L’Istat ammette: per la gente l’inflazione è al 6 per cento

09/10/2003


09 Ottobre 2003

SCAMBIO DI ACCUSE TRA CONFINDUSTRIA E COMMERCIANTI

polemica
Roberto Ippolito

L’Istat ammette: per la gente l’inflazione è al 6 per cento
Istituto statistico e Marzano danno la colpa all’arrotondamento dell’euro
Il ministro: no al blocco dei prezzi. Ritocco vicino per le tariffe autostradali

ROMA
I prezzi corrono. E l’Istat, a sorpresa, convalida un concetto particolare. Parla di inflazione percepita, ben più alta di quella stimata: il 6% contro il 2,8%. Così scoppia il putiferio. Con il presidente dell’istituto di statistica Luigi Biggeri prima e il ministro delle attività produttive Antonio Marzano poi che imputano all’introduzione dell’euro di aver spinto l’inflazione. E non importa se la moneta unica appare incolpevole negli altri paesi vista la stabilità dell’inflazione dal primo gennaio 2002. Replicano polemici il presidente della società di ricerche Eurispes Gian Maria Fara che rivendica di aver contestato un anno fa i dati ufficiali e le associazioni dei consumatori.
E c’è anche uno scontro tra i presidenti della Confindustria Antonio D’Amato e della Confcommercio Sergio Billè che si rimpallano le responsabilità, addebitando rispettivamente al commercio e all’industria i prezzi all’insù. Per finire l’annuncio dell’imminente decisione dei rincari delle autostrade.
L’ennesima giornata calda sul fronte prezzi comincia con l’audizione di Biggeri davanti alle commissioni bilancio della Camera e del Senato che fissa al 2,6% per il 2003 il tasso di inflazione «acquisito» (il livello dei prezzi a fine anno con una variazione nulla a settembre). Ai parlamentari il presidente dell’Istat dice: «Non voglio fare l’equazione un euro uguale mille lire; uno statistico questa cosa la rifiuta. Però uno statistico non può rifiutare, perché è un problema di arrotondamento, che normalmente si pensa che un euro valga duemila lire e non 1936,27».
Aggiunge poi Biggeri: «Purtroppo abbiamo avuto la sfortuna nel nostro paese di avere l’euro a 1936,27 e questo ha comportato una difficoltà. Quando penso a un euro penso a duemila lire e si tratta di un arrotondamento del 3,2% che, aggiunto al 2,8% dell’inflazione che ha misurato l’Istat, dal punto di vista dell’impressione di coloro che fanno il calcolo siamo al 6% per l’inflazione percepita».
Il presidente dell’Istat osserva che il problema non è comune agli altri paesi: «Non è successo in altri paesi non perché ci siano stati maggiori controlli ma perché il problema dell’arrotondamento a volte è stato all’inverso. L’impressione dunque è stata minore».
E’ successivamente Marzano, in aula alla Camera, a sostenere che l’introduzione dell’«euro ha sicuramente favorito la lievitazione dei prezzi». Il ministro sostiene che «ci sono stati comportamenti speculativi in alcuni casi, ma anche difficoltà nella valutazione dei prezzi in euro». E aggiunge che «come ha detto l’Istat c’è stata la sfortuna del cambio».
Per l’Eurispes, Fara dice che l’Istat «dopo un anno di sforzi e di fatiche è finalmente riuscito a stabilire che l’inflazione percepita è del 6%». Ma «resta il rammarico per il tempo inutilmente perso in sterili polemiche e pretestuose difese di ufficio di dati assolutamente distanti dalla realtà e per i danni provocati all’economia del paese e ai consumatori dall’ottusità dell’Istat».
Marzano ricorda invece che l’Italia è «un’economia di mercato» e pertanto «la formazione dei prezzi è libera» e «sarebbe fuori dalla realtà» immaginare un blocco. Il ministro rivendica di aver adottato varie di iniziative per raffreddare i prezzi a cominciare dall’impegno dell’Osservatorio per la ricostruzione della loro formazione.
Ma il presidente della Federconsumatori Rosario Trefiletti afferma che «anziché continuare a dire cose insulse il governo dovrebbe agevolare il tentativo di trovare soluzioni al problema dei prezzi messo in atto dall’Intesa dei consumatori con alcune associazioni dei commercianti».
E’ poi D’Amato a partire all’attacco. Per lui è necessario «individuare i veri responsabili che impongono nell’ultimo miglio la speculazione e che trovano una spinta in alcuni pezzi del commercio». Bisogna perciò preoccuparsi, secondo D’Amato, delle «speculazioni di un mercato ancora da riformare, come è oggi quello del commercio».
Replica Billè: «Sarebbe ora che il presidente della Confindustria cominciasse a giocare a carte scoperte evitando di scaricare sul commercio responsabilità che, in tema di prezzi e di inflazione, sono invece in primo luogo addebitabili proprio al settore industriale». Billè respinge la tesi delle speculazioni di settori del commercio: «A dire che questa tesi, evidentemente elaborata a tavolino, non sta in piedi non siamo noi, ma tutte le statistiche dell’Istat».
Per domani 10 ottobre la Confesercenti ha invece promosso in cento città una campagna per dire «la verità sui prezzi» informando i cittadini sui passaggi dalla produzione al dettaglio. Mentre l’Istat certifica che comuni, province e regioni hanno fatto aumentare tra agosto 2002 e agosto 2003 le tariffe dei servizi del 3,6%, il viceministro alle infrastrutture Ugo Martinat annuncia per la prossima seduta del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, l’esame del piano di investimenti autostradali che, una volta approvato, comporta aumenti tariffari nell’arco di dieci anni. Questa notizia, per il segretario confederale Uil Paolo Pirani, «non può che destare stupore».