L’ira di Pezzotta: no agli interventi

04/09/2003





giovedì 4 settembre 2003

il retroscena

L’ira di Pezzotta: no agli interventi
Così si fa saltare il dialogo sociale


Le confederazioni attendono la risposta dell’esecutivo alle «controproposte» avanzate in estate

      ROMA – Che la riforma delle pensioni sarebbe stata un passaggio cruciale nei rapporti fra il sindacato e il governo, Savino Pezzotta lo sospettava da tempo. Ma dopo aver letto le dichiarazioni di Umberto Bossi sul Corriere di ieri ne ha avuto la certezza. L’irritazione del segretario generale della Cisl è fortissima e palpabile. Il motivo è fin troppo ovvio: il governo sta decidendo i contenuti di una riforma di simile portata senza consultare il sindacato. Anzi, sovvertendo in modo clamoroso tutte le normali procedure. Per esempio, Pezzotta ricorda che sta ancora aspettando, insieme ai segretari generali della Uil Luigi Angeletti e della Cgil Guglielmo Epifani, una risposta alle controproposte sulla delega previdenziale che avevano avanzato in estate. E che ora sono finite, evidentemente, in fondo al cassetto. Un fatto che il segretario della Cisl interpreta quantomeno come una rozza manifestazione di disinteresse, se non addirittura come un autentico affronto.
      Pezzotta è persuaso che il metodo scelto dal governo metterà il sindacato davanti al fatto compiuto, costringendolo a dire sì oppure no. Senza poter proporre alternative. Una questione che secondo il segretario della Cisl potrebbe addirittura pregiudicare il dialogo sociale sulla partita della previdenza. Una partita, d’altra parte, nella quale Pezzotta non è disposto a fare nessuna concessione. Se non forse quella di un aumento degli incentivi. Linea sulla quale è schierato pure Angeletti, contrario a qualunque intervento «che renda obbligatorio l’innalzamento dell’età pensionabile modificando strutturalmente la riforma Dini».
      Nei contatti che ha avuto in queste settimane con esponenti di governo il segretario della Cisl non ha smesso di mettere in guardia sulle conseguenze di un intervento sulle pensioni. Spiegando di aver avvertito pericolose tensioni sociali. Ha anche messo in chiaro, Pezzotta, che di fronte a misure giudicate negative, i sindacati non potrebbero non reagire. E se questo non è ancora lo spettro dello sciopero generale del 1994, che accelerò la caduta del governo di Silvio Berlusconi, poco ci manca.
      Il disagio della Cisl, per giunta, non lascia indifferente una parte della maggioranza. Precisamente l’Udc, formazione politica che si trova più in sintonia con le posizioni del sindacato cattolico. Non a caso Rocco Buttiglione ieri ha voluto raffreddare gli entusiasmi di chi cantava vittoria per l’accordo. Prima del vertice sulle pensioni il ministro delle Politiche comunitarie aveva voluto ascoltare il segretario del suo partito, Marco Follini, e il predecessore di Pezzotta, Sergio D’Antoni, proprio per decidere la linea di condotta. Il timore dei cattolici del Polo è che la riforma delle pensioni possa contenere, come anche la prossima Finanziaria, misure penalizzanti per il Mezzogiorno. E che colpiscano tutti: dai contadini alle imprese.
Sergio Rizzo