L´Italia del lavoro si ferma

15/04/2002


 
Pagina 12 – Economia
 
Cgil, Cisl e Uil prevedono un´adesione massiccia allo stop proclamato contro la delega del governo
 
Cortei e comizi in tutto il Paese: i leader delle tre confederazioni parleranno rispettivamente a Firenze, Milano e Bologna
 
L´Italia del lavoro si ferma
 
Domani sciopero generale sull´art.18. Angeletti: una svolta
 
 
 
Prevista la paralisi dei voli e dei collegamenti ferroviari Anticipato a oggi il pagamento delle pensioni
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Articolo 18, l´Italia si ferma. Il giorno dello sciopero generale di otto ore, lo schiaffo più forte che, fuori dalle cabine elettorali, un Paese può dare a un governo, il segnale più visibile di dissenso nei confronti di una linea politica, è arrivato. Domani nelle fabbriche le linee di produzione saranno silenziose, negli uffici si aggireranno presumibilmente soltanto i dirigenti, i treni rimarranno fermi nelle stazioni, gli aerei non decolleranno, gli sportelli postali e bancari saranno abbassati, autobus e tram usciranno dal paesaggio urbano, le edicole saranno chiuse, i notiziari radio e tv saranno ridotti al minimo, gli ospedali garantiranno solo servizi minimi e affronteranno soltanto casi urgenti. Per coloro che non ne hanno mai visto uno (l´ultimo risale a vent´anni fa), uno sciopero generale è questo, una gigantesca sordina ai suoni e ai rumori delle città.
I sindacati non nascondono, neppure per scaramanzia, il loro ottimismo. Non ce n´è bisogno. Non solo lo sciopero unisce tutte le categorie, ma per la prima volta nella storia italiana vede schierate insieme tutte le sigle sindacali del Paese: dai sindacati confederali a quelli autonomi, da quelli di base (Cobas, Rdb-Cub) alla Cisal, che è vicina a Forza Italia, e all´Ugl, il sindacato di area An. Lo scenario si è ribaltato: la Cgil, che il 23 marzo portò a manifestare a Roma tre milioni di persone, questa volta non sarà sola. Cgil, Cisl e Uil si aspettano un´adesione massiccia, milioni e milioni di operai e impiegati che diranno «no» a braccia incrociate e sacrificheranno per questo una quota di stipendio pari a una giornata di lavoro.
Ci saranno cortei e manifestazioni in tutta Italia. Sergio Cofferati (Cgil) parlerà a Firenze, Savino Pezzotta (Cisl) a Milano, Luigi Angeletti (Uil) a Bologna. «Lo sciopero avrà un´adesione eccezionale, di tutti i settori – dice Angeletti – e Berlusconi si accorgerà che non sarà parziale, come dice lui, ma totale: la gente ha compreso fino in fondo qual è la posta in gioco». Angeletti spiega così le ragioni della protesta: «Il governo sostiene che bisogna fare le riforme, ma che c´entrano con le riforme le modifiche all´articolo 18? Berlusconi non sa mai che cosa rispondere quando gli ricordiamo che quelle modifiche non erano nel suo programma elettorale, non nel cosiddetto "Patto con gli italiani", né nel programma di governo, né nel Libro bianco. È dunque evidente che la posizione sull´articolo 18 da parte dell´esecutivo non nasce da una decisione autonoma».
È per questo che i sindacati parlano di sciopero generale contro la politica sociale del governo, ma anche contro gli industriali. Dice ancora Angeletti: «La Confindustria sostiene che il potere deve essere tutto suo, che solo lei può fare crescere questo Paese e che i sindacati non devono rompere le scatole. È una teoria sbagliata, un alibi per nascondere i limiti delle imprese. Per fortuna qualche imprenditore comincia a capire che anche gli industriali hanno delle responsabilità ai fini degli equilibri sociali e dello sviluppo reale del Paese». Se tuttavia questa convinzione non si estendesse a tutta la Confindustria, Angeletti, il moderato Angeletti, promette una lunga stagione di conflitto sociale: «Non accetteremo mai una maggiore precarietà e nuovi tagli salariali ai lavoratori». E il governo? L´impressione è che Berlusconi voglia semplicemente far passare «´a nuttata». Ma, dice ancora Angeletti, «se crede che sarà possibile far finta di nulla si accorgerà presto che non stiamo scherzando: per poterci avere di nuovo al tavolo deve prima fare dietrofront sui problemi che abbiamo posto». I sindacati sono convinti che la svolta è imminente.