L’Italia unita dagli Autogrill

30/11/2007
    venerdì 30 novembre 2007

      Pagina 23 – Cronache

      La storia
      Nel 1947 la prima apertura al casello di Novara

        L’Italia unita
        dagli Autogrill

          Da sessant’anni il rito della sosta in autostrada

            FRANCESCO MANACORDA

            MILANO
            Dal «locale bar con grande nicchia per camino tipo paesano» destinato a «stazione di ristoro del biscottificio Pavesi» ai 160 milioni di caffè e 45 milioni di panini – a proposito, in testa alla Top ten delle preferenze resta salda l’intramontabile Rustichella – serviti lo scorso anno a 300 milioni di clienti. Ne hanno fatta di strada, gli autogrill. Sessant’anni fa – è il 1947 – sorge vicino al casello di Novara della Milano-Torino l’antesignano della specie, una sorta di spaccio avanzato in territorio autostradale voluto dall’industriale Mario Pavesi, disegnato dall’architetto Angelo Bianchetti. Una scommessa – a guerra da poco finita e a boom economico ancora da venire – che si rivelerà vincente. Nel giro di un decennio l’Italia si popola di autogrill con le svettanti insegne Pavesi a cui si aggiungono presto quelle concorrenti. Trent’anni dopo, nel 1977, dalla fusione dei rami di ristorazione autostradale di Alemagna, Motta e Pavesi, vede la luce il marchio Autogrill.

            Proprio per celebrare quest’ultimo anniversario – il trentennale di Autogrill, che dalla privatizzazione del ‘95 ha sviluppato il suo redditizio business sotto la guida della famiglia Benetton – esce in queste settimane un volume, «On the Move», edito da Skira, che raccoglie interventi assai compositi sulle oasi autostradali: dallo storico dell’alimentazione Massimo Montanari al sociologo Gianpaolo Fabris a Steven Spielberg. E nelle prossime settimane sarà in libreria, slegato dalla ricorrenza, «Autogrill. Una storia italiana», saggio di Simone Colafranceschi edito dal Mulino, che ripercorre invece tutti i 60 anni di quell’ibrido – anche linguistico – di gran successo che nasce quando, sull’onda delle highway americane, l’auto incontra il motorgrill.

            I pionieri
            E’ un’epoca pionieristica, quella dei primi autogrill con la a minuscola, che vede il suo apice negli anni a cavallo del 1960. Nel febbraio 1957 va in onda per la prima volta Carosello, a luglio viene presentata la Fiat Cinquecento, un anno prima è stata posata la prima pietra dell’Autostrada del Sole. Accanto a queste icone della modernità appena conquistata, che spingono la motorizzazione e i consumi di massa, l’originario modello Pavesi si diffonde e si replica. Sui 755 chilometri dell’Autosole – che verrà terminata nel 1964 – e sul resto della rete autostradale scatta la concorrenza tra compagnie petrolifere che si replica anche al bancone. Pavesi è alleata della Esso, la Motta crea i «mottagrill» con la Bp, l’Eni di Mattei sposa l’Agip e dà vita ai più spartani «autobar». Sull’onda della competizione aumenta la superficie per chi consuma, si arricchisce l’offerta – accanto ai ristoranti nascono i primi market autostradali – si esalta l’impatto architettonico. Nel 1960 sempre Bianchetti costruisce il primo autogrill «a ponte», che passa sopra l’intera larghezza dell’autostrada a Fiorenzuola D’Arda, sull’Autosole. Una costruzione – spiega nel suo libro Colafranceschi – ispirata al ristorante Oasis della catena Fred Harvey di Chicago. Questione di mesi e la Motta reagirà con un nuovo colosso sull’A1, il celeberrimo Cantagallo, vicino a Bologna.

            Concorrenza, ma anche canoni precisi. Negli autogrill Pavesi – ancora Colafranceschi – «il pranzo tipo, al costo di 750 lire, offre: consommè, roast-beef o pollo alla griglia con patate, chips, burro, formaggio e crackers».

            Un gusto d’Oltreoceano che trapela anche dai nomi delle portate, come spiega Fabris: «La modernità si esprime anche con la dichiarata assenza di alcuni cibi cardini della nostra tradizione alimentare – il pane e la pasta – sostituiti dalle creme tipo Campbell’s e i cracker in omaggio a una maggiore razionalità del pasto dell’automobilista». Alla velocità e alla facilità autostradale si sovrappongono le stesse caratteristiche in campo alimentare.

            L’immaginario
            Cinema, libri, musica. Nel giro di un decennio l’autogrill entra nell’immaginario collettivo dell’Italia motorizzanda e motorizzata, dando corpo alle immagini del Carosello. Ne scrive Alberto Arbasino ne «La bella di Lodi», su cui si basa Ugo Gregoretti per l’episodio «Il pollo ruspante» del film collettivo «Ro.Go.Pa.G». E se per chi ha quarant’anni la musica di «Autogrill» è quella di Francesco Guccini che canta «la ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-Up», a scavare un po’ nella memoria e negli archivi ecco comparire addirittura la ballata sul segretario del Msi, Giorgio Almirante, che nel giugno ‘71 «fermò al Motta di Cantagallo/per pranzare e per fare benzina», «ma lo vide un barista compagno/ e la lottà improvvisa scattò». Oggi, purtroppo, le lotte in area di servizio che la cronaca registra sono più cruente: dai raid degli ultrà calcistici all’uccisione di Sandri.

            Ma la storia degli autogrill e di Autogrill si può leggere agevolmente anche come rappresentazione delle vicende economiche italiane: il boom degli Anni ‘50 e poi – solo due decenni dopo – la caduta delle dinastie imprenditoriali che avevano fatto grandi quei marchi; il passaggio delle aziende nei grandi gruppi industriali – come accade per la Pavesi confluita in Montedison – e il progressivo assorbimento di tutta la ristorazione autostradale in mano pubblica.

            Sono gli anni dei «panettoni di Stato», del pubblico che fa il pasticciere e anche il ristoratore. Nel ‘74 la Sme si trova a controllare quasi tutti gli autogrill italiani, tre anni dopo fa nascere Autogrill unendo i tre marchi che ha in una società a controllo pubblico alla quale partecipano anche gli eredi Alemagna e Motta. Nel ‘95 l’ondata di privatizzazioni destinate a risanare i conti pubblici travolge anche i punti di ristoro. Autogrill va a una cordata con in testa la Edizione Holding della famiglia Benetton che, forte della tradizione nel «retail», spazza via l’alone triste delle Partecipazioni statali e comincia una crescita vertiginosa. Dodici anni di gestione Benetton portano Autogrill a diventare il primo gruppo al mondo nella ristorazione retail, con 5200 punti vendita e un fatturato che quest’anno sarà superiore ai 4,5 miliardi. E – segno dei tempi – la multinazionale che vide la luce sulla Milano-Torino oggi fattura più negli aeroporti che sulle autostrade.