«L’Italia acceleri sulla flessibilità»

04/06/2003



          Mercoledí 04 Giugno 2003

          ITALIA-LAVORO


          «L’Italia acceleri sulla flessibilità»

          Sì dei ministri Ue ai piani per l’occupazione


          MILANO – Via libera ieri dei ministri europei dell’occupazione all’«accordo politico» sul cosiddetto «pacchetto lavoro», che traccia la strategia dell’Unione europea in materia di occupazione per i prossimi tre anni e fissa le raccomandazioni per i singoli Paesi membri. In particolare per l’Italia, i ministri europei – al vertice era presente il responsabile del Welfare, Roberto Maroni – hanno nella sostanza accolto i cinque inviti rivolti dalla Commissione europea. Il primo punto riguarda l’età pensionabile. Per la Ue cioè l’Italia deve «agire per aumentare il tasso di occupazione degli anziani elevando l’età effettiva di uscita dal lavoro». Ma non solo: dovranno essere prese «ulteriori misure per fronteggiare gli squilibri regionali». Vanno poi attuate «le misure per aumentare la flessibilità del lavoro promuovendo una sinergia tra flessibilità e sicurezza ed evitando la marginalizzazione delle persone svantaggiate». Infine è urgente il varo di misure per attuare una strategia per l’educazione permanente e per migliorare la rete dei servizi per l’impiego.
          Secondo la Ue, infatti, «nonostante i miglioramenti degli ultimi anni resta una differenza significativa tra i tassi di impiego italiani e la media europea specialmente per donne e anziani». Il mercato italiano continua cioè a soffrire di una protezione disuguale anche a dispetto dell’introduzione dei contratti flessibili. Resta poi «molto limitato» il sistema di sostegno alla disoccupazione.
          Dopo il sì dei governi Ue, le raccomandazioni dovranno ora essere esaminate dal Parlamento europeo. La strategia dovrà poi essere definitivamente approvata nel prossimo Consiglio europeo di Salonicco. Intanto è di nuovo fumata nera sulla proposta della Commissione europea di una direttiva comunitaria che equipari il salario e le condizioni di lavoro dei dipendenti temporanei a quello degli occupati a tempo indeterminato. I ministri Ue non sono riusciti a trovare un’intesa sui tempi di applicazione della direttiva. La Gran Bretagna, con l’appoggio di Germania, Irlanda e Danimarca, ha chiesto un «periodo di esenzione» di almeno sei mesi durante i quali i «pari diritti» non possono essere applicati ai lavoratori temporanei. Nel tentativo di trovare un compromesso, la Commissione europea ha offerto di passare dalle 6-8 settimane, proposte inizialmente, ad un periodo di tre mesi. Un’ipotesi sostenuta dalla maggioranza dei partner europei ma bocciata dai quattro Paesi.