«L´Italia? Ingessata e con troppe tasse»

04/12/2002






              (Del 4/12/2002 Sezione: Economia Pag. 18)
              «L´Italia? Ingessata e con troppe tasse»
              I Nobel dell’economia a Venezia. Modigliani: Welfare da ripensare

              invito a VENEZIA
              Tocca al decano dei premi Nobel riuniti a Venezia per discutere di riforma dello Stato sociale e di mercato del lavoro, tocca al grande vecchio Franco Modigliani lanciare il sasso in piccionaia. Parla via satellite, in collegamento da Boston, Modigliani ma le parole sono chiarissime per tutti: «La disoccupazione troppo alta in Italia e in Europa, rispetto agli Stati Uniti? Colpa dell’eccessiva rigidità del mercato del lavoro, delle troppe leggi, della mancanza di flessibilità». Un tempo, ricorda, era l’opposto: «Negli Anni 50 e 60 l’occupazione nel Vecchio continente era 2-3 punti sopra quella americana, adesso va già bene quando la disoccupazione europea supera di soli 4-5 punti percentuali quella statunitense». Ma non si limita a queste considerazioni, già tante altre volte ribadite, Modigliani. Mette il dito nella piaga e accusa. Accusa: «La differenza tra i tassi d’occupazione americani ed europei è dovuta al peso delle contribuzioni per la sicurezza sociale che in Europa sono più del doppio di quelle americane». Si dirà, vecchia polemica quella del costo eccessivo del welfare in Italia e resto d’Europa rispetto alla superflessibile America dove un datore di lavoro può licenziare e assumere senza troppi vincoli e dove il peso del sistema pensionistico sul Pil è un terzo abbondante di quello europeo. Ma questa volta, dalla platea dei Nobel dell’economia riuniti a Venezia, l’anziano Modigliani, gilè grigio con la scritta Iseo stampata bene in vista (è presidente dell’Istituto studi economici per l’occupazione, organizzatore del forum di Venezia), tira un sasso anche contro la Banca centrale europea che, dice, «fa più o meno cose sbagliate a differenza della Fed americana che fa più o meno bene cose giuste». Colpa della Bce quella di preoccuparsi solo e soltanto dell’inflazione disinteressandosi di quello che, invece, per la Fed è un obbiettivo primario: il pieno impiego. Insomma, un mix perverso, quello denunciato da Modigliani: un mercato del lavoro troppo rigido, costi troppo elevati, contributi al sistema pensionistico pazzeschi visto l’invecchiamento progressivo di tutta la popolazione europea, un sistema fiscale che non aiuta certo un datore di lavoro ma lo penalizza. Per non parlare poi della sua cara, vecchia proposta per riformare il sistema pensionistico italiano che Modigliani ha fatto da tempo e che un po’ tutti i politici continuano a ignorare: abbassare le aliquote contributive dando vita a un fondo integrativo alimentato dal Tfr dei lavoratori. Applaude, tra i Nobel presenti, il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla che chiede: «Il problema è coniugare garantismo e flessibilità, come si fa?». Risposta secca di James Heckmann, Nobel per l’economia nel 2000: «In Italia ci sono troppe tasse, un imprenditore mio amico mi dice che deve lavorare per lo Stato fino ad agosto e solo dopo comincia a guadagnare per sé». E’ d’accordo con Modigliani, Heckmann, tranne che nella critica dura alla Bce: «Non credo sia colpa della Banca centrale – dice – in alcuni paesi, per esempio in Irlanda, è stato possibile riformare in parte il mercato del lavoro, dunque servono riforme, si possono e si devono fare riforme. Io credo – conclude – che se ci fossero meno oneri sociali l’Italia potrebbe essere un nuovo Atlante che si porta sulle spalle il mondo». Il vicepresidente di Confindustria Nicola Tognana, imprenditore del vivacissimo Nord Est, spezza non una ma dieci lance a favore delle riforme e ricordando l’appello di Ciampi agli imprenditori per uno scatto d’orgoglio, chiama in causa la politica: «Serve uno scatto d’orgoglio del Parlamento dove maggioranza e opposizione si devono mettere d’accordo per fare le riforme necessarie». Riforme del mercato del lavoro e riforma delle pensioni: «Per le pensioni l’accordo sottoscritto nel dopoguerra non regge più visto l’invecchiamento della popolazione», ricorda Tognana mentre per Brambilla più che una riforma «servono aggiustamenti sull’età pensionistica» e per fare questi aggiustamenti il sottosegretario al Welfare si augura «sindacati uniti e non divisi». Sintetizza il pensiero prevalente il Nobel per l’economia James Mirrless, docente a Cambridge, presidente dell”associazione economisti europei: «Salari minimi troppo elevati più carico fiscale oneroso più eccessiva rigidità della legislazione sono un fardello troppo gravoso che nessun sistema può reggere, nemmeno l’Italia dei miracoli».
              Armando Zeni