L’Istat: a fine 2003 in Italia la crescita si è fermata

16/02/2004

14 Febbraio 2004

LO SCORSO ANNO IL PIL E’ SALITO APPENA DELLO 0,4%, PRODUZIONE INDUSTRIALE -0,8%
L’Istat: a fine 2003 in Italia la crescita si è fermata
Imprese e sindacati in allarme. Berlusconi fiducioso

Raffaello Masci

    ROMA

      La crescita economica dell’Italia è debolissima. I dati sull’anno da poco trascorso dicono che il Pil è aumentato su base annua di appena lo 0,4%, cioè meno della pur modesta aspettativa del governo che aveva parlato dello 0,5. Peggio di noi in Europa è toccato solo alla Germania (+0,2%). Ci consola il fatto di stare più o meno nella media della Ue (0,4) ma al di sotto di quella della zona-Euro (0,6%). Quanto ai mesi a venire l’Isae (l’istituto di studi sulla congiuntura del ministero dell’Economia) parla di «risultati positivi» non ancora quantificabili, mentre per Eurolandia una ripresa appare all’orizzonte, ma solo dal terzo trimestre di quest’anno in avanti, e quindi chi vivrà vedrà. Se poi apriamo il capitolo della produzione industriale, osserviamo uno sconfortante -0,8% come dato tendenziale del 2003 (rapportato cioè all’anno precedente).
      Così dicono, spietatamente, i numeri diffusi ieri: quelli sul Pil italiano del 2003 e sulla produzione industriale, dall’Istat, quelli sui corrispondenti dati europei, da Eurostat, e quelli – infine – sulle prospettive del nostro Paese per i mesi a venire, dall’Isae. Nonostante il quadro d’insieme che da questi dati emerge, il presidente del Consiglio Berlusconi non ha nascosto il suo ottimismo: «Confermo i dati dell’Istat che sono dati scientifici e che sono anche in sintonia con i segni di ripresa che dà l’economia e con l’apprezzamento della Commissione europea».

        ITALIA. Il governo si attendeva un +0,5% mentre si è dovuto accontentare di uno 0,4%. Come dato congiunturale, peraltro (cioè il quarto trimestre sul trimestre precedenti) la crescita è stata zero. Rispetto – infine – al quarto trimestre del 2002, è stata di appena lo 0,1%. I dati diventano ancora più preoccupanti se rapportati a quelli dell’Unione europea (+0,4% sui tre mesi precedenti, +0,9% su un anno prima) e di Eurolandia (+0,3% e +0,6%), ma anche di quelli dei grandi paesi industrializzati: Stati Uniti (+1,0%, +4,3%), Regno Unito (+0,9%, +2,5%), Francia (+0,5%, unico dato disponibile), Germania (+0,2%, +0,2%).

          EUROPA. Secondo Eurostat nel 2003 il pil della zona euro è cresciuto dello 0,5%, in flessione rispetto al +0,9% registrato nel 2002. Nell’Ue la crescita è dello 0,7% rispetto al +1% registrato l’anno precedente. Come dato congiunturale – dice ancora l’istituto europeo – nel quarto trimestre 2003 il pil della zona euro è cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2002. Il pil nei quindici Stati membri dell’Ue è cresciuto invece dello 0,4% rispetto al terzo trimestre 2003 e dello 0,9% rispetto al quarto trimestre 2002. La Gran Bretagna (fuori dall’euro) è il paese che registra la migliore performance, con un pil, nel quarto trimestre, cresciuto dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2002.

            INDUSTRIA. Nell’intero 2003 – dice l’Istat – la produzione industriale è calata dello 0,8% e a dicembre ha accusato un calo dello 0,2% rispetto a novembre (dato destagionalizzato) e dello 0,2% rispetto al dicembre precedente. «L’Italia rischia di diventare il fanalino di coda», avverte il presidente di Confindustria Antonio D’Amato, che sprona a «rimboccarsi le maniche per diventare competitivi» e a smetterla di litigare per realizzare le riforme. «I dati mostrano che il paese non cresce» commenta secco il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, al quale fa eco Raffaele Bonanni, segretario confederale di Cisl: «il Pil dimostra che cresciamo ancora poco e questo è frutto di mancate scelte di politica industriale da parte del Governo e dall’abbandono della politica di concertazione». Ma il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi risponde mettendo in guardia dalle «cassandre» e fa notare invece che la ripresa dei consumi e della domanda di energia dimostra che la ripresa è effettivamente in corso. Più cauto il ministro dei Trasporti Pietro Lunardi che invita il Governo a «riflettere sui dati». Severa la posizione dei commercianti: «La crisi è confermata e servono risposte urgenti» afferma la Confcommercio, mentre Confesercenti vede ombre anche sulle prospettive per il 2004 e chiede al governo di mantenere le proprie promesse e alla Bce di abbassare i tassi.

              PROSPETTIVE. Per il primo trimestre 2004 l’Isae prevede un tasso di crescita del Pil «positivo, ancorché contenuto». Quanto alla produzione industriale, l’incremento dovrebbe essere dello 0,4% a gennaio, una flessione dello 0,7% a febbraio e un rialzo dello 0,5% a marzo. In sintesi: il trimestre si dovrebbe chiudere come il precedente, su valori prossimi allo zero. Gli analisti che ieri hanno commentato i dati congiunturali, ritengono improbabile la crescita dell’1,9% auspicata dal governo per il 2004.