«L’Italia rafforzi i contratti territoriali»

08/04/2004



sezione: ITALIA-LAVORO
data: 2004-04-08 – pag: 20
autore: DAL NOSTRO INVIATO BARBARA PEZZOTTI

      MERCATO DEL LAVORO Bruxelles presenta le strategie per l’occupazione in Europa – In 25 pagelle le raccomandazioni ai singoli Stati
      «L’Italia rafforzi i contratti territoriali»
      Le priorità per Roma: potenziare il part-time, scoraggiare le pensioni anticipate e favorire il maggior impiego delle donne
      BRUXELLES • Maggiore flessibilità dei lavoratori e delle imprese. Priorità alle riforme per agevolare l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro. Un forte investimento nel capitale umano e nella formazione. Sono queste le raccomandazioni che l’Unione europea fa ai Paesi membri e ai dieci nuovi Stati (che faranno il loro ingresso il prossimo • maggio) nell’ambito della strategia europea p er l’occupazione.
      L’iniziativa, inaugurata nel dicembre del 2000 al vertice del Lussemburgo, ha visto il lavoro di una task force presieduta dall’ex premier laburista olandese, Wim Kok, e ha portato all’individuazione di alcune ricette comuni e alla stesura di 25 "pagelle" personalizzate. L’Italia, in particolare, è bocciata per la rigidità del suo sistema di negoziazione salariale ed è fortemente invitata a promuovere contrattazioni regionali e locali.
      L’Italia. La proposta di raccomandazione ai Governi invita in particolare quello italiano a rivedere il sistema di negoziazione dei salari, a potenziare il lavoro part-time, a migliorare il livello e la copertura dei sussidi di disoccupazione, a «fronteggiare lo squilibrio tra i contratti di lavoro permanenti e non permanenti» e a favorire l’ingresso delle donne del mondo del lavoro (la partecipazione femminile è tra le più basse nell’Europa a 25). Servirebbero, inoltre, appropriati incentivi per tenere i lavoratori occupati più a lungo, scoraggiando i prepensionamenti e andrebbe promossa con più efficacia la formazione permanente.
      Le nove indicazioni costituiscono un severo monito per un Paese che, su una media dell’Europa a 15 pari al 64,2%, ha un tasso di impiego della popolazione attiva al 56 per cento. In particolare, l’Unione incoraggia «la revisione del sistema di negoziazione salariale tenendo conto delle differenze del mercato del lavoro regionale». Questa indicazione mira a superare le rigidità di una contrattazione considerata eccessivamente "centralizzata", considerando l’enorme divario tra il tasso di disoccupazione al Nord (circa il 5%) e quello del Sud Italia, fermo al 18 per cento. Il gap, spiega la Ue, non potrà mai essere colmato se gli strumenti di contrattazione resteranno quelli nazionali, caratterizzati da un’eccessiva rigidità e poco funzionali se applicati a realtà così diverse.
      Le priorità in Europa. Ciò che l’Europa chiede agli Stati membri è di «promuovere una flessibilità che vada di pari passo con la sicurezza», intendendo per sicurezza non solo la protezione sociale, ma anche la capacità per i lavoratori di restare e di progredire nel lavoro, attraverso un maggior impegno nella formazione continua. Vitale per l’Europa è anche la promozione del lavoro delle donne, che dovrebbe essere agevolato da un contesto sociale e di servizi più favorevole, e dei lavoratori oltre i 55 anni, che dovrebbero essere stimolati a restare attivi. Ugualmente importante è favorire un ambiente economico allo sviluppo della libera iniziativa, soprattutto nel campo delle piccole e medie imprese.
      Disoccupazione Ue. L’appello arriva in un giorno in cui la Ue, con le consuete previsioni di primavera, fa il punto sullo stato dell’occupazione nell’Unione. Nonostante il prolungato rallentamento dell’economia, la disoccupazione in Europa, spiega la Commissione, si è stabilizzata all’8,8% nel 2003 e resterà a questo livello nel 2004 per calare leggermente all’8,6% nel 2005. Le previsioni stimano un aumento del tasso di occupazione dello 0,3% per l’anno in corso e dello 0,8% nel prossimo. Nella Ue sono attesi quest’anno 500mila nuovi posti di lavoro, mentre nel 2005 questa cifra dovrebbe raddoppiare in considerazione della ripresa economica. In Italia, nella seconda metà del 2003 la creazione di nuovi posti di lavoro si è interrotta, ma a livello annuo l’aumento dell’occupazione è stato pari a un punto percentuale. Il tasso di occupazione dovrebbe crescere dello 0,3% nel 2004 e dello 0,7% nel 2005. Il tasso di disoccupazione è stimato all’8,6% nel 2004 e all’8,5% nel 2005, contro l’8,7% del 2003.