L’italiano cambia borsa della spesa

24/12/2004

    venerdì 24 dicembre 2004

    NDAGINE COLDIRETTI SUI DATI DI DIECI MESI DI CONSUMI ALIMENTARI
    L’italiano cambia borsa della spesa
    «Contro gli aumenti ha imparato a scegliere»

      Vanni Cornero

      I consumi calano, e l’Istat ne è testimone, ma nella frenata delle vendite si inserisce un altro fenomeno: la borsa della spesa degli italiani, oltre ad alleggerirsi, cambia. Nei primi dieci mesi dell’anno si è comprato meno acqua minerale e più vino, più burro e meno margarina, più fettine di carne e meno pesce in scatola, più olio di oliva e meno frutta e verdura, meno birra e più grana padano. A rilevare questi nuovi percorsi degli acquisti è un’analisi della Coldiretti, sulla base delle statistiche sul commercio al dettaglio di Ismea-AcNielsen che registrano una riduzione di circa un punto percentuale (-0,9%) nel valore dei consumi domestici delle famiglie nei primi dieci mesi del 2004 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

      Vediamo chi è salito e chi è sceso: il calo più vistoso si è verificato per l’acqua minerale (-8,6%), seguita da birra (-6,5%) e prodotti ortofrutticoli (-5,6%). Crescono gli acquisti di vini e spumanti, con un aumento in valore del 2%, e quelli di carne bovina (+4%) mentre calano quelli di pesce conservato (-3,4%). E se la spesa per pane e pasta è sostanzialmente invariata (-0,2%) tra i condimenti quella per la margarina si è ridotta notevolmente ridotta (-6%) in favore di quella per olio di oliva (8,5%) e burro (+0,6%).

      Nei rilevamenti più recenti risultano incoraggianti gli aumenti del valore degli acquisti di alcuni prodotti tipici in vista del Natale: il grana padano, ad esempio, fa segnare un +6,9% e il prosciutto di San Daniele il 2,6% in più, seguito dalla mortadella di Bologna, in crescita del 2,4%.
      Perchè queste virate nei consumi? «A condizionare la spesa delle famiglie – spiega in prima battuta l’analisi della Coldiretti – sono stati andamenti dei prezzi e potere di acquisto, ma anche cambiamenti nei comportamenti alimentari e andamenti climatici". Per scendere nei particolari sentiamo il responsabile economico della Coldiretti, Lorenzo Bazzana: "Le motivazioni dei cambiamenti di consumo possono essere di tre tipologie, una il clima di quest’anno diverso da quello del 2003: un’estate molto meno torrida, poi una ripresa del caldo in autunno sopra i valori normali. Fattori che sicuramente hanno inciso sui cali di minerale, bibite, succhi di frutta. Per generi come la carne l’interpretazione è diversa: potremmo pensare che l’aumento di vendite è favorito dalla ripresa di fiducia del consumatore, visto che più tempo passa meno casi di "mucca pazza" si manifestano".

      Ma il grosso cambiamento in atto riguarda i consumi extradomestici. «Noi sappiamo che circa 11 milioni di italiani a mezzogiorno mangiano fuori casa e questo sicuramente influisce sugli andamenti del mercato – dice Bazzana -. Con il disaggregarsi del pasto abbiamo una modifica di quelli che sono gli acquisti domestici, nel senso che se io mangio fuori casa è chiaro significa andare ad intaccare i consumi famigliari».

      Le conclusioni, secondo il responsabile economico della Coldiretti potrebbero essere queste: «Chi compra dimostra di sapersi adattare ai cambiamenti di prezzi, di clima, di abitudini. Per cui è tutti noi che operiamo nel settore alimentare – ma anche il legislatore – dobbiamo stare attenti a questi fenomeni che determinano una reazione da parte del pubblico, perché sicuramente possono creare grossi sconvolgimenti. E non solo in quella che può essere la domanda e l’offerta dei prodotti, ma anche nelle richieste, ad esempio, di attività o di servizi da parte del consumatore».

        Insomma gli 11 milioni di italiani che a mezzogiorno mangiano fuori casa ci fanno capire che c’è un qualcosa di cui sentono l’esigenza e che vogliono trovare nei bar, negli aeroporti, nelle stazioni, nelle scuole, nei punti di approvvigionamento alimentare. «Vediamo un fortissimo sviluppo della vendita di alimentari attraverso le macchine distributrici di merendine, acqua, succhi di frutta eccetera, allora ci viene da pensare – spiega Bazzana -. Probabilmente in questa situazione bisognerebbe cercare di riuscire ad offrire, ad esempio, anche frutta e verdura, perché altrimenti con la destrutturazione del pasto risulterà che più mangio fuori casa e meno è facile è che consumi frutta e vedura, alimenti che sappiamo quanto siano importanti per la salute del consumatore. C’è tutta una serie di considerazioni – termina il tecnico economico – che ci devono far comprendere come nell’arco di pochi mesi i cambiamenti possono essere molto importanti. Quindi tutto ciò deve essere attentamente "fotografato", tanto da chi opera sul piano economico, tanto da chi opera in campo sociale».