L’Italia riformula crescita all’1,2%

08/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
083, pag. 3 del 8/4/2003
di Giampiero Di Santo

L’Italia riformula crescita all’1,2%

Ormai sono tutti d’accordo. L’economia nel 2003 crescerà assai meno delle previsioni e il governo, nella relazione trimestrale di cassa che sarà presentata la prossima settimana, si accinge a ridimensionare all’1,2% l’aumento del pil per l’anno in corso. Mentre il rapporto tra deficit e pil atteso dovrebbe attestarsi al 2,2%, una cifra ben superiore all’1,5% indicato nel programma di stabilità presentato dall’Italia a Bruxelles. Anche se lo scostamento non dovrebbe essere preoccupante, se si considera che buona parte dello scostamento sarà assorbita dall’entrata in funzione degli stabilizzatori automatici che scattano nel caso in cui il peggioramento dei conti pubblici sia attribuibile al cattivo andamento del’economia. Un andamento condizionato dal conflitto in Iraq, ha ricordato ieri il direttore generale della Banca d’Italia Vincenzo Desario, nel corso di un intervento svolto all’università di Brescia. ´La guerra in corso amplifica l’incertezza sulla possibilità di una ripresa a breve dell’economia e sulle prospettive di stabilizzazione dei mercati finanziari e rende di difficile interpretazione le tendenze in atto’, ha detto. Con notevoli rischi per la vita delle imprese, già messe alla prova da un biennio di aumento della ricchezza assai contenuto. ´Il prolungarsi della fase di stagnazione potrebbe accrescere la fragilità delle imprese’, ha avvertito Desario. Ecco perché le riforme strutturali in grado di restituire competitività al sistema produttivo diventano quanto mai urgenti. Soprattutto in un momento di crisi dell’economia mondiale che rende ancora più evidenti ´gli effetti dei fattori che rallentano la crescita dell’economia italiana, ostacolano l’ampliamento della scala produttiva delle imprese, frenano l’adozione di modelli organizzativi più efficienti e l’introduzione dell’innovazione’ Desario ha insistito sulla necessità di restituire fiducia alle famiglie e alle imprese. Anche per evitare che il clima negativo si ripercuota su banche e assicurazioni e sulla loro capacità di alimentare la ripresa. ´La redditività degli istituti di credito potrebbe risentire ancora di più del calo della domanda di servizi finanziari da parte di famiglie e imprese, mentre il deprezzamento dei corsi azionari e obbligazionari, riducendo il valore dei portafogli finanziari potrebbe rivelarsi fattore di vulnerabilità per le compagnie di assicurazioni operanti su scala internazionale, già colpite dagli attacchi terroristici dell’11 settembre’. La mano pubblica, dunque, deve intervenire per ´modernizzare le infrastrutture, accelerare i processi di liberalizzazione, migliorare l’efficienza amministrativa, completare il rinnovamento degli ordinamenti giuridici’. Le aziende, invece, dovranno cercare di crescere di dimensioni e di spostare la loro attenzione verso settori ad alto valore aggiunto. Quanto agli istituti di credito, Desario ha assicurato che faranno la loro parte per sostenere lo sviluppo. ´Il sistema è solido e si presenta funzionale alle esigenze di sviluppo dell’economia, con rischiosità del credito bassa, redditività su livelli soddisfacenti, adeguatezza patrimoniale superiore al minimo regolamentare, esposizione all’andamento dei mercati azionari e verso i paesi rischiosi tra le più basse tra gli stati industrializzati’.