L’Italia si ferma: crescita zero nel 2005

02/03/2006
    gioved� 2 marzo 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    LA FOTOGRAFIA ISTAT - DISAVANZO MEGLIO DEL PREVISTO, MA SI STA DETERIORANDO LA QUALIT� DEI CONTI PUBBLICI: CONTINUA A SCENDERE IL SALDO PRIMARIO

      L’Italia si ferma: crescita zero nel 2005

        Persi oltre centomila posti di lavoro. Tremonti: un buon risultato il deficit al 4,1% del pil

          Stefano Lepri
          ROMA

          Finite le speranze di uno o due decimi in positivo coltivate fino a ieri: nel 2005 la crescita dell’economia � stata uguale a zero. Nei dati forniti ieri dall’Istat si legge che l’economia italiana, caso unico in Europa, l’anno scorso � rimasta ferma. E per la prima volta dal 1995 � diminuito l’impiego di lavoro, -0,4%: non necessariamente in �teste�, in numero di occupati, ma in ore, ovvero meno straordinari, meno secondi lavori, pi� part-time, pi� cassa integrazione. Meno grave del previsto, invece, la violazione del Patto di stabilit� europeo, con un deficit pubblico al 4,1% invece del temuto 4,3%. �Questo risultato oggettivamente positivo ha sorpreso tutti, anche me�, ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: �Vuol dire che la cura ha funzionato�.

            Su come interpretare i dati gi� � battaglia politica. I numeri dell’Istat sono questi: nel 2005 il �Pil� (la somma dei beni e servizi prodotti all’interno della nazione) � cresciuto del 2,0% �ai prezzi di mercato�, ossia di nulla se si tiene conto dell’aumento dei prezzi, con �una netta decelerazione� rispetto al +1,1% del 2004. Stagnante anche la spesa delle famiglie, +0,1% appena; in calo gli investimenti fissi lordi, -0,6% (pi� costruzioni, ma meno macchinari); in leggerissimo recupero l’export a causa della crescita del resto del mondo, +0,3%.

            I pi� controversi sono i dati sul lavoro. Nel comunicato dell’Istat si legge che �l’occupazione totale espressa in termini di unit� di lavoro al netto della cassa integrazione guadagni � diminuita nel 2005 dello 0,4%�. Questo numero si compone di un forte calo nell’agricoltura, di un -1,3% nell’industria, e di aumenti del 2,3% nelle costruzioni e dello 0,3% nei servizi. Dopo che le agenzie di stampa e i siti internet avevano tradotto il -0,4% in �102.000 posti in meno� nella tarda mattinata di ieri � scattata una precisazione, secondo voci maligne sollecitata da esponenti del Governo, secondo l’Istat decisa in autonomia all’interno.

            La precisazione spiega che quel calcolo di contabilit� nazionale non misura i posti, ma la quantit� di lavoro, indipendentemente da quante persone lo svolgano. Questa quantit�, espressa per convenzione in �unit� di lavoro� a orario pieno, risulta diminuita per la prima volta da un decennio, per l’appunto di 102.000 secondo l’originario comunicato Istat; ma pu� darsi benissimo che lo stesso numero di persone abbia lavorato un minor numero di ore. Minuzie tecniche, che per� hanno peso in tempi di polemica esasperata tra gli schieramenti politici.

            In realt�, aggiungono gli esperti, il numero dei posti di lavoro � difficile da conoscere. Il conteggio delle �unit� di lavoro� comprende anche il lavoro nero, illegale o semilegale, ma non rivela il numero dei posti. Separatamente, con un diverso metodo che � l’indagine campionaria, l’Istat conta le persone che dichiarano di essere occupate (+0,3% in base annua nell’ultima disponibile, terzo trimestre 2005); ma chi fa lavoro nero risponde di essere disoccupato. La Banca d’Italia ha calcolato che negli ultimi due anni l’aumento delle persone che dichiarano di lavorare � per l’80% da attribuire alla sanatoria degli immigrati.

            Unico campo in cui i dati Istat risultano migliori delle previsioni � la finanza pubblica. Nel luglio 2005 l’allora ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, accortosi che il deficit viaggiava sopra il suo obiettivo del 2,7% rispetto al prodotto lordo, aveva ottenuto dalle autorit� europee di sfondare fino al 4,3%, in cambio dell’impegno a rientrare nella soglia del 3% nel 2007. Il risultato finale � un deficit al 4,1%, rispetto al 3,4% dell’anno precedente. Continua a deteriorarsi l’indicatore della sanit� del bilancio, il �saldo primario� (differenza tra le entrate e le spese al netto degli interessi sul debito), il cui valore positivo � �passato dal 3,2% nel 2001 al 2,7% nel 2002, all’1,7% del 2003, all’1,3% nel 2004 e allo 0,5% nel 2005�.

              Le voci del centro-destra, come il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri e il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, contrappongono al calo delle convenzionali �unit� di lavoro� gli occupati dichiaratisi tali nell’indagine campionaria, fin qui in aumento (la prossima si conoscer� fra 3 settimane) e con una minore proporzione di precariato negli ultimi anni. Per il centro-sinistra, Pierluigi Bersani dei Ds ed Enrico Letta della Margherita ribattono che nell’indagine campionaria �da met� del 2001 all’ultimo trimestre, degli 850.000 nuovi posti di lavoro censiti, 670.000 derivano dalla regolarizzazione degli immigrati�; e sospettano che nei conti pubblici si sia �spazzata la polvere sotto il tappeto� con spostamenti di oneri al 2006.