L’inverno caldo dei rinnovi contrattuali

07/01/2003



Martedí 07 Gennaio 2003

Contratti


L’inverno caldo dei rinnovi contrattuali

Si riaprono i tavoli all’ombra dei dati sull’inflazione: i sindacati chiedono aumenti superiori al tasso programmato per il 2003


MILANO – Chiudere la partita cercando di ridurre gli effetti dello scontro con i sindacati, rispettando la politica dei redditi e, soprattutto, tracciando le nuove regole per i prossimi confronti. Per il Governo il nuovo anno si apre con la sfida complessa dei rinnovi contrattuali che, secondo stime sindacali, coinvolgono otto milioni di lavoratori. Sullo sfondo la forbice tra l’inflazione programmata fissata per il 2002 all’1,7% e quella reale stimata dall’Istat al 2,5%, che per i sindacati è un’ipoteca anche sull’inflazione del 2003, tanto da rendere «irrealistico» il tasso programmato dell’1,4%. Questo divario per i confederali mette a rischio il potere d’acquisto dei salari e sollecita la necessità di rivedere i meccanismi dell’accordo del ’93, «quando – spiega Antonio Foccillo segretario confederale della Uil – prevedendo l’aggancio delle retribuzioni all’inflazione non si pensava che quella programmata potesse discostarsi così tanto da quella reale». La questione più urgente è chiudere i contratti, come nel pubblico impiego, in attesa del rinnovo già da un anno. «Anche perché – ricorda Foccillo – tra nove mesi dovremo presentare la piattaforma per il nuovo biennio». Sbarra, però, la strada come un macigno il nodo delle risorse. Se il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi nei giorni scorsi invitava i sindacati alla moderazione salariale e al rispetto del protocollo del ’93, la risposta dei confederali e in particolare della Cgil non lascia dubbi: «Si tratta – spiega Laimer Armuzzi segretario della Cgil-pubblico impiego – di difendere i salari dinanzi a una inflazione che è sempre più galoppante e che il Governo non riesce a frenare. Noi siamo pronti, già da oggi, a riunire le segreterie per decidere quale percorso e quali agitazioni intraprendere». La Cisl non parla di scontro ma lancia una proposta su cui cercare un accordo. Secondo Pierpaolo Baretta, segretario confederale «i contratti vanno rinnovati un po’ sotto l’inflazione reale». E il riferimento è al 2,5% stimato per l’anno scorso. In attesa che il confronto si rassereni, una prima schiarita potrebbe arrivare dal contratto di uno dei comparti più rappresentativi del pubblico impiego (un milione circa di dipendenti), quello della scuola. Un incontro tra i sindacati e il ministro Letizia Moratti alla vigilia di Natale sembra aver riaperto la trattativa. La svolta è arrivata con l’impegno del ministro a integrare con nuove risorse l’incremento salariale del 5,56% previsto dall’intesa dello scorso febbraio. Si tratterebbe di circa 240 milioni di euro che derivano dal taglio di 8.500 cattedre previsto dalla Finanziaria dello scorso anno. E dopo la scuola l’auspicio, manifestato da Foccillo della Uil, è che il Governo dia mandato all’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), affinché per gli altri contratti pubblici (agenzie fiscali, aziende, enti pubblici non economici, ministeri, presidenza del Consiglio, regioni e autonomie locali, ricerca, sanità, università e istituti di alta formazione) venga trovato un accordo in sede di contrattazione. Sul contratto del pubblico impiego pesa però un anno di tira e molla tra sindacati e Governo e soprattutto la rottura del confronto lo scorso dicembre dopo che il Governo ha dichiarato l’impossibilità di erogare, come richiesto dai confederali, l’anticipo del recupero dell’inflazione programmata, pari a circa 228 milioni di euro. Sembrerebbe, invece, avviarsi verso una chiusura positiva, anche se la trattativa è ancora alla prime batture, la vertenza per il rinnovo contrattuale dei dipendenti (45 mila addetti circa) delle imprese di assicurazioni. Mentre ha già visto la proclamazione di uno sciopero la trattativa per il rinnovo del turismo (oltre un milione di dipendenti). SERENA UCCELLO