate dagli uffici che riescono a evadere buona parte del contenzioso, il ministero del Welfare sta studiando con l’Aran un progetto di informatizzazione delle strutture. Per il momento ancora in fase di ideazione (il completamento dello studio di fattibilità è previsto entro la fine dell’anno), il progetto pilota dovrebbe partire con una prima fase sperimentale nel 2002, per poi essere esteso in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Serena Uccello
    Lunedí 24 Settembre 2001
 
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