L’Italia si ferma, per i diritti e il lavoro

18/10/2002


  Sindacale


18.10.2002
Oggi lo sciopero generale. Manifestazioni in 120 città. Epifani parla a Torino
L’Italia si ferma, per i diritti e il lavoro
di 
Angelo Faccinetto


 Diritti, Fiat, occupazione, Finanziaria, immigrazione, scuola, giustizia. Guerra, anche. C’è un intreccio fitto di motivazioni dietro lo sciopero generale proclamato per venerdì 18 dalla Cgil. Un intreccio che si è andato allargando – e rafforzando – in queste settimane. E di cui la crisi del più grande gruppo industriale privato italiano è un po’ la sintesi.
Il quadro che si presenta, in questo inizio autunno 2002, è inquietante. Il miracolo economico promesso da Berlusconi e dal suo governo si sta traducendo in posti di lavoro in pericolo – 280mila, ha denunciato giovedì Guglielmo Epifani -, in un’economia che parla il linguaggio della recessione, in un’industria nazionale sempre più povera e sempre più a rischio colonia, in uno stato sociale in discussione, in progetti di sviluppo dimenticati. Al Sud e non solo. Così, lanciata d’estate per dire no a un Patto per l’Italia che cancellava diritti e non garantiva la crescita, la protesta acquista una valenza più ampia. E si fa portatrice di interessi ed istanze davvero generali.La stessa Cgil, partita isolata, si trova accanto sempre più numerosi, e talvolta inattesi, compagni di lotta.

Venercì si fermeranno le fabbriche, i trasporti. Stop ai treni dalle 9 alle 17, 275 voli cancellati, bus, tram e metropolitane bloccati per otto ore secondo modalità stabilite a livello locale. Chiuderanno le banche, gli uffici. Scuole e poste funzioneranno a singhiozzo. Nei servizi pubblici saranno garantiti solo i servizi essenziali. E ci saranno manifestazioni in tutte le città d’Italia, questa mattina. Centoventi, ha fatto sapere l’ufficio organizzazione di corso d’Italia. Forse saranno di più. A molte parteciperanno gli studenti delle medie superiori che, su invito dell’Uds, diranno «no» alla riforma Moratti e «sì» a una scuola pubblica aperta a tutti. E – soprattutto è il caso di dire – parteciperanno anche molti delegati sindacali di Cisl e Uil oltre a Rsu al completo, cioè unitarie. Le adesioni sono numerose. Nonostante le due confederazioni abbiano continuato ad insistere, ancora ieri, sull’inopportunità dello sciopero. Sulla sua pericolosità, addirittura. Tanto che mentre loro, delegati e lavoratori cislini, sfileranno accanto alle bandiere della Cgil (a Ventimiglia, anzi, 50 lavoratori sono passati armi e bagagli dalla Uil alla confederazione di Epifani), Pezzotta ed Angeletti parteciperanno a Modena ad una tavola rotonda in difesa del Patto per l’Italia. Con Confindustria e rappresentanti del governo.

Di intreccio di motivazioni, si parlava. Ed è proprio questo intreccio che renderà particolari molte delle manifestazioni. Da Torino a Milano, da Napoli a Palermo, da Brescia a Venezia a Roma.
Sarà Torino, la città più colpita dalla crisi della Fiat, il simbolo della protesta. Per questo, là, la manifestazione sarà regionale (sono annunciati più di duecento pullman da tutto il Piemonte e la diretta radiofonica di Popolare Network). E per questo in piazza San Carlo parlerà il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. Mentre i metalmeccanici della Fiom parteciperanno ai due cortei in programma – da piazza Statuto e da corso Marconi – con altrettanti striscioni che saranno un po’ la parola d’ordine della giornata: «In lotta per il futuro, no alle zero ore». Perché la produzione dell’automobile, sostengono le tute blu torinesi, ha ancora un futuro e continua ad essere strategica per Torino e per tutto il paese. E perché la cassa integrazione a zero ore altro non sarebbe che un velo per mascherare i licenziamenti e determinerebbe nuove rotture nel tessuto sociale della città. Un «no» che va oltre Torino. Il piano Fiat, per la Cgil, è inaccettabile. Nel capoluogo piemontese come in tutte le altre città in cui il Lingotto ha i propri stabilimenti. E come nel resto d’Italia. Esattamente come unificanti sono gli altri temi al centro della protesta Cgil. A Milano, dove parlerà Paolo Nerozzi e sfilerà, come semplice «quadro» della Pirelli, Sergio Cofferati, a Napoli, dove prenderà la parola, Carlo Ghezzi, a Palermo dove ci saranno Titti Di Salvo e i lavoratori di Termini Imerese, a Roma dove la manifestazione sarà chiusa da Nicoletta Rocchi, a Bologna, a Firenze, a Genova, a Bari (dove l’attore Paolo Rossi aderirà allo sciopero mettendo in scena non uno, ma due spettacoli coi cachet devoluti ad Emergency), a Venezia. Difesa dell’articolo 18, un diritto «indisponibile» che va di pari passo con la difesa dell’occupazione, soprattutto in un momento difficile per l’economia come questo. Difesa del sistema pensionistico pubblico, contro ogni ipotesi di decontribuzione che affosserebbe il sistema. Difesa del diritto alla salute e all’istruzione, che tagli e riforme mettono in pericolo. Sviluppo del Mezzogiorno, che la legge Finanziaria, e tutta la politica economica del centrodestra hanno dimenticato. Sostegno al federalismo che rischia di venir cancellato con la compressione della finanza locale. E «no» alle scelte sul fisco, costruite per cercar di mascherare la gigantesca redistribuzione avviata a favore dei contribuenti più ricchi. Ragioni condivise, tra gli altri, anche da Magistratura democratica, che ieri ha inviato una lettera di adesione alla Cgil nazionale.