“L´Italia deve riformare le pensioni”

11/11/2002


 
LUNEDÌ, 11 NOVEMBRE 2002
 
Pagina 4 – Economia
 
LA PROPOSTA
 
Per Modigliani e l´Fmi
 
"L´Italia deve riformare le pensioni"
 
 
"Il governo riduca subito la spesa pubblica"
 
 

ROMA – Tagliare e ancora tagliare. E´ la ricetta che, in coppia con Franco Modigliani, il Fondo monetario suggerisce per curare i guai dell´Italia. Il paese – secondo l´Fmi, ma anche per il premio Nobel dell´economia – può ancora farcela. Ad alcune condizioni: che si riduca subito la spesa pubblica, si riformino le pensioni, si recuperi competitività attraverso un mercato del lavoro più flessibile e si faccia crescere la concorrenza interna. Che oggi latita.
Ad individuare tale mix è stato il capo della delegazione dell´Fmi per l´Italia Carlo Cottarelli, sostenuto nelle sue teorie da Modigliani. Cottarelli parlando da Boston al Nova (l´associazione dei giovani italiani emigrati negli Usa per seguire master) è convinto che «l´Italia non sia lontana da un debito pari all´1,5 per cento del Pil come previsto dal governo per il prossimo anno». Il problema, semmai, sta nelle troppe una tantum contenute nella Finanziaria che «include entrate temporanee inserite nel 2003, senza le quali il debito è al 2 per cento». In tal modo l´obiettivo di bilancio del 2004 risulta difficile da raggiungere. E allora, appunto, «si tagli la spesa pubblica».
In cima alla lista, le pensioni. L´Fmi fa notare che la popolazione italiana invecchia e che la spesa sanitaria legata all´età avanzata fra 40 anni sarà pari a 3,5 punti percentuali. Per Cottarelli la soluzione sta nell´«aumentare l´età effettiva del pensionamento». Parole che suonano come musica alle orecchie dell´economista Modigliani, deciso sostenitore degli interventi sulla previdenza e soprattutto «della necessità di utilizzare il trattamento di fine lavoro (Tfr) per ridurre i contributi a carico dei lavoratori dall´attuale 40 al 24 per cento». Il premio Nobel comunque non risparmia critiche né alla organizzazione del lavoro, né al governo, nè alla Banca centrale europea. Per quanto riguarda la flessibilità interna Modigliani è convinto che «in Italia, per una azienda, impiegare un dipendente sia più impegnativo di un matrimonio: per quello, almeno, c´è il divorzio». L´economista ritiene anche che «un governo che vuole lasciare un´impronta deve dare vita a una notevole riduzione della spesa pubblica, visto che se non si riduce quella non si può fare il resto». Quanto alla Bce non ci sono mezzi termini: Modigliani la considera «un vero disastro». «Fa finta di non vedere. L´unica cosa che le sembra avere importanza è l´inflazione, attestatasi al 2,2 per cento. Questo è un atteggiamento sbagliato che risale al periodo petrolifero e che oggi non vale più. La Banca dovrebbe invece puntare sul mercato del lavoro, soprattutto ora che non c´è nessuna relazione tra livello di disoccupazione e inflazione».
(l.gr.)