Liquidazioni, nuovo veto di Cofferati.

22/11/2000

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Mercoledì 22 Novembre 2000 testata_quotidiano
Tesoro prudente: concertazione. Lombardi: trattativa a tutto campo.

Il Governo vuol mediare: Tfr fuori dalla manovra.
Ma Cofferati ribatte: senza la riforma salta la verifica sulle pensioni

ROMA. Non è scontato il ricorso a un emendamento nella Finanziaria per varare la riforma del Tfr. Lo ha lasciato intendere ieri il ministro del Tesoro Visco secondo cui occorre una nuova fase di concertazione perché «il Paese non può andare avanti con i veti» e «la previdenza complementare è un’esigenza assoluta, in particolare per i giovani».

Ma questa idea non trova d’accordo Sergio Cofferati. Secondo il segretario della Cgil, la riforma del Tfr è urgente e il mancato ricorso a un emendamento nella Finanziaria pregiudicherebbe la verifica sull’intera materia pensionistica. Per Cofferati, inoltre, non è possibile ipotizzare alcun legame tra la riforma del Tfr ed eventuali provvedimenti sulla flessibilità, collegamento invece ipotizzato dalle imprese. Un altro possibile legame tra riforma del Tfr e un ulteriore ritocco delle aliquote Irpeg è stato prospettato dal presidente della commissione Bilancio del Senato, Romualdo Coviello. Condizione non considerata vincolante, invece, da Franco Monaco (Democratici). Giancarlo Lombardi, per i popolari, auspica una nuova fase di concertazione «la più ampia possibile».

Il Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ha invitato nel frattempo la maggioranza a recuperare, nel corso dell’esame al Senato, i «messaggi base» della Finanziaria 2001, tra cui il recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Amato ha invitato anche a recuperare maggiori risorse per far fronte all’emergenza alluvioni.

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Mercoledì 22 Novembre 2000 italia – politica
Il Governo appare più prudente e studia altre strategie, ma il leader sindacale alza il tiro: senza riforma salta la verifica sulle pensioni. Liquidazioni, nuovo veto di Cofferati. Visco: stiamo valutando se la manovra «è il veicolo più opportuno» Monti: presto la risposta sull’Irpeg

ROMA. Il Governo sta valutando se la Finanziaria sia «il veicolo più opportuno» per realizzare la riforma del Tfr. Ieri è stato Vincenzo Visco a farsi portavoce dell’attenzione che l’Esecutivo sta dedicando a quella che anche Palazzo Chigi ha definito «la delicata e problematica» questione dello smobilizzo delle liquidazioni "future". Il ministro del Tesoro, dopo aver affermato che «il Paese non può andare avanti con i veti» anche perché «la previdenza complementare è un’esigenza assoluta, in particolare per i giovani», ha lasciato intendere che il ricorso a un emendamento alla Finanziaria non è scontato e che, comunque, qualsiasi soluzione sarà vincolata alla concertazione con le parti sociali (a Palazzo Chigi continuano gli incontri informali con le diverse sigle interessate al confronto).

Ma il mancato ricorso a una modifica alla legge di bilancio per risolvere la partita del Tfr non trova affatto d’accordo Sergio Cofferati. Per il leader della Cgil, se non ci sarà l’emendamento alla Finanziaria «i confronti futuri in materia di previdenza saranno oggettivamente più complessi, a partire dalla verifica del 2001». In altre parole, secondo Cofferati occorre fare in fretta, anche perché la mancata soluzione in tempi brevissini della questione delle liquidazioni farebbe atomaticamente diventare in salita il confronto del prossimo anno sui correttivi da apportare al sistema di previdenza obbligatoria. Cofferati ha anche ribadito che con forza che se Confindustria pensa che in tema di Tfr e previdenza «ci possa essere qualche scambio, deve sapere che la Cgil non ci starà mai».

In Parlamento, comunque, resta diffusa l’idea che un’intesa tra Governo e parti sociali possa essere raggiunta e che la riforma possa essere realizzata con un emendamento alla Finanziaria. Anche se all’interno della maggioranza non manca qualche distinguo. Romualdo Coviello (Ppi), presidente della commissione Bilancio del Senato, ha detto ieri che «le notizie che arrivano indicano un livello di consenso abbastanza avanzato». Secondo Coviello il successo dell’operazione potrebbe essere favorito da un aggancio tra Tfr e riduzione dell’Irpeg al Sud: «Le due cose sono in qualche modo legate e credo che sull’Irpeg sia possibile un punto di raccordo ulteriore».

Su quest’ultimo fronte, ieri il commissario Ue, Mario Monti, ha detto che la «richiesta di giudizio» sollecitata recentemente dal Governo italiano «troverà presto la sua risposta da parte della Commissione». Ma sull’ipotesi di sgravi differenziati sull’Irpeg nel Mezzogiorno, Monti, nel corso di un’audizione all’Europarlamento, ha anche detto che «le posizioni della Commissione Ue sono note», lasciando prevedere un "no", quanto meno parziale, di Bruxelles.

Tornando al Tfr, anche per Enrico Morando, responsabile economico dei Ds, «le condizioni per arrivare a inserire la riforma nella Finanziaria sembrano esserci tutte: soltanto un pregiudizio contrario potrebbe impedirlo».

I Democratici non vincolano la realizzazione della riforma a un emendamento alla Finanziaria. «Si deve passare attraverso il metodo della concertazione», ha affermato Franco Monaco, capogruppo dell’Asinello alla Camera, aggiungendo che «se l’intesa sarà conseguita in tempo utile per immettere la riforma del Tfr nella Finanziaria sarà tanto meglio, in caso contrario si potrà mettere a punto un correttivo al Ddl sullo smobilizzo delle liquidazioni già all’esame di Montecitorio». Contrario all’emendamento è anche Sergio D’Antoni: il problema del Tfr «può essere risolto solo con una contrattazione tra le parti». Tfr che, secondo il Ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, deve essere al più presto utilizzato per alimentare la previdenza integrativa.

La situazione diventerà più chiara la prossima settimana quando, dopo una nuova fase di contatti informali, il Governo, secondo la tabella di marcia abbozzata da Palazzo Chigi, potrebbe convocare, su tavoli separati, Confindustria e sindacati. Giuliano Amato, come aveva ripetuto nei giorni scorsi, resta intenzionato a consultare ufficialmente le parti sociali per poi prendere una decisione. Palazzo Chigi, che considera urgente il decollo della previdenza integrativa, non porrà comunque aut aut sull’emendamento alla Finanziaria.

E a confermare indirettamente non solo che non ci saranno blitz del Governo, ma anche che l’esito della partita dipenderà dalle "scelte" di Confindustria e sindacati, è stato ieri il sottosegretario alle Finanze, Alfiero Grandi, secondo cui l’Esecutivo, in assenza di un’intesa, potrebbe proporre un intervento limitato alla riduzione della tassazione sui rendimenti della previdenza integrativa. Il Governo potrebbe cioè dare il via quanto meno alla riduzione dall’11 all’8,8-8% dell’imposizione sui fondi pensione.

Marco Rogari