L’Istat conferma: inflazione al 3%

30/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Sul dato di maggio non pesa solo il caro benzina

    L’Istat conferma: inflazione al 3%
    Elio Pagnotta www.ilsole24ore.com/economia
    ROMA A maggio l’inflazione, come avevano anticipato i dati delle grandi città, rallenta di poco e resta comunque inchiodata al 3%, un tetto che per il secondo mese consecutivo la riporta indietro di quasi cinque anni. Le stime ufficiali dell’Istat hanno infatti stabilito che in maggio i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente: di conseguenza, il tasso tendenziale annuo scende al 3% netto, contro il 3,1% di aprile. Era dall’estate del 1996 che l’Italia non vedeva più apparire al denominatore dell’inflazione la cifra 3 che ormai appare da aprile e che molto probabilmente continuerà a farlo anche in giugno. Il ritorno in forze del caro benzina, reso ancor più pesante dal continuo rafforzamento del dollaro, sta dunque complicando la vita all’inflazione, le cui possibilità di centrare a fine anno l’obiettivo ufficiale del 2,5% sono ormai ridotte al lumicino, sebbene si preveda una leggera riduzione del tasso nei prossimi mesi.
    La conferma di questa tendenza arriva da Confindustria. «Le nostre previsioni — dice il direttore generale Stefano Parisi — sono di un lento calo dell’inflazione nel corso del 2001. Riteniamo però necessario che il Governo e le parti sociali adottino comportamenti che vadano nella direzione di ridurre la pressione fiscale». Il presidente della Marzotto (ed ex direttore di Confindustria), Innocenzo Cipolletta, avverte: «Sicuramente l’aumento dell’inflazione creerà problemi per i contratti. Questa storia dell’inflazione programmata ce la portiamo dal 1993. Io credo che si debba tornare al vecchio spirito con dei contratti non inflazionistici».
    Si attende ora la conferma definitiva del risultato di maggio, che arriverà dall’Istat il 15 giugno. Ma intanto i dati provvisori hanno messo in evidenza che, nonostante le diminuzioni che si sono verificate in altri settori, come l’abitazione (grazie al ribasso delle tariffe elettriche) e le comunicazioni (i prezzi dei cellulari sono in continua caduta), sono stati sufficienti i forti aumenti dell’alimentazione (mucca pazza si fa sentire di meno, ma frutta e ortaggi sono alle prese con i ritocchi stagionali) e dei trasporti (è tutto un rincaro, dai carburanti alle automobili, alle spese di gestione dei mezzi) a tenere accesa l’inflazione. E solamente dopo l’estate, se la situazione sul fronte del petrolio si ammorbidirà, si potrebbe tornare a marciare su ritmi meno concitati.
    C’è anche da sottolineare che l’indice europeo "armonizzato", nonostante la sua diversa "costruzione" — da esso vengono eliminati prodotti e servizi regolati dai singoli stati in maniera differente, così da permettere una migliore comparabilità dei dati all’interno dell’Unione —, ha manifestato sotto il profilo congiunturale un andamento sostanzialmente allineato a quello dell’indice nazionale (+0,3% tra aprile e maggio), avvicinandosi sensibilmente al 3%, da cui dista solamente un decimale (+2,9%).
    Del resto, il tasso medio annuo toccato dai prezzi al consumo nei dodici mesi che terminano in maggio (+2,8%) è anch’esso il più elevato dalla fine del 1996 e questo conferma che l’inflazione non si raffredderà in tempi brevi.
    A denunciare l’aumento più consistente in maggio sono stati gli alimentari (+0,5%), sotto la spinta di carni bovine, frutta e ortaggi, invano contrastati dal ribasso delle carni bianche, e i trasporti (+0,9%), che hanno pagato un pedaggio assai salato ai continui aumenti della benzina, oltre che al ritocco al rialzo dei listini auto e delle spese di manutenzione e riparazione. In diminuzione al contrario l’abitazione (-0,6% grazie al ribasso delle tariffe elettriche) e le comunicazioni (-0,2% per effetto del calo dei prezzi dei cellulari). Abbigliamento e spese per la casa aumentano dello 0,3%, come le spese varie (il capitolo di cui fanno parte le assicurazioni auto), mentre le spese per la salute e per il tempo libero salgono dello 0,1%. Ferme le spese per l’istruzione.
    Su base annua, e cioè nei confronti del maggio 2000, le comunicazioni si confermano l’unica voce in ribasso (-2,2%), mentre aumenti superiori alla media vengono segnalati per i pubblici esercizi (+4%), gli alimentari (+4%), l’abitazione (+3,6%), le spese varie (+3,5%), bevande e tabacchi (+3,3%), l’istruzione (+3,2%) e le spese per il tempo libero (+3,2%).
    Mercoledì 30 Maggio 2001
 
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