L’Istat «smorza» lo sciopero del 24

27/11/2003





 
   
27 Novembre 2003
ECONOMIA




 

L’Istat «smorza» lo sciopero del 24
Solo 700 mila persone avrebbero aderito. Maroni e Federmeccanica esultano
Era meglio l’art.18 Il ministro del welfare ora ammette che gli scioperi sull’art.18 erano giusti, ma sulle pensioni insiste: i sindacati hanno raccolto pochi consensi

MANUELA CARTOSIO

«Avevamo ragione noi, lo sciopero generale del 24 ottobre contro la riforma delle pensioni è stato un fallimento». Il ministro Maroni, il presidente di Confindustria D’Amato, il direttore di Federmeccanica Biglieri accolgono con un coro di giubilo l’ultimo bollettino Istat sulle retribuzioni contrattuali e sulle ore di sciopero effettuate da gennaio a ottobre di quest’anno. I dati sui salari (vedi scheda) non se li è filati nessuno. Tutta l’attenzione si è concentrata sulle ore «perse» per conflitti di lavoro. Nei primi dieci mesi del 2003 – dice l’Istat – sono state 9,8 milioni, il 68% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il 58% delle ore di sciopero è dovuto a vertenze non originate dal rapporto di lavoro. Nel mese di ottobre le ore non lavorate per ragioni estranee al rapporto di lavoro sono state 2 milioni e 748mila. Poiché lo sciopero unitario del 24 ottobre contro la «riforma» delle pensioni è stato di 4 ore, se ne deduce che ad esso avrebbero aderito solo 700 mila lavoratori dipendenti. Molti meno rispetto ai 2 milioni che nell’aprile del 2002 avevano partecipato allo sciopero contro la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Cgil, Cisl e Uil definiscono «francamente sorprendenti» le stime sull’adesione all’ultimo sciopero generale e invitano l’Istat a «rassegnarsi» di fronte all’evidenza. «Tutti sanno che il 24 ottobre il paese si è fermato, le piazze si sono riempite e i lavoratori hanno incrociato le braccia contro la finanziaria e la controriforma delle pensioni». Per gli stessi motivi, aggiungono le confederazioni, lavoratori, pensionati, giovani torneranno a protestare il 6 dicembre (ma sarà un sabato e quindi ci sarà risparmiata la querelle sulle cifre).

Piuttosto incauto il commento del ministro del welfare Maroni: «Si dimostra che quando il sindacato tratta su temi che sono sentiti il consenso c’è, quando invece la protesta è troppo politicizzata fa molta più fatica a convimcere la gente a scioperare». Se ne deduce a posteriori che anche per Maroni lo sciopero in difesa dell’articolo 18 era giusto. Antonio D’Amato maramaldeggia. Quello del 24 ottobre era uno sciopero generale, riguardava tutte le categorie e coinvolgeva potenzialmente 10 milioni di persone. Se hanno scioperato in 700 mila, afferma il presidente di Confindustria «è evidente che è andato male». Scioperare costa, pontifica Roberto Biglieri, direttore generale di Federmeccanica. Prima di scioperare i lavoratori calcolano «vantaggi e svantaggi», la loro disponibilità a rimetterci una giornata è in picchiata. Lo si è visto il 24 ottobre e, per i metalmeccanici, il 7 novembre: «La gente ha sempre meno voglia d’andare dietro alla Fiom».

L’Istat non ha strumenti autonomi per quantificare le ore di sciopero. Usa come fonte le rilevazioni delle questure. E’ possibile che le adesioni allo sciopero del 24 ottobre siano state inferiori rispetto a quello dell’aprile 2002. Ma sostenere che hanno scioperato 700 mila persone, quando solo nelle piazze ce n’erano almeno il doppio, è da marziani, persino troppo zelanti. 700 mila è una cifra ancor più bassa di quella dichiarata a caldo dalle stesse associazione imprenditoriali. E non si concilia con il calo nei consumi energetici registrato il 24 ottobre.