L’Istat abbassa l’inflazione

07/02/2005

    sabato 5 febbraio 2005

      L’Istat abbassa l’inflazione
      Carovita sceso all’1,9%, ma a rallentare sono soprattutto i consumi

        Felicia Masocco

          ROMA Come ogni mese si è rinnovata la liturgia dei dati sull’inflazione e come capita sempre più spesso si rimane un po’ sgomenti nell’apprendere che rispetto a un anno fa i prezzi sono calati: il carovita si ferma a gennaio a +1,9% su base annua contro il 2% registrato a dicembre. Quindi cala dello 0,1%. Questo dicono le stime preliminari dell’Istat e aggiungono che tra gennaio e dicembre (quindi su base mensile) la variazione dell’inflazione è nulla. A rallentare la corsa dei prezzi, spiegano gli esperti dell’Istituto di statistica, soprattutto i capitoli benzina (-3,3% congiunturale), medicinali (-1,4% congiunturale) e alimentari. Un risultato che riporta il carovita al livello di novembre scorso, quando era sceso sotto il 2% per la prima volta in cinque anni.

            Al rito della diffusione dei dati segue quello dei commenti. Gongola il governo, «Siamo ai livelli più bassi degli ultimi 5 anni, al di sotto della media europea del 2% che era un obiettivo del governo», afferma il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso. Tirano un sospiro di sollievo le associazioni dei commercianti che si autoassolvono dagli enormi danni portati dalle speculazioni all’economia italiana oltre che alle tasche dei consumatori. Per la Confcommercio si tratta di «un’ulteriore conferma che non c’è oggi un problema prezzi, ma piuttosto quello di un’economia»; per la Confesercenti «la dinamica inflazionistica è sostanzialmente ormai sotto controllo». Il resto è «allarmismo» e «strumentalità».

              Sul fronte opposto i sindacati e le associazioni dei consumatori, ma anche le imprese con il vicepresidente di Confindustria Andrea Pininfarina secco nel dire che «l’inflazione è ferma perché il paese è fermo», quindi c’è ben poco di cui rallegrarsi. E infatti non si rallegra la Coldiretti che da suo osservatorio denuncia un altro aspetto della vicenda, ovvero la deflazione: «A gennaio i prezzi all’origine pagati agli imprenditori agricoli per la frutta sono calati del 17% mentre quelli di verdure e ortaggi di quasi il 27%, rispetto allo scorso anno».

                Le disquisizioni sulla veridicità dei dati Istat sembrano ormai oziose, presi nel contesto di una economia che ristagna i dati sull’inflazione anche se in calo «non sono positivi». Alle parole di Pininfarina fanno eco quelle di Savino Pezzotta, «bisogna capire come scende, è questo il problema» dice il leader Cisl, e poi spiega: «Se scende perché la gente ha meno soldi, spende meno, si conferma la nostra tesi secondo cui c’è un indebolimento dei redditi delle famiglie». Conclusione l’inflazione cala perché sono rallentati i consumi. Ed è quanto sostiene anche la Cgil con la segretaria confederale Marigia Maulucci la quale aggiunge che «resta la percezione di aumento dei prezzi che non è scientificamente rilevabile ma che attiene al clima di sfiducia e di depressione». Fa ricorso all’ironia il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi, «Visto il cambiamento del paniere, constatata l’introduzione dei costumi da bagno per uomo e stante la rigidità delle temperature di questo periodo, l’unico risultato che ci si poteva attendere era un’inflazione calata a 1,9%». La Uil dunque mette sotto accusa «la rilevazione dei dati» e lo fa anche con il numero uno, Luigi Angeletti per il quale le voci considerate dall’Istat «non tengono conto delle effettive spese degli italiani normali».

                  Dal quadro diffuso da via Balbo spicca la negatività delle voci del capitolo abitazione. L’elettricità sta a +1,3% congiunturale, -0,2% tendenziale; il gas rispettivamente +2,5% e +3,2% e gli affitti sono aumentati dello 0,4% rispetto a ottobre scorso. In calo, invece, è il gasolio da riscaldamento, che rispetto a dicembre segna un -0,8%: la variazione tendenziale, tuttavia, rimane molto forte, con un aumento del 13,4%. Ed è proprio sulla casa che si concentrano le attenzioni di consumatori. L’Intesa dei consumatori ribadisce che i nuovi pesi «non rispecchiano la realtà dei consumi degli italiani» e si chiede polemicamente se «nei prossimi mesi il tasso di inflazione arriverà sotto zero», mentre l’Adiconsum parla di «dato illusorio».