L’ira della Cgil: non tratti con il governo

10/01/2003




10 gennaio 2003
L’ira della Cgil: non tratti con il governo

«Tragico errore l’apertura di Fassino sulla previdenza». Critiche da Verdi, Pdci e Rifondazione

      ROMA – Il commento più duro è quello della Cgil: «Fassino non tratti con il governo sulle pensioni. Sarebbe un tragico errore» (parole di Beniamino Lapadula, responsabile economico). Ma «stupore» e «sorpresa» arrivano anche dalla Uil e dalla Cisl. E poi dai Verdi, dai comunisti italiani, da Rifondazione. L’uscita del segretario dei Ds, Piero Fassino («bisogna aumentare l’età pensionabile, incentivando chi lo desidera a proseguire l’attività»), ha seminato lo scompiglio tra le file, per altro già agitate, del centrosinistra. Tanto che, a fine serata, Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha buon gioco a staccare il dividendo politico dall’ennesimo scontro interno nel campo avverso: «Con chi deve parlare la maggioranza dopo ciò che sta accadendo nella sinistra? All’ombra dell’Ulivo è iniziata una guerra senza quartiere. L’opposizione è sempre più terra di nessuno». In realtà la polemica sulle pensioni corre su due livelli. Il primo è nettamente politico e riprende lo schema già visto sul tema delle riforme istituzionali. Ossia: l’opposizione deve dialogare con il governo? Con la sua intervista all’«Espresso» Fassino sollecita l’Ulivo a mettere in campo una proposta e quindi, di fatto, ad avviare un confronto. Il «no» più drastico viene dal presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «E’ impensabile dialogare con un governo che continua a mantenere come ministri Bossi e Tremonti, i simboli del disastro economico e della confusione istituzionale. Non diamo una stampella a un esecutivo estremista e allo sbando». Rifondazione e comunisti italiani, invece, partono dallo stesso punto politico, ma toccano poi anche l’altro livello, cioè il merito della riforma previdenziale. Osserva Marco Rizzo, capogruppo alla Camera dei comunisti italiani: «Oggi i conti dell’Inps sono più che in ordine, sono in attivo e tali resteranno sino al 2004. Non vi è quindi motivo per cui l’Ulivo debba aprire il terreno di discussione su un’ulteriore riforma delle pensioni». E Paolo Ferrero, della segreteria di Rifondazione comunista, definisce «semplicemente sconcertante la disponibilità di Piero Fassino «a confrontarsi con il governo sull’allungamento dell’età pensionabile». Ma le critiche più insidiose per il segretario dei Ds sono forse quelle che provengono dai sindacati. Lapadula (Cgil) parla di «tragico errore»: «Trattare questo tema rappresenterebbe una sorta di soccorso rosso nei confronti della fallimentare politica economica del governo che ha bisogno soltanto di fare cassa ancora una volta sulla pelle dei lavoratori». Adriano Musi (Uil) considera «sorprendenti e superficiali» le affermazioni di Fassino e cita i risultati della «commissione Brambilla» (dal nome del sottesegretario al Welfare) secondo cui non ci sarebbe un’emergenza pensioni nel breve periodo. Più possibilista la Cisl. Anche il segretario Savino Pezzotta farebbe a meno di una qualsiasi riforma, ma è comunque interessato a capire come possono funzionare gli incentivi per aumentare l’età pensionabile. Così, a fine giornata, Cesare Damiano, responsabile lavoro della segreteria nazionale dei ds, ha il suo bel da fare per chiarire le parole di Fassino.
      A questo punto il quadro dei prossimi giorni si presenta piuttosto confuso. Anche perché sulla riforma esistono idee diverse anche nella maggioranza. Il punto chiave è proprio quello della scelta tra incentivi o disincentivi per allungare l’età pensionabile. Vale a dire: è sufficiente dare più soldi in busta paga a chi decide di restare al lavoro, oppure sono necessarie anche delle penalizzazioni per chi, comunque, vuole andare in pensione? Nel Polo da una parte c’è chi come il viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, conferma che il governo è pronto a riconoscere «un incentivo fino al 33% della retribuzione» (cioè l’intera aliquota contributiva n.d.r.). Nello stesso tempo, però, Baldassarri sostiene che «i disincentivi non sono una grande idea, perché fanno arrabbiare i pensionati e non risolvono il problema della spesa pubblica». Viceversa Marco Follini, segretario dell’Udc, ritiene che «senza un meccanismo di disincentivi, c’è il rischio di varare una riforma debole e inefficace».
Giuseppe Sarcina


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