L’Italia entra in una fase di stallo

21/03/2003



            Venerdí 21 Marzo 2003
            Nubi sull’economia
            L’Italia entra in una fase di stallo


            ROMA – Un prezzo del petrolio elevato e la bassa crescita del commercio internazionale, due variabili nettamente influenzate dal conflitto in Irak, appaiono destinate a mantenere in stallo le maggiori economie. Per questo l’ufficio studi della Confindustria ha rivisto al ribasso le sue stime per l’anno in corso e nell’ultimo numero di «Congiuntura flash» valuta l’incremento del Pil italiano all’1,2% (non più all’1,4%). «Nella prima parte dell’anno, spiega il rapporto – il ritmo di crescita dovrebbe essere alquanto contenuto, per il venir meno degli incentivi fiscali previsti dalla Tremonti-bis e degli eco-incentivi, nonché per l’elevata incertezza che continua a caratterizzare i mercati internazionali». La ripresa, spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia, dovrebbe cominciare a prendere corpo solo a partire dall’estate, innescata dalla domanda mondiale e alimentata da quella interna. Ma fare previsioni in tempi di elevata incertezza è un’impresa difficile, avverte il rapporto, e soprattutto richiede di fare delle ipotesi rispetto alla durata della guerra che è appena cominciata. Il Centro studi ha perciò elaborato due scenari alternativi a proposito del conflitto in corso. Il primo si fonda su una guerra breve (4-6 settimane) e risolutiva (nessuna drammatica ripercussione politica negli altri Paesi del Medio Oriente). Il secondo scenario è di una guerra più lunga e dagli esiti incerti. La prima previsione sconta un "effetto rimbalzo" della fiducia dei consumatori e delle imprese nonchè del commercio internazionale, una sorta di gran sospiro di sollievo che farebbe ripartire l’economia. Come conseguenza il commercio internazionale aumenterebbe del 6% (invece che del 4%) già nel 2003 e passerebbe a un +9% nel 2004. Rispetto alle previsioni dello scenario base (si vedano le tabelle) la crescita aumenterebbe in Italia dello 0,2% quest’anno e dello 0,4% l’anno prossimo tornando a un +1,4% nel 2003 e a un +2,6% nel 2004. Nella seconda previsione invece le quotazioni del petrolio raggiungono i 37 dollari al barile nel 2003 e scendono poi, con l’attenuarsi delle tensioni politico-militari, a 32 dollari nella media del 2004. Inoltre il permanere del clima d’incertezza deprime molto il commercio internazionale (che crescerebbe solo dell’1% quest’anno e del 3% l’anno prossimo). Come risultato nell’area dell’euro la crescita si riduce di mezzo punto (per l’Italia l’aumento del Pil sarebbe pari allo 0,7% nel 2003 e all’1,7% nel 2004) mentre l’inflazione risulterebbe più alta dello 0,3% quest’anno, portandosi al 2,6 per cento. Anche per il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, l’effetto della guerra contro l’Irak sul Pil italiano dipende essenzialmente dalla sua durata. «Se sarà breve, non ci sarà un impatto rilevante» ha affermato ieri, spiegando di considerare «verosimili» problemi di disponibilità del greggio nel breve termine, anche se, ha assicurato «il Governo ha già studiato come affrontarli». Dal canto suo il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, ha confermato che il Governo italiano dovrà rivedere le stime di crescita per l’anno in corso «ma bisogna arrivare alla fine della guerra per capire in che direzione e come», ha affermato. «L’economia non teme nessuna cosa quanto l’incertezza. Anche una brutta notizia – ha aggiunto – è meglio di non sapere cosa succederà». Proprio l’incertezza, intanto, logora il morale dei consumatori italiani. L’inchiesta mensile dell’Isae infatti segnala che in marzo l’indicatore del clima di fiducia considerato in termini grezzi è tornato a scendere, dopo due mesi di recupero e si è attestato a quota 105,8 contro il 107,3 del mese di febbraio. L’istituto di piazza Indipendenza sottolinea che dalle risposte fornite dai 2.000 intervistati del campione emergono infatti indicazioni sfavorevoli sul quadro economico generale. E l’ansia per l’evoluzione del contesto economico internazionale, con ogni probabilità, è alla base di un peggioramento sia dei giudizi sulla situazione attuale sia delle attese sull’evoluzione nei prossimi mesi. Anche le previsioni sull’evoluzione del mercato del lavoro risultano in peggioramento, mentre si conferma un elemento già emerso nelle interviste di febbraio relativo alle aspettative sull’inflazione, che secondo i consumatori è destinata a diminuire; molto caute, infine appaiono anche le intenzioni d’acquisto di beni durevoli.
            ROSSELLA BOCCIARELLI