L’Italia cresce poco e non taglia il deficit

27/10/2004

              mercoledì 27 ottobre 2004

              sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 3
              IL RAPPORTO SULL’ECONOMIA • Prospettive di miglioramento nel 2005-06, ma Bruxelles conferma le critiche
              L’Italia cresce poco e non taglia il deficit
              DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO
              A.C.

              Tutto confermato per l’Italia. Le previsioni economiche di autunno annunciate ieri a Strasburgo dal commissario Ue responsabile, lo spagnolo Joaquin Almunia, dicono che, dopo un 2003 plumbeo (+0,3%), la crescita economica appare finalmente in ripresa quest’anno per arrivare all’1,3%, un tasso che però resterà inferiore dello 0,8% alla media di Eurolandia. Calcolata nel 2,1%.

              Andranno meglio le cose nel 2005-2006 quando l’espansione toccherà l’1,8% annuo, avvicinandosi al dato medio rispettivamente del 2% e del 2*,2%, grazie al rilancio dei consumi privati favoriti «dalla creazione di nuovi posti di lavoro, dall’aumento dei salari in termini reali e dall’incremento dei prezzi delle case». Anche gli investimenti (+4,6% e 4,5% nel biennio) dovrebbero continuare a crescere «grazie alla migliorata fiducia del business, ai bassi tassi di interesse e all’aumento dei margini di profitto». Nessun miglioramento invece è previsto dal fronte esterno: «L’erosione dei mercati dell’export dovrebbe continuare come conseguenza della sfavorevole specializzazione dell’industria italiana combinata con il declino della competitività dei prezzi».


              Conferme anche per le previsioni sul deficit, che dal 2,4% dell’anno scorso salirà quest’anno al 3% (contro il 2,9% calcolato dal Governo) come il prossimo (2,7% la previsione italiana) per schizzare nel 2006, a politiche invariate, • al 3,6%. Se la media del deficit di Eurolandia, ha sottolineato ieri Almunia, scenderà dal 2,9% al 2,5% medio l’anno prossimo, ci saranno comunque tre Paesi — Germania, Grecia e Portogallo — che resteranno sopra la soglia proibita del 3% (rispettivamente al 3,4%, 3,6% e 3,7%). E altri due — Italia e Francia — che saranno fermi al 3%.


              Per quanto riguarda l’Italia, ha precisato il commissario, «la nostra valutazione si basa sulle misure annunciate dal Governo ma non include i tagli alla pressione fiscale nel 2005, che verranno decisi a novembre. Secondo le autorità italiane il pacchetto di tagli sarà finanziariamente neutro. Vedremo quando sarà presentato. Noi dovremo verificare che lo sia».


              L’aumento del deficit quest’anno, nell’analisi di Bruxelles, dipende da un forte deterioramento del surplus primario previsto scendere al 2% (e nel 2005 salire al 2,1%) nonché dalla riduzione del ricorso alle misure una tantum, il cui impatto cala dal 2% del Pil nel 2003 all’1,5%.


              Per quanto riguarda il bilancio 2005, «la bilancia dei rischi punta a un deficit maggiore. Il piano del Governo di combinare una grossa correzione nei conti con tagli fiscali finanziariamente neutri comporta un aggiustamento di circa 2,5 punti percentuali di Pil, il più grosso dell’attuale legislatura». Non solo, si legge sempre nelle previsioni Ue, il tetto annuo del 2% in termini nominali all’aumento della spesa primaria, pensioni escluse, si rivelerà una misura di difficile attuazione, in particolare nel caso della sanità». Conclusione: in questa situazione «anche una deviazione minima dai piani di bilancio porterà il deficit sopra il 3%».


              Quanto al debito, nonostante le privatizzazioni e le previste cartolarizzazioni per un ammontare pari all’1,5% del Pil, il debito scenderà soltanto dello 0,2% quest’anno, al 106% del Pil. Per poi scendere al 104,6% nel 2005 e al 104,4% nel 2006. Sulla ripresa europea, che pure ha ritrovato un po’ di fiato nel 2004 (le previsioni originarie sono state corrette al rialzo passando dall’1,7% al 2,1%) pesa l’ombra del caropetrolio. Tanto che l’anno prossimo si fermerà al 2% per risalire al 2,3% nel 2006. Nelle originarie stime di Bruxelles il prezzo del greggio era calcolato in media 29 dollari a barile. Il valore è stato corretto a 39 dollari per il 2004 e portato a 45 per il 2005.


              Un ruolo sfavorevole sulla congiuntura europea rischia di averlo anche il calo del dollaro (fissato a 1,24 rispetto all’euro nelle previsioni Ue) che, ha affermato Almunia, se avrà effetti benefici sull’import e in particolare sul prezzo dell’energia, avrà però conseguenze negative su Paesi, Germania in testa, la cui crescita economica dipende in modo pesante dalla domanda estera.