L’Istat rifà i conti: +0,1 per il Pil

29/03/2006
    mercoled� 29 marzo 2006

    Pagina 8 – Economia

    BASSA CRESCITA – IL DATO OMOGENEO PER GIORNI LAVORATIVI. MALE LE SCORTE, CRESCE LA FIDUCIA DELLE IMPRESE

      L’Istat rif� i conti: +0,1 per il Pil

        Stefano Lepri
        ROMA
        Nel fatti, il 2005 resta un anno di crescita zero per la nostra economia. Ieri l’Istat ha aggiunto che �correggendo per i giorni lavorativi� (ossia nell’ipotesi che il 2005 fosse bisestile come il 2004 e non avesse tre giorni di festa in pi� dell’anno precedente) si avrebbe una lievissima crescita, +0,1%. Ma anche correggendo per i giorni lavorativi, risulta che l’ultimo Natale � stato per gli italiani un po’ magro: nel quarto trimestre 2005, all’interno di un Pil complessivamente fermo, la spesa delle famiglie � calata dello 0,3%.

          Agli economisti esperti di congiuntura, i dati Istat di ieri sono parsi piuttosto brutti, con un marcato aumento delle scorte che fa presumere una partenza fiacca del 2006. Nell’insieme dell’area euro, il quarto trimestre 2005 segna un +0,3%; dunque l’Italia continua a restare in coda. Ma arriva nello stesso giorno anche un segno di speranza. In marzo, comunica l’Isae (Istituto di studi e di analisi economica), la fiducia delle imprese manifatturiere si colloca sui massimi degli ultimi cinque anni: a 94,2, facendo 100 l’anno 2000. Proprio all’inizio del 2001 la fiducia aveva cominciato a precipitare, e una volta recuperato il successivo shock delle Due Torri aveva continuato a oscillare su livelli bassi.

            Di consueto l’aumento della fiducia delle imprese anticipa le fasi di ripresa economica; la fiducia dei consumatori segue pi� tardi, quando i benefici della crescita cominciano a diffondersi. Tuttavia, guardati da vicino, i dati Isae non sono completamente positivi. Le imprese sono divenute pi� ottimiste sui propri affari (livello degli ordini, livello della produzione, occupazione), ma pi� pessimiste sulle prospettive generali dell’economia italiana, specie quelle impegnate nella produzione di beni di consumo (saldo negativo passato da -5 a -14).

              Tornando al Pil, il divario tra il dato reale e quello corretto per i giorni lavorativi � minimo, come gli esperti anticipavano: equivale alla differenza tra avere in tasca 100 euro e averne 100 e 10 centesimi. Ma in campagna elettorale si contende anche su questo. Per i ministri dell’Economia Giulio Tremonti e delle Attivit� produttive Claudio Scajola si tratta di �dati buoni�, che smentiscono il catastrofismo e annunciano una �svolta�. Per il centro-sinistra, il presidente dei Ds Massimo D’Alema vede confermato che �siamo in una grave crisi economica malgrado l’Europa stia ripartendo�; altri ironizzano su una vecchia proposta di Silvio Berlusconi, ridurre i �ponti�, che avrebbe portato appena lo 0,1% in pi�.

                Sembra peraltro che il governo (lo fa capire Scajola) stia per abbassare la sua previsione di crescita del Pil per il 2006, scendendo dall’1,5% preso come traguardo finora, all’1,3% pronosticato dalla Commissione europea e dalla Banca d’Italia. I centri studi indipendenti stanno scendendo pi� gi�, all’1,2%, all’1,1%, anche all’1,0%.

                  Tra le forze sociali, il presidente della Confindustra Luca Cordero di Montezemolo commenta che �il Paese pu� e deve crescere di pi�. Il Centro studi della Confcommercio sostiene che la ripresa si allontana, perch� dai conti trimestrali dell’Istat emergono �la stasi della domanda interna, in particolare quella per consumi�. Negative sono tutte le voci dei sindacati, sia confederali sia autonomi. Secondo il numero due della Cisl, Raffaele Bonanni, �se vogliamo competere, dobbiamo liberalizzare i settori oggi nelle mani dei monopoli privati� e stimolare la produttivit� �attraverso un nuovo sistema contrattuale� che ne redistribuisca meglio i vantaggi ai lavoratori.