L’Istat: crescita all’1,2%

14/03/2005
    sabato 12 marzo 2002

      PER URSO (ATTIVITÀ PRODUTTIVE) «CONFERMATE LE PREVISIONI, COMUNQUE BISOGNA FARE MEGLIO»
      L’Istat: crescita all’1,2%.
      È il dato Ue più debole
      Confcommercio: preoccupano i consumi. Bankitalia: il debito aumenta del 3,38%

      Luigi Grassia

        Da ieri è ufficiale: il prodotto interno lordo italiano nel 2004 è cresciuto dell’1,2% e questa non è una semplice curiosità statistica: nell’era di Maastricht anche un 0,1% in più o in meno può fare la differenza tra rientrare nei parametri del Patto di stabilità europeo o uscirne, con pesanti conseguenze economiche e politiche. Ebbene, da questo punto di vista adesso sappiamo che l’Italia ce l’ha fatta: con un pil superiore ai 1351 miliardi di euro (sono proprio miliardi, non milioni) è stato centrato l’obiettivo di contenere al 3% il rapporto fra il deficit pubblico e il pil medesimo. Questo è un risultato importante e va a conferma delle stime non ufficiali di inizio marzo.

          Tutt’altra cosa è valutare se una crescita del prodotto lordo pari all’1,2% si possa considerare di per sé soddisfacente per il Paese, almeno in relazione alla non brillante congiuntura europea, o se invece i lavoratori, gli imprenditori e gli investitori italiani non abbiano ragione di sentirsi delusi da questa debole performance. Qui i pareri si dividono.

            La prima cosa da osservare è che il dato dell’1,2% conferma le stime ufficiali del governo, mentre è leggermente inferiore alle recenti indicazioni del ministro dell’Economia, Domenico, Siniscalco, secondo cui si poteva prevedere una crescita dell’1,3%-1,4%. L’Italia risulta la meno brillante fra la quattro maggiori economie dell’Unione europea: infatti il pil della Gran Bretagna è cresciuto del 3%, quello della Francia del 2,5% e quello della Germania dell’1,6%.

              È anche importante segnalare che nel 2004 ci sono stati 5 giorni lavorativi in più del 2003 e questo spiega in parte la migliore prestazione dell’economia. In positivo, va aggiunto che l’incremento del pil fra il 2002 e il 2003 era stato pari a un misero 0,3% quindi il 1,2% dei dodici mesi successivi rappresenta una significativa accelerazione.

                La prestazione più strabiliante è quella del settore agricolo che nel 2004 è cresciuto del 10,8%. Secondo il ministro delle Politiche agricole Alemanno, «questo record dimostra che il comparto è un vero traino per l’economia del nostro Paese». Il Presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni, ci vede «la dimostrazione che il Made in Italy trova nell’agroalimentare un punto di forza riconosciuto a livello internazionale».

                  Ma nel complesso il contributo dei consumi finali nazionali – di tutti i settori – alla crescita economica si è quasi dimezzato nel 2004 rispetto al 2003, su un valore del +0,7% rispetto al +1,3% dell’anno precedente. A giudizio del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, «in un anno in cui l’economia mondiale ha raggiunto risultati straordinari con la Cina, l’India e gli Stati Uniti, questo aumento del pil dell’1,2% deve preoccupare».

                    I sindacati vanno all’attacco. Secondo il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, il dato dell’1,2% «È la conferma che il Paese cresce pochissimo. Negli ultimi quattro anni non c’è stata neanche una crescita complessiva del 4%, con un aumento inferiore dell’1% ogni anno. Non c’è nella storia italiana del Dopoguerra nessun periodo così lungo con una crescita media così bassa». Invece «nel 2000 il Paese aveva raggiunto un tasso di sviluppo del 3% e il centrodestra aveva osato dire che era basso». Pure a giudizio del leader della Cisl, Savino Pezzotta, «l’1,2% è un segnale di difficoltà e di stagnazione. È poco, pochissimo: dovrebbe essere almeno il doppio».

                      Invece da parte del governo c’è soddisfazione, senza trionfalismo. «Il dato sul pil conferma le previsioni, ma tutti sappiamo che occorre crescere di più, soprattutto per quanto riguarda la produzione industriale – ha dichiarato Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive con delega al Commercio estero -. Il dato Istat è stato trainato, smentendo i catastrofismi del Made in Italy, proprio dal buon andamento delle nostre esportazioni che lo scorso anno sono aumentate del 5,2 per cento».

                        Ieri anche la Banca d’Italia ha diffuso alcune cifre, fra cui il consuntivo del debito pubblico a quota 1429,917 miliardi di euro, in crescita del 3,38%.