L’Istat rivede le stime sulla crescita del Pil

21/12/2000

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Giovedì 21 Dicembre 2000
italia – economia
L’Istat rivede al rialzo le stime sulla crescita del Prodotto interno lordo nel terzo trimestre, che restano inferiori alle attese del Governo. Azienda Italia, corsa frenata.

Un aumento congiunturale dello 0,6% (+2,5% annuo).
Allarme dei sindacati e del Polo

ROMA. L’Istat ha rivisto al rialzo i dati sul Prodotto interno lordo del terzo trimestre, ma la marcia dell’Azienda Italia resta lenta e gli obiettivi di crescita del Governo appaiono sempre più difficili da centrare visto che la ripresa rimane comunque debole.

Secondo i conti economici diffusi ieri dall’Istat nel terzo trimestre 2000, con due giorni lavorativi in più sul ’99, il Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,6% sotto il profilo congiunturale (e cioè rispetto al secondo trimestre del 2000), facendo registrare un aumento del 2,5% a livello tendenziale (e cioè rispetto al terzo trimestre del 1999). Insomma, l’Azienda Italia conferma di aver perso smalto e la crescita ha rallentato dal 3% del primo trimestre, al 2,8% del secondo, al 2,5% attuale.

I dati hanno alimentato polemiche, soprattutto dal fronte sindacale e politico. Il ministro dell’Industria, Enrico Letta, ha giudicato positivamente le stime sul Pil perché «in linea con la tendenza della ripresa economica». Letta ha assicurato che l’Italia otterrà a fine anno una crescita del Pil su base annua del 2,7%, come prospettato dall’Istat, e che si tratterà di «un ottimo risultato, anche in considerazione del fatto che l’inflazione è al 2,7%». Secondo Letta senza l’impennata del prezzo del petrolio e la debolezza dell’euro «oggi saremmo in linea con le previsioni; comunque affrontiamo con più serenità i primi mesi del 2001, vista la riduzione del prezzo del petrolio e il rafforzamento dell’euro».

Confesercenti dal canto suo ribatte che crescono solo servizi e costruzioni, mentre industria e agricoltura segnano il passo; crescono le importazioni ma «langue la domanda interna», confermando così la «necessità di perseguire con più decisione una politica fiscale in grado di rilanciare gli investimenti delle imprese e di incrementare il reddito delle famiglie».

I dati sul Pil rappresentano soprattutto «un monito per gli imprenditori» afferma il segretario confederale della Cgil, Walter Cerfeda, per il quale «le imprese devono fare di più sul fronte degli investimenti, viste anche le prospettive della crescita internazionale». La crescita economica è «insoddisfacente» per colpa del costo dell’energia e dell’incertezza politica in cui vive il Paese» aggiunge il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi.

«Alla fine dell’anno la crescita del Pil sarà inferiore a quanto previsto dal Governo, e il 2001 avrà un’eredità negativa di deficit, come aveva detto il ragioniere generale Andrea Monorchio» denuncia Renato Brunetta, economista vicino al Polo. Secondo Brunetta i dati sul Pil mettono a rischio la Finanziaria: «I famosi 13-14mila miliardi anticipati nelle buste paga e nelle tredicesime erano relativi a un surplus legato a una crescita del 3%, e a quanto sembra dai risultati registrati dall’Istat non si raggiungerà l’obiettivo del rapporto deficit/Pil dell’1,5%».

Inoltre la crescita del Pil su base annua in Italia è lontana da quella degli altri membri del G7, con l’eccezione del Giappone: lontani Stati Uniti (+5,3%), Francia (+3,1%), Gran Bretagna (+2,9%) e Germania (+2,8%).

L’analisi congiunturale dei dati del terzo trimestre del 2000 conferma la lentezza del risveglio dei consumi (+0,2%). Su base annua la crescita complessiva dei consumi non supera l’1,8% (+1,9% per i consumi delle famiglie), toccando un massimo del 5,5% per i beni durevoli e del 3,2% per i servizi.

Sempre molto sostenuta invece l’andatura degli investimenti, che hanno messo a segno un incremento dello 0,5% nei confronti del secondo trimestre 2000, con una buona crescita per i macchinari (+1,4%) e una variazione più modesta per i mezzi di trasporto (+0,8%), mentre le costruzioni sono tornate in rosso (-0,6%). Su base annua gli investimenti fanno registrare un aumento del 6,1%, con incrementi dell’8,6% per i mezzi di trasporto, del 7,5% per macchine e attrezzature e del 3,7% per le costruzioni.

In forte accelerazione la dinamica degli scambi con l’estero. Giunte al quinto trimestre consecutivo di crescita, le esportazioni di beni e servizi salgono dell’11,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno passato, una variazione che non ha uguali da circa cinque anni a questa parte (esattamente dal 1995); in salita anche le importazioni (+12%). Il saldo dell’interscambio di beni e servizi con l’estero è aumentato di circa 3mila miliardi rispetto al secondo trimestre del 2000.

Su base annua, il valore aggiunto cresce del 2,8%, con aumenti dell’1,5% per l’industria e del 3,7% per i servizi.

Vincenzo Chierchia

Elio Pagnotta