L’Isae avverte: «Deficit di difficile gestione»

25/03/2004



25 Marzo 2004

L’Isae avverte: «Deficit di difficile gestione»

Al Tesoro mancano 4 miliardi di euro. Armosino fiduciosa sul gettito dei condoni

Stefano Lepri
ROMA
Manovre correttive no, ma cali di tasse nemmeno. I conti dello Stato cominciano a preoccupare anche il ministero dell’Economia. L’obiettivo di deficit per il 2004, 2,2% del prodotto lordo, sarà quasi certamente alzato. Ieri alla Camera il presidente dell’Isae Alberto Majocchi, che del ministro Giulio Tremonti è amico, senza fare numeri ha informato che «il quadro di finanza pubblica» nel 2004 risulta «di difficile gestione».
Per di più, il ricorso alle misure
una tantum è ormai agli sgoccioli. L’Isae, ente di ricerca pubblico ma autonomo, nota che lo squilibrio rispetto agli obiettivi «non potrà essere recuperato solo con provvedimenti di natura temporanea che, del resto, non è nemmeno agevole identificare». Alla gran parte degli espedienti si è già dato fondo, mentre le tendenze della spesa che il 2003 ha lasciato in eredità al 2004 sono preoccupanti: crescono a ritmo troppo veloce le spese correnti, quelle più difficili da tagliare; calano le entrate fiscali correnti (al netto dei condoni), con un saldo negativo tra le due grandezze per la prima volta da sei anni.
Majocchi, che riferiva al comitato permanentemente di Montecitorio per la spesa pubblica, nota tra l’altro che sul 2004 si scaricheranno due elementi che hanno tenuto a freno il deficit 2003: un anticipo di versamento da pari delle banche, pari a 2,7 miliardi (0,2% del prodotto lordo) e lo slittamento al 2004 degli effetti del rinnovo del contratto di lavoro della sanità. Per questi ed altri motivi il 2004 si presenta pesante. Salgono voci che è difficilissimo tagliare specie in una fase elettorale; la situazione «non lascia grandi margini per la sostituzione di quote significative di entrate straordinarie con entrate o minori spese ordinarie».
Il presidente dell’Isae si è fermato qui, senza esaminare gli sviluppi più recenti. Come già scritto da
La Stampa, i timori sopravvenuti nelle ultime settimane riguardano sia le entrate ordinarie, che potranno risultare inferiori al previsto a causa della minor crescita economica, sia le entrate straordinarie, in dubbio per il cattivo andamento, a tutt’oggi, di concordato preventivo e condono edilizio. Al Tesoro il rischio di mancate entrate straordinarie viene ora valutato in circa 4 miliardi di euro (0,3% del prodotto lordo) ma si spera che almeno in parte possa controbilanciarlo la coda del successo del condono fiscale, con le rate successive di pagamento.
Però un osservatorio indipendente come l’Ufficio studi di Banca Intesa, mettendo insieme sia gli effetti della minor crescita sia le minori entrate straordinarie, dà «una probabilità molto elevata» che il deficit 2004 superi il limite fissato dal trattato di Maastricht, 3% del prodotto lordo. Banca Intesa fa i suoi conti in base a una previsione pessimistica sulla crescita 2004 del prodotto italiano, +0,8%, non distante però dal «+1% se va bene» che si ascolta in Banca d’Italia e in Confindustria. I conti attuali del ministero dell’Economia sono fondati su una crescita 2004 dell’1,9%; l’Isae giudica accettabile che vengano rifatti sull’1,4% previsto dal Fondo monetario, benché «sia un po’ ottimistico».
La settimana scorsa era stata la Banca d’Italia a lanciare il primo allarme, anche a proposito del contenimento della spesa. Il sottosegretario all’Economia Maria Teresa Armosino si dichiara «assolutamente fiduciosa» che con la riapertura dei termini il concordato possa arrivare al gettito previsto di 2,5 miliardi di euro. Ma per l’opposizione «il governo ha perso il controllo dei conti pubblici»: a fronte del gettito di concordato e condono edilizio che manca, le spese continuano ad aumentare, sostiene il senatore Ds Enrico Morando, «con i decreti-legge di questi giorni che contengono interventi giusti, ma privi di copertura finanziaria».
Da parte governativa si vede un segno di sollievo nei dati delle entrate tributarie di marzo, +6,7% secondo le prime stime, con andamenti di alcuni capitoli che potrebbero segnalare sia una prima ripresa dei consumi sia una emersione del sommerso grazie alla regolarizzazione dei clandestini. Si tratta di un aumento ben superiore al 4,3% (+1,9% al netto dei condoni) registrato nel 2003. Se questa dinamica del gettito fosse confermata nei mesi successivi, le preoccupazioni per i conti pubblici diminuirebbero.