L’isola dei cassintegrati e gli operai dimenticati

14/05/2010

Dal petrolchimico di Porto Torres che rischia di chiudere ai call center che delocalizzano. Dai 6.800 esuberi Telecom ai 130 mila posti già persi nell’edilizia. Le vittime della crisi sono in gran parte operai o simili. Non solo perché sono i più deboli, ma perché, contrariamente a quanto si creda, rappresentano ancora gran parte del mondo del lavoro. Altro che «razza» in via di estinzione! L’Istat certifica che su 17,2 milioni di lavoratori dipendenti più di 8milioni hanno la qualifica di «operaio» (per la precisione 8.072.000), cioè quasi uno su due.
Sul complesso dei lavoratori (23 milioni) circa uno su tre. 2,7 milioni di operai lavorano nell’industria, quasi un milione nelle costruzioni, 978 mila nel commercio, 642 in alberghi e ristoranti, 416 mila nei trasporti e il resto in attività minori. Nonostante ciò, sono dovuti salire sulle torri o sui tetti degli stabilimenti per farsi ascoltare da tv e giornali.
Poi sono arrivate iniziative ancora più originali come quella degli operai della Vinyls di Porto Torres, che il 23 febbraio sono sbarcati all’Asinara, l’ex Alcatraz italiana, dove da 79 giorni si alternano nelle vecchie strutture del carcere di massima sicurezza chiuso alla fine del 1997. E subito, all’«isola dei famosi» si è affiancata la ben più drammatica «isola dei cassintegrati». Solo che mentre il reality è finito mercoledì scorso la realtà dell’Asinara va avanti a oltranza, con prospettive peggiorate dopo il colpo di scena dell’altro ieri, con la Ramco, la multinazionale araba che si era impegnata ad acquisire la Vinyls, che ha comunicato al governo italiano il proprio ritiro. Una doccia fredda anche per il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che ha chiesto immediati chiarimenti alla Ramco invitandola a un incontro per la prossima settimana. Ma una doccia fredda soprattutto per gli operai del petrolchimico. «Ci siamo rimasti malissimo. C’è tanta rabbia. A questo punto speriamo proprio che il governo obblighi l’Eni a intervenire, perché la chimica italiana non deve morire. Noi non molliamo e l’occupazione dell’Asinara andrà avanti fino a quando non ci sarà una soluzione per tutti i lavoratori della Vinyls». Dall’Asinara, Emanuele Manca, 35 anni, da 15 dipendente dello stabilimento di Porto Torres, racconta così al telefono la reazione sua e dei suoi colleghi. «I ragazzi qui sull’isola sono disperati», aggiunge Pietro Marongiu, il più anziano dei cassintegrati di Porto Torres, 56 anni, dal 37 operaio del petrolchimico, soprannominato bonariamente dai suoi compagni «il tiranno» per come dirige le iniziative di lotta. A questo punto, conclude Marongiu, «Berlusconi deve dire ame, ai miei giovani colleghi e alle nostre famiglie che fine dobbiamo fare». I dipendenti della Vinyls sono in cassa integrazione dallo scorso novembre.
Nel 2009, secondo i dati Inps, i lavoratori toccati con varie modalità dalla cassa integrazione ordinaria sono stati un milione e mezzo e 343 mila quelli colpiti dalla cassa straordinaria e da quella in deroga.
La situazione è particolarmente pesante per le famiglie dove marito e moglie o padre e figlio sono entrambi in cassa e in quelle situazioni dove la sospensione del lavoro si prolunga per molti mesi, visto che l’assegno equivale all’80% della retribuzione e comunque non supera il massimale fissato in 886 euro. Ma ci sono anche decine di migliaia di lavoratori ancora senza ammortizzatori, come quelli a partita Iva, che spesso maschera un rapporto di lavoro subordinato. Oppure quelli che hanno un contributo poco più che simbolico, come i collaboratori a progetto che, a determinate condizioni, nel caso perdano il lavoro, ricevono un’indennità una tantum pari al 30% del reddito percepito nel 2009 e comunque non superiore a 4 mila euro.
La lista delle vertenze aperte è lunghissima. Dall’inizio del 2009 a oggi al ministero dello Sviluppo sono stati aperti più di 150 tavoli per gestire crisi aziendali e di settore che hanno coinvolto oltre 300 mila dipendenti. In questi giorni ricorrono i 40 anni dello Statuto dei lavoratori, ma gli operai non celebrano alcuna vittoria, piuttosto cercano di limitare i danni e difendere il posto.