L’ira di Susanna Camusso fischiata dalla piazza Fiom

28/01/2011

Susanna Camusso alla fine è (fanno sapere) «amareggiata». Ai cronisti pare piuttosto che il segretario generale della Cgil sia furiosa per come la Fiom (non) abbia gestito Piazza Maggiore durante il comizio finale della manifestazione emiliana (anticipata di un giorno rispetto alla scadenza nazionale di oggi, in tutte le altre regioni) per lo sciopero generale dei metalmeccanici contro la politica Fiat e l’atteggiamento di Federmeccanica. Si sapeva che la Fiom vuole la proclamazione dello sciopero generale. Si sapeva pure che i ragazzi dei centri sociali e gli studenti lo avrebbero invocato a suon di slogan e striscioni. E si sa infine che Camusso di sciopero generale in questa fase non ne vuole affatto sapere. Ma un conto è qualche slogan e qualche rumoreggiamento; un altro è dare l’impressione di una piazza divisa. Peggio, costringere il segretario generale della Cgil a parlare facendo i conti con qualche fischio e un bel po’ di freddezza. Peggio ancora, vedere il leader della confederazione uscire dalla piazza accompagnata solo dai suoi collaboratori e dai capi della Cgil di Bologna e dell’Emilia, seguita non molto cordialmente da qualche ragazzo che le strilla «fai la sindacalista, proclama lo sciopero!».

Le ragioni per cui il numero uno della Cgil non vuole proclamare lo sciopero generale sono piuttosto semplici. La spallata si può e si deve dare, ma «al momento giusto», dice ai suoi: lo sciopero deve fare male, va costruito. Secondo, se serve contro il governo, bisogna prima capire come evolve la situazione politica; se è contro Confindustria, allora non avrebbe letteralmente senso attaccare gli imprenditori proprio nel momento in cui ad Emma Marcegaglia la Cgil chiede di riavviare la trattativa sulla politica economica e il negoziato sulle regole per rappresentanza e democrazia, dopo lo strappo di Sergio Marchionne. «Adesso c’è stato questo sciopero dei metalmeccanici – è la sua conclusione – poi vedremo le risposte che ci verranno date, e decideremo». Quanto a Landini – che ha detto dopo il comizio che «gli scioperi generali non si decidono in piazza, ma negli organismi dirigenti» – Camusso certo non ha apprezzato il «trattamento» di ieri in Piazza Maggiore: fischi non se ne sono sentiti molti, a Guglielmo Epifani il 16 ottobre a San Giovanni a Roma andò anche peggio. Certo è che per i collaboratori del segretario «questo era uno sciopero di categoria, la presenza della segreteria confederale non era dovuta, tantomeno quella di Camusso a Bologna. Ci aspettavamo altro». Con la Fiom, comunque andranno le cose, la faccenda certamente non si chiuderà qui.

Lo sciopero Fiom in Emilia-Romagna sembra andato bene: in piazza Maggiore saranno 30 mila, forse più, con tantissimi giovani e studenti. C’è anche il Pd, con Stefano Fassina, della segreteria di Bersani, alfiere dei critici di Marchionne. Il segretario della Fiom Landini attacca la Fiat: «È bene – scandisce dal palco – che Marchionne a febbraio si svegli meglio e riapra le trattative, perché quegli accordi non siamo disponibili ad accettarli e li combatteremo con tutti i mezzi possibili. Non ci fermeremo, continueremo fabbrica per fabbrica, fino a riconquistare un contratto». Poi la richiesta: «Credo sia il momento di dire con chiarezza che tutta la Cgil metta in campo lo sciopero generale in tutto il Paese, per sconfiggere Confindustria e cambiare governo in questo Paese». La piazza lo acclama. Susanna Camusso non dice neanche una parola sullosciopero generale: critica l’intesa su Mirafiori, parla di una campagna per la democrazia la dignità e la rappresentanza, di marce per il lavoro e l’occupazione, boccia il progetto di federalismo, «che farà pagare più tasse ai cittadini». E se la prende con il governo: «Pensano davvero che gli investimenti in questo Paese vengono o non vengono in base al voto dei lavoratori? Oppure, piuttosto, in base all’immagine che dà il presidente del Consiglio, di cui ci vergogniamo? Quanti investimenti, quanta credibilità il presidente del Consiglio fa perdere ogni giorno al nostro Paese?».