L’ispettore? Lo paga l’impresa

01/03/2004



   
28 Febbraio 2004
ECONOMIA


 
LEGGE 30/SEMPRE PIU’ PRECARI
L’ispettore? Lo paga l’impresa

Controlli farsa La riforma: ispettori Inail e Inps, ma anche consulenti dell’azienda

ANTONIO SCIOTTO


Gli ispettori del lavoro trasformati in consulenti delle aziende, i sindacati esclusi dalle commissioni di conciliazione, i lavoratori irregolari lasciati soli a trattare con i dirigenti dell’impresa per arrivare a un «equo» accordo. E ancora: niente più ispezioni improvvise da parte dell’Inps, ma una cortese lettera che avverte il solo imprenditore che sono state denunciate delle irregolarità e che – dopo ben 15 giorni – ci sarà un controllo. E’ questa la «riforma» dei servizi ispettivi disegnata dall’articolo 8 della legge 30, che il governo si appresta a varare in via definitiva la prossima settimana. Cgil, Cisl e Uil – notevole il fatto che siano unite – hanno espresso la propria contrarietà. Un parere «bypassato» dall’esecutivo, dato che non ha mai previsto un confronto con le parti sociali. Uno dei punti più marcatamente «berlusconiani» della riforma è quello che prevede la possibilità per le aziende di rivolgersi alle direzioni provinciali del lavoro per ricevere consulenza e formazione. In sé, dicono i sindacati, nulla di male: il problema nasce dal fatto che non sia prevista la separazione di funzioni tra ispettori e consulenti, e che quindi si potrà innescare un bel conflitto di interessi. Insomma, oggi faccio il corso e guadagno un’integrazione salariale, domani vengo nella stessa azienda e faccio le ispezioni.

Ma non basta. Il nuovo ispettore non è più obbligato, quando fa i controlli, a redigere un verbale per la denuncia di eventuali irregolarità. Attualmente il verbale va non solo a tutti gli enti competenti, ma anche al giudice del lavoro, che può utilizzarlo come prova per disporre, ad esempio, la trasformazione del rapporto di lavoro (da cococo, mettiamo, a lavoratore dipendente, nel caso si sia verificato un uso abusivo della collaborazione). Con la nuova legge l’ispettore potrà redigere il verbale o soltanto gentilmente invitare l’imprenditore a rispettare le regole (immaginiamoci con quali risultati). E non basta ancora: in caso arrivi una denuncia all’ente di controllo, non è prevista, come oggi, una visita a sorpresa: l’ispettore scrive una lettera al solo datore di lavoro per metterlo a conoscenza del fatto che dopo 15 giorni riceverà una visita. Immaginiamoci, stavolta, il lifting che coprirà tutte le «rughe» del caso.

Il nuovo decreto unificherà anche tutti i servizi ispettivi – dall’Inail all’Inps, dalle Asl a quelli degli assessorati regionali – sotto una unica direzione centralizzata dipendente dal ministero dell’interno. «E’ una norma anticostituzionale – spiega Alessandro Genovesi, dipartimento politiche del lavoro Cgil – Nella riforma dell’articolo V della Costituzione è prevista l’autonomia territoriale dei servizi ispettivi sulla 626, ma in questo modo viene del tutto soppressa». Inoltre, aumenta la rigidità: l’ispettore Inps non potrà denunciare eventuali mancanze nella sicurezza, perché di competenza Inail, e viceversa. Le parti sociali sono state escluse dalla commissione dove l’azienda presenta i ricorsi, mentre i sindacati non potranno intervenire nel nuovo meccanismo di conciliazione, quello «monocratico»: i lavoratori irregolari sono chiamati a conciliare da soli, avendo di fronte soltanto l’ispettore e il datore di lavoro. «Una riforma assolutamente peggiorativa – conclude Genovesi – Ma è positivo che si sia trovata un’unità con Cisl e Uil. Noi, come Cgil, abbiamo criticato subito l’impostazione del libro Bianco e della legge 30: tende a svuotare il ruolo degli ispettori per spostare il baricentro su enti bilaterali e certificazione, togliendo autonomia ai sindacati».