L’Istat riscopre la ricotta e abolisce il Vhs

02/02/2006
    giovedì 2 febbraio 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

      LISTINI
      FRA I BENI DI RIFERIMENTO SPARISCE IL BODY, ENTRA IL PIGIAMA. SDOPPIATI I VIAGGI IN TRENO, CRESCE IL PESO DELLA FINANZA

      L’Istat riscopre la ricotta e abolisce il Vhs

        Marco Sodano

          Nel bilancio delle famiglie italiane, a fine mese, il verdetto del contatore della luce pesa più di quello che si spende per mettere insieme il pranzo con la cena. Le famiglie lo sapevano già, c’è di nuovo che se n’è accorto l’Istat: l’istituto di statistica che tiene sotto controllo i prezzi e compila mese per mese il temuto bollettino dell’inflazione ha aggiornato il «paniere», cioé l’elenco dei prodotti tenuti sotto controllo per valutare l’andamento dei prezzi. Aumentando l’incidenza della spesa energetica sul calcolo, diminuendo invece quella alimentare.

            Scopo dell’operazione, riavvicinare l’inflazione reale a quella percepita ed evitare il bisticcio sempre più evidente tra i bollettini rassicuranti, dov’è scritto che i prezzi aumentano poco, e lo stipendio che non basta più. Il nuovo paniere, messo a paragone con il vecchio, racconta anche come cambia il paese: siamo soprattutto quello che consumiamo.

              Espulsi dal paniere, per esempio, i tessuti da uomo e da donna. Chi veste su misura non è più rilevante, almeno dal punto di vista della statistica. Addio anche al noleggio delle videocassette – il buon vecchio Vhs -, e dal frigo medio spariscono nell’ordine il brie, il provolone, e il caciocavallo. Addio perfino al body: alla biancheria sensuale l’Istat preferisce il «pigiama da donna». C’è chi ipotizza che la donna-maliarda si stia riconvertendo in donna-mamma, confortato dal fatto che nel paniere sono entrati di prepotenza «jeans per bambini», «felpa per bambini», e anche gli «apparecchi odontoiatrici». Se è ancora vero che è la donna ad occuparsi (nella maggioranza dei casi) della dispensa, è comunque una donna più culinariamente corretta. Il brie francese lascia il posto agli «stagionati di produzione locale», la lista s’è arricchita dei «formaggi stagionati a pasta filata», di ricotta e ananas. Entra in classifica il tanto discusso latte in polvere per neonati. Le novità, spiega il direttore delle statistiche sui prezzi dell’Istat, Roberto Monducci, «servono ad aumentare la copertura» del campione. Per questo l’istituto ha anche provveduto a «una completa ristrutturazione» di alcune voci di spesa. I trasporti ferroviari sono stati divisi in regionali e nazionali: di qui chi va in vacanza, di là i pendolari. Due capitoli anche per il computer: l’«unità centrale» è una cosa, le «periferiche» un’altra. Novità anche nei servizi finanziari: gli italiani non si contentano più di un banale conto corrente ma si sbizzarriscono in prestiti personali, carte di credito e di debito, mutui e finanziamenti dei tagli più diversi.

                Cambia anche il raggio d’azione del termometro dei prezzi. Quest’anno l’Istat misurerà 86 Comuni, uno meno del 2005 (dentro Vercelli, fuori Teramo ed Avellino) coprendo il 90,2% del territorio nazionale (prima era il 91,1%). L’Istat batte a tappeto il Nordovest, ma si contenta di coprire l’83,4% del sud. Ogni mese gli ispettori consulteranno 40mila punti vendita, 10mila abitazioni (per gli affitti) e 400mila cartellini dei prezzi. Altre modifiche sono attese per fine anno: a dicembre arriverà il rapporto della commissione che lavora alla revisione dell’intero sistema. L’Istat, conclude Monducci, ha preso in considerazione l’ipotesi di costruire gli indici per «sotto-popolazioni»: uno per i pensionati, un’altro per i professionisti. È quel che chiedono, da tempo, le associazioni dei consumatori: accolgono puntualmente i dati sull’inflazione con una bordata di fischi, e sostengono che il sistema in uso – nonostante gli aggiornamenti annui introdotti dal 1999 è rimasto fermo all’Italia del boom economico, a quarant’anni fa.

                  Nel dubbio – e in attesa del verdetto della commissione – i consumatori attaccano il nuovo paniere: sarebbe «incapace» di cogliere la vera inflazione. «Aggiungere o togliere alcune voci non basta», commenta l’Intesa dei Consumatori. Il Movimento di difesa del cittadino osserva invece che «l’ingresso e l’eliminazione dei prodotti è fatto in funzione della capacità di far apparire più o meno basso il tasso di inflazione». Non resta che confidare nella commissione: resteremo poveri, almeno ce lo dicano.