L’intesa per il contratto integrativo Metro, la parola ai lavoratori

09/02/2016

Il 29 gennaio scorso è stata siglata, dopo una lunga trattativa, l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale di Metro Cash and Carry, che interessa più di 4mila dipendenti.
Una trattativa avviata nell’autunno scorso dopo la disdetta del contratto integrativo aziendale da parte dell’impresa è che ha messo la delegazione trattante di fronte al rischio di perdere totalmente l’integrativo, metodo ormai noto nelle imprese della grande distribuzione che continuano a puntare sul risparmio del costo del lavoro per affrontare le criticità del mercato. La disdetta si è inoltre aggiunta alla difficile situazione del contratto nazionale essendo Metro aderente a Federdistribuzione, con la quale le trattative per il rinnovo sono aperte da più di due anni e su cui sono già state fatte due giornate di sciopero.

Metro negli ultimi anni ha dovuto far fronte ad un importante riorganizzazione della rete vendita per uscire da un importante crisi e si sta focalizzando soprattutto sull’horeca. La riorganizzazione è stata accompagnata da procedure di mobilità e dall’utilizzo di ammortizzatori sociali. Se da un lato i fatturati e i bilanci fanno registrare un trend positivo dall’altro le criticità, anche occupazionali, di una parte della rete vendita persistono, contesto che  pesa sul clima aziendale.

L’obiettivo di difendere il contratto integrativo è stato prioritario per le rappresentanze sindacali.

“Dopo un serrato confronto, è stata raggiunta un’intesa di cui ci riteniamo soddisfatti” afferma Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale dopo la sigla dell’ipotesi d’accordo che nei prossimi giorni sarà sottoposta alla votazione dei lavoratori, “abbiamo puntato tutto sui miglioramenti normativi e sulla salvaguardia del salario, dovendo anche arrivare a mediazioni difficili”.

L’implementazione del sistema di relazioni sindacali, in particolare il rafforzamento del ruolo della RSU e dei confronti decentrati è stato un elemento su cui le organizzazioni sindacali hanno puntato per garantire alle lavoratrici ed ai lavoratori di presidiare ed essere rappresentati nel corso della riorganizzazione che probabilmente proseguirà oltre il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. Per esempio, l’azienda è vincolata ad un confronto preventivo in caso di riorganizzazioni che possano mettere in discussione la mansione dei lavoratori;  depotenziando di fatto la nuova normativa introdotta dal “job act”. Così come la formazione e lo sviluppo della professionalità, saranno affrontati con il contributo delle Organizzazioni Sindacali, per individuare appositi obiettivi.

L’introduzione di confronti mirati in occasione di nuove aperture o di ulteriori investimenti sul delivery garantiranno un costante monitoraggio e spazi di contrattazione decentrata che accompagnino i cambiamenti in atto. Proprio la delivery è sempre stato un punto critico delle strategie aziendali in quanto si teme un  impoverimento delle vendite dirette in punto vendita e quindi eventuali criticità occupazionali.

Un’apposita commissione si occuperà di individuare le modalità di ampliamento dei diritti previsti per i coniugi anche alle coppie di fatto, un piccolo contributo politico e culturale ma soprattutto contrattuale alle discriminazioni che il governo non riesce a superare.

Si interviene inoltre sull’orario di lavoro superando il regime a 36 ore e a 37,45 che si applicava solo ad una parte della rete vendita, che comunque resterà applicato ai lavoratori che già lo fanno, e al contempo si è abbreviato il percorso di maturazione dei permessi da 48 a 24 mesi per tutta la rete vendita. La RSU potrà contrattare i sabati liberi nell’organizzazione del lavoro dove oggi non sono previsti e potrà avviare confronti volti a consolidare stabilmente le ore supplementari dei part time.

Resta garantito il pagamento al 130% più riposi aggiuntivi per il lavoro festivo e la chiusura dei punti vendita nei giorni di Natale, Pasqua, 1 Gennaio e 1 Maggio. Le maggiorazioni domenicali se pur ridotte restano nettamente migliori a quelle previste dalla contrattazione nazionale: 50% le prime otto, 60% dalla nona alla quattordicesima e 75% dalla quindicesima. Le organizzazioni sindacali hanno inoltre blindato gli istituti salariali maturati vincolandoli ad un accordo a latere che avrà vigenza fino al 2030.

Inoltre le parti hanno investito su un nuovo sistema di salario variabile che secondo le organizzazioni sindacali potrebbe ridistribuire più che in passato essendo più coerente alle strategie dell’impresa.

“L’accordo va presentato con trasparenza” dichiara Alessio Di Labio ” tenendo conto dello stato complessivo della contrattazione, un rinnovo che guarda al futuro e garantisce miglior salario e diritti, siamo certi che le lavoratrici e i lavoratori sapranno riconoscere il lavoro fatto.”

Il testo dell’ipotesi d’accordo sarà sottoposto in questi giorni all’approvazione definitiva delle lavoratrici e dei lavoratori Metro, attraverso il referendum.