L’Irpef disegna un’Italia di poveri

19/03/2007
    sabato 17 marzo 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

    L’Irpef disegna un’Italia di poveri

    Pubblicati i dati delle dichiarazioni: nelle città 8 denunce su 10 sotto i 35 mila euro

      ROBERTO GIOVANNINI
      TERESA PITTELLI

      Un paese di povera gente. O di grandi evasori. O di tutt’e due. Gli italiani che possono permettersi una vita agiata, con un reddito dichiarato di oltre 100mila euro l’anno, sono solo due su cento. Il 10% si deve accontentare di introiti fino a 10mila. Il 70% si colloca tra 10 e 30mila. Il sospetto che accanto ai tanti pensionati poveri o lavoratori precari ci siano moltissimi evasori totali – un po’ alla Fabrizio Corona, nullatenenti con la Bentley – è forte.

      I numeri sono numeri. E sono contenuti in oltre 8mila tabelle (una per ogni Comune) che fotografano lo stato dell’arte delle dichiarazioni dei redditi 2005 (con i redditi 2004, naturalmente) dei circa 40 milioni di contribuenti del Belpaese. Il dipartimento delle Finanze li ha messi online per consentire ai sindaci di calcolare le addizionali Irpef, ma il quadro è scioccante. Considerando le dieci maggiori città, ben l’82% degli italiani dichiara al Fisco un reddito inferiore ai 35mila euro, livello che nel dibattito politico viene normalmente considerato medio-basso. E mentre sarebbero pochi, pochissimi, ad arrivare oltre i fatidici 100mila euro, i contribuenti che devono accontentarsi di sbarcare il lunario con meno di mille euro al mese rappresentano oltre il 10% del totale. Un italiano su dieci. Ed è del tutto evidente che è enorme il numero di contribuenti infedeli.

      Il ceto «medio».
      La prospettiva non cambia se si considera «benestante» chi denuncia un reddito superiore ai 70.000 euro, quelli che pochi mesi orsono furono indicati da molti osservatori e politici «ceto medio-basso» meritevole di protezione. Ebbene: tra tutti, raggiungono soltanto il 4,3% del totale della platea di contribuenti. Al contrario, è facile constatare che in tutti i capoluoghi di Regione, nessuno escluso, la fascia di reddito che conta in assoluto il maggior numero di contribuenti è quella tra i 15mila e i 20mila euro: redditii mensili tra i 1.200 e i 1.500 euro.

      Le città
      È Roma, seguita da Milano, la città più ricca. Almeno se si considera il reddito imponibile dichiarato per i modelli Unico del 2005. Roma nel complesso ha denunciato al Fisco 38.512.410.019 euro. Lasciando così al palo Milano, che ha denunciato 24.383.969.881. A Roma spetta anche il primato dei «paperoni», con 30.960 persone che hanno dichiarato un reddito di oltre 100mila euro contro 27.408 milanesi. A Roma però ci sono anche più poveri. Ad evere un reddito fino mille euro sono quasi in 10 mila, da 1.000 a 2.000 euro in 9.200, i milanesi circa la metà.Tra le altre grandi città, Torino figura al terzo posto con un imponibile complessivo di 12.455.898.969 euro, seguita da Genova (8.499.345.674 euro), Napoli (8.215.542.950 euro), Bologna (6.404.607.893 euro) e Firenze (5.512.661.790).

      I luoghi dei vip
      Da Capri a Cortina, da Portofino a Forte dei Marmi, da Sestriere a Porto Cervo: nelle località di vacanza la maggior parte dei contribuenti resta tra i 10mila e i 15mila euro. A Capri, una delle località più note nel mondo, 6 abitanti su 10 risultano sotto i 10mila euro (per il Fisco). La solita soglia dei 100 mila euro è rappresentata dall’1,8% dei contribuenti. Dal mare alla montagna: a Cortina d’Ampezzo la fascia dei «ricchi» oltre i 100mila euro scende all’1,7%. Ad Arcore, dove risiede l’ex premier Silvio Berlusconi, solo in cinque superano i 100mila. Sempre cinque i «ricchi» di Villar Perosa, regno degli Agnelli. A Portofino, quasi il 5% dei contribuenti.