L’irrisolta questione femminile del lavoro

06/11/2003


  Economia e lavoro


06.11.2003
L’irrisolta questione femminile del lavoro
Dal rapporto Cnel risulta che il tasso di disoccupazione delle donne è del 12,2% a fronte del 7% degli uomini
di 
Felicia Masocco

ROMA L’occupazione aumenta ma meno che in passato e inoltre c’è una questione femminile nel mercato italiano del lavoro in cui le donne in coppia e, soprattutto, con figli, fanno fatica ad entrare.
Va meglio per le single che hanno tassi di occupazione di tutto rispetto, se davanti al numero di posti di lavoro occupati dalle donne
c’è il segno positivo si deve sostanzialmente a loro. O meglio, al loro status di donne non madri.
Sono dati in chiaroscuro quelli contenuti nel rapporti annuale del
Cnel elaborato da un commissione di tecnici presieduta dal sociologo Aris Accornero. Per il settimo anno consecutivo anche il 2002 ha registrato un aumento degli occupati e un calo dei disoccupati, ma in misura rallentata rispetto agli anni precedenti: complessivamente si è passati a 21 milioni e 829mila occupati contro 21 milioni e mezzo del 2001, con un aumento dell’1,5% pari a 211mila unità (gli occupati
sono cresciuti di 315mila unità, i disoccupati sono calati di 104mila).
Una crescita «decelerata» la definisce il rapporto e questo è il primo datoombra.
Il secondo riguarda l’occupazione femminile: l’analisi del Cnel ha messo in luce che negli ultimi cinque anni su un aumento di 1.622mila posti di lavoro, due terzi sono andati alle donne (1.044mila contro 578mila degli uomini) ma il tasso di disoccupazione femminile
(sebbene in leggero calo) si attesta ancora sul 12,2% a fronte del 7%
di quella maschile. Senza dubbio un bel divario che mostra come la disoccupazione femminile stenti di più ad essere riassorbita anche da un mercato che negli ultimi anni ha mostrato di essere molto vitale e che ora aspetta di confrontarsi con la legge 30 che lo riforma.
Sempre dal punto di vista delle donne, il rapporto del Cnel evidenzia
come ci vorrebbero «performance 3 o 4 volte superiori perché l’occupazione femminile possa mantenere un andamento simile a quella maschile». Dal punto di vista qualitativo, invece, i posti di lavoro stabili ricoperti da donne sono cresciuti di 800mila unità, mentre tra gli uomini il dato è addirittura negativo (-277mila) avanza cioè la precarietà.
Al mercato del lavoro piacciono le single «hanno un tasso di occupazione elevatissimo e paragonabile a quello dei maschi», si legge. «Ma ciò che fa scendere l’occupazione non è tanto l’essere in coppia quanto avere dei figli».
E se in un anno quasi 350 mila donne hanno smesso di fare le casalinghe e si sono immesse sul mercato, circa 250 mila sono tornate indietro, a casa. Ancora: le donne che lavorano part-time sono oggi il 16,9% (1.396mila) a fronte del 3,5% degli uomini (476mila); per questi ultimi il tempo parziale è più un ripiego in assenza di contratti migliori(43%), per le donne invece i motivi personali incidono di più (34,4%) anche se per il 29% il part-time è una scelta. «Si vede con grande chiarezza che l’occupazione al femminile è la parte più debole, perché l’accesso al mercato continua ad essere difficoltoso. Mancano le strutture, i servizi, che consentano un ingresso più facile», ha sottolineato il presidente del Cnel Pietro Larizza il quale si è soffermato anche sull’altro anello debole, il Sud dove «il tasso di disoccupazione è 4 volte superiore rispetto a quello del Centro-Nord». Quanto alla riforma del lavoro, l’ex segretario generale della Uil ha detto che oltre a valutare gli effetti occupazioni che avrà è necessario «studiare per stabilire qual è il sistema di protezione sociale» nei confronti dei nuovi occupati. se non altro perché i giovani «il futuro è sicuramente segnato dal grigiore pensionistico».
Cresce il lavoro dipendente, ma cala nel pubblico impiego, e aumentano i liberi professionisti: anche questo si vede nella fotografia scattata dal Cnel. E sullo sfondo, come si è detto, resta la «decelerazione» dell’occupazione: «Era prevedibile – è il commento
del responsabile Lavoro dei Ds Cesare Damiano – anche perché le buone leggi come il pacchetto Treu del ’97 non possono, da sole, fare miracoli». «L’occupazione è cresciuta – prosegue l’esponente Ds – per sette anni consecutivi, cioè dal varo della riforma del lavoro voluta dal centrosinistra nel ’97, con l’accordo delle parti sociali.
Ha prodotto circa 2.000.000 di posti di lavoro aggiuntivi cui si è affiancata un’azione di risanamento dei conti pubblici, di sostegno alle imprese e di ripresa dell’economia». «Anche negli anni recenti della destra – aggiunge Damiano – l’occupazione ha continuato a crescere, grazie al pacchetto Treu, nonostante il fatto che le politiche “creative” di Tremonti abbiano prodotto un peggioramento dell’economia ben al di là delle criticità internazionali.
Adesso il rubinetto si è praticamente chiuso a causa della recessione».
«Il governo anziché illudere il Paese che la ripresa dell’occupazione passi attraverso leggi che rendono più precaria l’occupazione, farebbe bene a pensare a misure di rilancio dell’economia e di politica industriale».