L’Italia in frenata ma meno dei partner Ue

16/05/2003



            16/5/2003

            A MARZO PIL A -0,1% SUL TRIMESTRE PRECEDENTE, RISPETTO ALLO STESSO PERIODO 2002 C’E’ PERO’ UN AUMENTO DELLO 0,8
            L’Italia in frenata ma meno dei partner Ue
            Il calo allarma imprenditori e sindacati. Marzano: ripresa solo in ritardo

            ROMA
            Freniamo, ma l’Europa va peggio. In Italia il Pil nel primo trimestre del 2003 ha registrato un calo dello 0,1% sui tre mesi precedenti, mentre è aumentato dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2002.

            Il rallentamento del primo quarto dell’anno mette in allarme sindacati, imprenditori e opposizione, che chiedono l’intervento del governo per consentire al Paese di riprendere la marcia verso la ripresa.
            Ma dal ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, arriva un invito alla calma: «L’andamento piatto della produzione non può soddisfare, ma non deve sorprendere, perché si colloca in una fase di stagnazione che interessa l’intera economia dell’Unione europea», dice Marzano. E aggiunge: «Nel caso non emergessero in tempi brevi segnali di ripresa, sarà necessario considerare quale possa essere la risposta di politica economica più appropriata nel quadro comunitario per favorire il superamento di questa fase». A confortare Marzano ci sono le stime dell’Isae, che prevedono «una ripresa graduale a partire dal secondo trimestre».
            Ma il punto è che la stagnazione riguarda tutta l’economia europea e ogni eventuale misura straordinaria dovrà essere presa in ambito comunitario. «È chiaro che la nostra autonomia dipende dalla ripresa che ci sarà a livello internazionale – commenta da parte sua il sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi – . Credo comunque che da noi la ripresa ci sarà tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004.
            A questo punto, quello che serve è aprire un nuovo confronto con le parti sociali per creare le condizioni di un nuovo patto per lo sviluppo e la competitività». E il sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi, sostiene la sua convinzione che ci possano essere cambiamenti favorevoli in tempi brevi: «l’economia cresce ad un ritmo positivo – dice – anche se c’è una difficoltà europea». Ad assicurare che l’obiettivo di una crescita del Pil dell’1,1% nel 2003 sarà raggiunto interviene un’altro sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas: «La flessione dello 0,1% – fa notare – era già stata incorporata nelle stime della Relazione previsionale e non compromette il traguardo dell’1,1%».
            Ma gli imprenditori non condividono l’ottimismo degli esponenti del governo: «Il dato sul Pil è preoccupante e inatteso, più negativo del previsto – avverte il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi -. Al momento non ci sono i presupposti per modificare le previsioni di fine anno che indicano una crescita intorno all’1%, ma servono politiche anticicliche che favoriscano non tanto la domanda ma gli investimenti». E il vicepresidente di Confindustria, Francesco Averna, sottolinea ancora: «Oltre agli elementi di incertezza, come la Sars, c’è da considerare che la fortissima crescita dell’euro non favorisce l’export nell’area del dollaro».
            Pessimistiche senza mezzi termini la previsioni di Confcommercio e Confesercenti. In un comunicato dove si valuta la situazione congiunturale l’ufficio studi Confcommercio parla di un ciclo economico la cui debolezza dura dal secondo trimestre del 2001 e che «sembra incapace di riavviarsi in mancanza di potenti stimoli esterni». Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, definisce quello del Pil «un dato da tempi bui» e continua: «Ci allarma la mancanza di atteggiamenti ed interventi adeguati da parte del Governo per rilanciare i consumi e restituire fiducia alle famiglie italiane. Un andamento che, senza cambiamenti significativi, ci porterà inevitabilmente ad una manovra aggiuntiva».
            La necessità di un clima che consenta la ripresa dei consumi e degli investimenti è al centro delle richieste dei sindacati, che non risparmiano accuse al governo. «È sotto gli occhi di tutti che il governo non sta facendo ciò che ha promesso – attacca il leader della Uil, Luigi Angeletti – non si fanno investimenti e non c’è politica di sviluppo sufficientemente attenta al rilancio della domanda». Colpa anche delle logiche europee, aggiunge Angeletti, che puntano solo alla stabilità dei prezzi e al risanamento dei bilanci, «col risultato di portarci verso una fase di recessione». Per Savino Pezzotta, numero uno della Cisl, è più che mai opportuno aprire un confronto vero sulla situazione economica e sui conti pubblici del Paese per determinare le condizioni di un nuovo patto che favorisca e sostenga lo sviluppo: «Noi puntiamo a un nuovo patto sociale – chiarisce Pezzotta – ma prima bisogna che in tempi molto brevi si raggiunta un’intesa con Confindustria prima che venga messo a punto il prossimo documento di programmazione economica e finanziaria».
            Caustico il segretario generale della Cgil, che parla di molte lacrime di coccodrillo versate dopo la diffusione dei dati Istat. «Quello del Pil – avverte Epifani – è un segnale molto pesante per il Paese. Purtroppo le ragioni della Cgil si confermano tali. Il problema è che il Governo non fa nulla. E anche Confindustria prima o poi capirà i suoi errori».

            Vanni Cornero