Liquidazioni, alt di Confindustria al governo

20/11/2000


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POLITICA     


Corriere della Sera
Liquidazioni, alt di Confindustria al governo

«Il Tfr non va riformato ora con la Finanziaria». Cofferati: bene se l’esecutivo accelera

      ROMA – E’ un pesantissimo altolà al governo quello che la Confindustria ha affidato a un comunicato di 22 righe diffuso ieri pomeriggio. L’organizzazione degli industriali ha infatti dichiarato di essere «assolutamente contraria a trattare la questione del Tfr in tutta fretta per inserirla come emendamento in finanziaria». Per il ministro del Lavoro Cesare Salvi, che sabato aveva ventilato questa possibilità, è una doccia gelata. Ma è anche una nuova bordata alla Cgil, apertamente favorevole a risolvere la faccenda prima possibile, come ha confermato ieri sera il segretario generale Sergio Cofferati che ha dichiarato: «Se il governo intende fare in fretta io sono d’accordo».
      CONFINDUSTRIA ALL’ATTACCO
      - La Confindustria rilancia la sua linea: piena disponibilità ad affrontare il nodo dell’uso del Tfr (cioè delle liquidazioni dei dipendenti, 27 mila miliardi l’anno che le imprese usano come fonte di finanziamento) nei fondi pensione, ma in un confronto che comprenda anche misure per la flessibilità del lavoro e interventi per l’emersione delle imprese in nero. «Anche altre organizzazioni – dice il comunicato – hanno rivolto per mesi questo invito pressante al governo senza ricevere risposte». Il riferimento è alla Cisl, che su questo tema si trova su posizioni distanti da quelle della Cgil. «Oggi – scrive la Confindustria – si apprende dalla stampa che le parti sociali sarebbero chiamate a discutere solo di Tfr e che entro due settimane dovrebbe essere raggiunta un’intesa, grazie al fatto che esisterebbe già un sostanziale accordo su un testo proposto dal governo. Confindustria non può essere d’accordo su un testo che nemmeno conosce». E se la questione del Tfr venisse isolata dalle altre «non ci sarebbero margini per trattare».

      SCONTRO CON COFFERATI - Ma che cosa ha determinato tanta irritazione a viale dell’Astronomia? Intanto la proposta fatta da Salvi, di introdurre un emendamento nella finanziaria che conceda incentivi ai lavoratori per utilizzare le liquidazioni per la pensione integrativa, giunta sabato mattina: appena poche ore dopo che il presidente della Confindustria Antonio D’Amato insieme al direttore generale Stefano Parisi aveva avuto un lungo colloquio con il presidente del Consiglio Giuliano Amato proprio su quei temi, dal quale aveva evidentemente tratto una sensazione diversa. Soprattutto, però, hanno lasciato di stucco i vertici della Confindustria le dichiarazioni del consigliere di Amato Paolo Onofri, che dà due settimane di tempo per firmare l’intesa. Dietro a questo aleggia il sospetto di un accordo sottobanco fra il governo e la Cgil, sospetto che appare chiaro dalla frase con cui si conclude il comunicato. Per la Confindustria se il governo non aprisse un confronto anche su sommerso e flessibilità dimostrerebbe «ancora una volta di voler assecondare una sola sigla sindacale e decreterebbe il rinvio della questione del Tfr alla riforma della previdenza», nel 2001.

      LA REPLICA DELLA CGIL – Del resto, la Cgil vuole accelerare i tempi per un motivo ben preciso. Dal primo gennaio sarà consentito detrarre dall’Irpef fino a 10 milioni di versamenti alla previdenza complementare. «E se non si facesse la riforma del Tfr, ne potrebbero usufruire solo i lavoratori autonomi, che non hanno la liquidazione», spiega il segretario generale aggiunto della Cgil Guglielmo Epifani. Il quale replica duramente all’affondo confindustriale: «Mi pare che la Confindustria scarichi su altri responsabilità proprie. Continuano a dividere i sindacati in buoni e cattivi. E non vogliono prendere atto che le nostre ragioni sono più forti di quello che pensano, come dimostra il fatto che altri imprenditori danno ragione alla nostra impostazione». Epifani si riferisce al presidente della Banca nazionale del lavoro Luigi Abete, che pochi giorni fa a un convegno organizzato da Mediobanca e dalla Cassa forense aveva chiesto di collegare la riforma del Tfr alla riforma della previdenza. Era la stessa linea che la Confindustria aveva tenuto durante la presidenza dello stesso Abete e del suo successore Giorgio Fossa. E che D’Amato aveva completamente ribaltato al suo arrivo, mettendo sull’altro piatto della bilancia non la riforma delle pensioni ma la flessibilità del lavoro e il sommerso.

      Sergio Rizzo