L’Italia apre da subito le frontiere

05/06/2003

      05 Giugno 2003

      MARONI FIRMA IL DECRETO CON PROCEDURA D’URGENZA PER LE AZIENDE AGRICOLE E TURISTICHE
      L’Italia apre da subito le frontiere
      per altri 15 mila extracomunitari

      I 60 mila ingressi autorizzati per il 2003 si sono rivelati insufficienti tanto
      da minacciare l’economia soprattutto al Sud.
      Entro breve un nuovo provvedimento «pro tempore»

      Giacomo Galeazzi

      ROMA
      Maroni corre ai ripari. E con un decreto che i tecnici del ministero del Welfare hanno ultimato ieri, riapre le frontiere a quindicimila extracomunitari disposti a lavorare nei campi e negli alberghi, rispondendo così al grido d’allarme dei settori agricolo e turistico-alberghiero (messi in ginocchio dalla mancanza di manodopera a termine).

      Gli stranieri, infatti, grazie alla procedura d’urgenza, diventano immediatamente «arruolabili» per l’imminente stagione estiva: colmano il deficit di personale che sta paralizzando centinaia di aziende agricole e turistico-alberghiere.
      Il decreto firmato dal ministro Roberto Maroni va a sbloccare, in particolare, le operazioni stagionali di raccolta, quelle in cui la percentuale di lavoro prestato da extracomunitari sfiora il 15%. I sessantamila ingressi autorizzati per il 2003 si sono rivelati insufficienti, tanto da minacciare le campagne e i cicli economici estivi ed autunnali (frutta, orticoli, tabacco, vendemmia). Dei quindicimila dipendenti che vengono aggiunti adesso alle quote immigrati, diecimila sono destinati alle regioni meridionali. Con l’obiettivo di tagliare al massimo i tempi di attesa (richiesti dalle procedure burocratiche ma incompatibili con le necessità degli imprenditori), entro breve il governo emanerà un ulteriore decreto di autorizzazione del lavoro «pro tempore» proprio per rispondere a esigenze specifiche.
      Tre i risultati: autorizzare ulteriori ingressi, rivedere la ripartizione dei fabbisogni a livello regionale, snellire e semplificare le procedure di assunzione, dando piena attuazione alle disposizioni contenute nella legge Bossi-Fini. Il provvedimento, infatti, andrà a colmare il «gap» tra Nord e Sud nelle assunzioni di stranieri consentite. Nel 2001 le Regioni del Mezzogiorno non hanno avuto alcuna quota, nel 2002 (a fronte di una domanda stimata da Confagricoltura in almeno 15mila unità) sono stati assegnati poco più di settemila ingressi, mentre quest’anno gli ingressi sin qui autorizzati (prima del provvedimento odierno, cioè) erano inferiori di circa 600 unità rispetto al 2002. Ciò è accaduto secondo un criterio (già adottato dal precedente governo, anche se non previsto da alcuna normativa) che preclude l’ingresso di lavoratori extracomunitari nelle regioni in cui la consistenza delle liste di disoccupazione superi del 5% la media nazionale.
      Situazione che si verifica appunto in tutto il mezzogiorno. E’ proprio questo criterio per i tecnici del dicastero del Welfare a distorcere il mercato dell’occupazione stagionale, in quanto le liste di collocamento non rispecchiano il reale rapporto tra domanda ed offerta di lavoro (rifiuto di certi lavori, difficoltà di reperire manodopera nazionale, differenze da area a area nello sviluppo produttivo). Funzionerà, poi, il meccanismo della chiamata per legame fiduciario dei dipendenti stranieri già impiegati la scorsa estate. La provenienza geografica e le caratteristiche professionali dei lavoratori extracomunitari sono fattori determinanti quanto la consistenza numerica.
      Malgrado la legge Bossi-Fini abbia introdotto semplificazioni e snellimenti nelle procedure per il rilascio delle autorizzazioni, è servito un nuovo decreto per scongiurare ritardi nella effettiva disponibilità dei lavoratori da parte delle aziende. Finora dalla richiesta presentata dall’impresa all’inserimento in organico del dipendente trascorrono tre mesi, ossia un periodo di tempo inconciliabile con i cicli produttivi stagionali e il connesso fabbisogno lavorativo.
      Dopo il «censimento» negli Uffici del lavoro regionali delle migliaia di richieste di dipendenti stagionali, tra le contromisure è prevista l’attivazione (effettiva e non solo sulla carta) in ogni provincia degli «sportelli multifunzionali» e settori unici per l’immigrazione. La priorità delle misure adottate dal ministero del Welfare è la velocizzazione della nuova disciplina legislativa attraverso il Regolamento di attuazione che porrà fine alla attuale coesistenza delle nuove norme con le vecchie procedure. Intanto sul fronte immigrati si aggrava il ritardo nella regolarizzazione degli extracomunitari presenti in Italia. Una situazione di incertezza che pone in dubbio migliaia di rapporti di lavoro.