L’Italia rallenterà la crescita nel 2008

17/09/2007
    domenica 16 settembre 2007

    Pagina 7 – Economia

    L’Italia rallenterà la crescita nel 2008

      Draghi sui mutui: non sappiamo se il peggio è passato. La Finanziaria arriva il 28 settembre

        di Sergio Sergiinviato a Oporto

        FRENATA – Tommaso Padoa Schioppa s’affida a un aforisma di Oscar Wilde (ma non era Samuel Goldwyn?) e dice che non bisogna «mai fare previsioni, specie riguardo al futuro». Al termine della riunione dell’Ecofin, fianco a fianco con il governatore di Bankitalia Mario Draghi, il ministro dell’Economia non azzarda su cosa potrà accadere a causa della crisi dei mutui. Lo diverte la battuta ma non lo scompongono più di tanto le domande sulle previsioni della Finanziaria. Riserbo assoluto. Ai colleghi europei ha spiegato le linee del LibroVerde sulla spesa pubblica, ma una parola una non gli scappa su cosa ci sarà dentro il documento che, annuncia, finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri il 28 settembre. Di sicuro, o quasi, Padoa Schioppa è in grado già di poter affermare che nel 2008, e forse anche nel 2009 e negli anni a venire, le stime di crescita, rimaste invariate, anche per la Commissione, all’1,9% per l’anno corrente, saranno rettificate al ribasso. Il ministro fa discendere questa valutazione dagli eventi succedutisi dopo il mese di luglio, l’ultima volta, del resto, che i ministri Ue si erano incontrati a Bruxelles per fare il punto della situazione. “Quel che si profila – dice – è un quadro meno positivo per il futuro, pur rimanendo in un contesto di andamento buono per l’economia mondiale, per quella europea e per quella italiana”. Pesa, certo, la crisi dei mutui. Anche se non si è in condizione, al momento, di valutarne l’esatto impatto. L’Ecofin non avrebbe ancora gli elementi per farlo. E Draghi conferma che ci vorrà ancora qualche tempo per saperne di più. “Non sappiamo – riferisce il governatore – se il peggio è passato e bisogna attendere i prossimi risultati delle trimestrali delle banche: dire adesso che la storia volge al termine non sarebbe corretto”.Ma quali saranno i riflessi della crisi, il cui impatto per adesso è considerato controllabile, nella preparazione della legge finanziaria? Padoa Schioppa non risponde. Più di una volta fa muro. “Non prendo la domanda”, se ne esce. Oppure fa notare che la preparazione della Finanziaria è un “cantiere”. Il ministro si trova in “cucina” e, dunque, ci sono “cosa non mature per affidarle a dichiarazioni esterne”. Ma, almeno, gli obiettivi, gli strumenti e la tempistica previsti sono o no compatibili con lo scenario mondiale di riduzione della crescita? Il ministro, che meditava la risposta, risponde: “Sì”. E, compiaciuto, si volta sorridente verso il direttore generale Vittorio Grilli. In seguito ribadisce i concetti dei giorni scorsi. Non ci sarà alcun aumento della pressione fiscale perché un Paese fortemente indebitato e sottocapitalizzato non può ricorrere a questo strumento ma, al contrario, dovrà “investire di più nella spesa pubblica e, non potendo finanziare gli investimenti, lo dovrà fare riqualificando la spesa”.

        Per Padoa Schioppa, in ogni caso, ciascun Paese, di fronte a quel che accade, dovrà fare i compiti a casa. Insomma, avverte, le “chiavi della crescita sono in mani italiane e non mondiali o europee”. E, per quanto riguarda, la situazione dei conti pubblici, il titolare del Tesoro ripete che il governo “sta facendo il massimo sforzo”. Un lavoro, del resto, pubblicamente apprezzato dai partner europei e dalla Commissione, anche nelle recenti dichiarazioni sulla revisione delle stime di crescita per il 2007 che, per l’Italia, sono rimaste inalterate. Draghi parla di un possibile rallentamento della crescita italiana per il 2008 dell’ordine dello 0,2%. Ma al netto dell’impatto della crisi dei mutui americani. Se gli effetti della turbolenza si conosceranno più avanti, il governatore valuta che è difficile che in Italia possa accadere quanto si vede in queste ultime ore in Gran Bretagna. Anche perché nel nostro Paese non si concedono mutui immobiliari al 100%. “In Italia – aggiunge Draghi – siamo relativamente più al riparo perché le banche sono meno aggressive e fanno meno ricorso agli strumenti di credito immobiliare più rischiosi”.