L’Italia, un paese interamente schedato – di Furio Colombo

16/07/2002



16.07.2002
L’Italia

un paese interamente schedato
di 
Furio Colombo


 Il percorso di civiltà comincia prima di questo governo, quando un certo Boso, leader leghista, propone di prendere le impronte digitali delle mani e dei piedi degli extracomunitari. La procedura gli sembra adeguatamente umiliante e lui mima pubblicamente anche il gesto con cui quegli scimmioni si lasceranno identificare. C’è chi si indigna ma i più ridono. A quel tempo purtroppo nessuno ha preso sul serio il movimento secessionista «Lega Nord per l’indipendenza della Padania» con i suoi ridicoli riti con le acque del Po, gli attentati al campanile di San Marco, il comportamento del sindaco Gentilini che toglie le panchine per impedire ai lavoratori immigrati di sedersi. Sembrava un movimento indecoroso ma non serio.
Berlusconi però è uno che non ama persone che lo superino in sensibilità e rispetto degli altri. Trova nella Lega l’alleato ideale: basta accontentarne le fobìe, e il leghista ti sosterrà in tutte le altre battaglie, dal buttare all’aria i processi allo spaccare l’unità sindacale.
Ma le impronte i leghisti le vogliono. Le impronte di chi? Di chiunque attraversi, anche per poco tempo e con un lavoro provvisorio, il territorio nazionale.
Mancano spiegazioni sul perché Gianfranco Fini, leader di un partito post fascista sulla strada della democrazia e ansioso di essere accettato fra i liberali, sia stato così felice di unire il suo nome alle legge che sarà ricordata, oltre che per le incredibili complicazioni burocratiche e per l’impiego della Marina Militare contro i gommoni, per l’obbligo delle impronte digitali.
La storia è andata così. La legge prevede che le impronte si prendano ai clandestini. Ma i clandestini – di solito, come dice la parola stessa – non si presentano. Allora vengono imposte agli immigrati regolari. Per quale ragione, se sono regolari, e arrivano con foto e documenti? Per nessuna ragione, solo per andare incontro alle fobìe della Lega.
Oltre che inutile, oltre che offensiva, la legge è un po’ stupida. La Lega pensava agli immigrati africani e asiatici da umiliare affinché i suoi valligiani potessero sentirsi superiori a qualcuno. Ma l’Italia è piena di stranieri tra cui 40mila americani. Ci sono proteste, denunce, appelli. Fini allora ha un’idea: impronte per tutti, anche gli italiani. 60 milioni di impronte digitali. Perché? Non c’è un perché. Quando la premessa di un discorso è stupida (nel senso di inutile oltre che indecente, infatti serve solo a identificare chi è già identificato) stupide sono anche le sue conseguenze.
Si può fare? Non si può fare. Dica un informatico se un computer può raccogliere, richiamare, confrontare, 60 milioni di impronte.
C’è un Paese che l’abbia mai fatto? Non c’è.
L’unica conseguenza sarà che Fini perderà quel po’ di reputazione che, da parlamentare, si era acquistata. Bossi non ha reputazione da perdere, è la sua forza. Berlusconi conta sulla discrezione amica dei suoi commentatori «indipendenti», che non faranno cenno della incresciosa situazione italiana, unica al mondo: un Paese interamente schedato.