L’intesa con la Cisl era pronta adesso An chiede spiegazioni

28/11/2001


MERCOLEDÌ, 28 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 19 – Economia
 
IL RETROSCENA
 
Pezzotta smonta il piano predisposto dal suo vice Bonanni
 
L’intesa con la Cisl era pronta adesso An chiede spiegazioni
 
Fallito il tentativo di isolare di nuovo la Cgil
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Se governo e sindacati fossero giocatori di poker sarebbe facile dire che lunedì sera, al tavolo per la riforma del mercato del lavoro, al ministro Maroni «non è entrata la scala». A sottrargli la carta vincente è stato il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Sabato scorso Maroni aveva annunciato: «Ho una nuova proposta sull’articolo 18, sono ottimista per l’incontro di lunedì». La proposta è nota: ridurre da tre a una le categorie di lavoratori ai quali sospendere lo Statuto dei lavoratori, colpendo solo i giovani ai quali sarà trasformato il contratto a tempo determinato in tempo indeterminato. L’ottimismo di Maroni, che talvolta ha qualche divergenza con il sottosegretario Brambilla, ma opera d’amore e d’accordo con l’altro sottosegretario, Sacconi, veniva anche da una sorta di «abboccamento» con uno dei segretari confederali Cisl, Raffaele Bonanni.
Maroni, Sacconi e Bonanni sondati anche gli ambienti Uil avevano tracciato un percorso che, nelle loro intenzioni, avrebbe evitato la «rottura», alla luce anche di una «liaison» che la destra sociale di An, guidata da Gianni Alemanno, sta tentando di instaurare con la Cisl, come dimostra il progetto sull’azionariato dei dipendenti. Il disegno prendeva le mosse da una proposta finalizzata diluire i tempi: una «sospensione» dell’intervento sull’articolo 18, che doveva apparire come una sorta di stralcio dalla delega di questo tema, in modo da assecondare la richiesta di Cisl e Uil. Il governo prometteva ai sindacati la trasformazione in emendamenti alla delega dell’«avviso comune» al quale sarebbero pervenuti entro febbraio con l’apertura di un confronto a due con la Confindustria sui licenziamenti individuali: un meccanismo analogo a quello predisposto per la nuova normativa sui contratti a termine, che la cosa non guastava avrebbe nuovamente portato la Cgil all’isolamento.
Più che per Cofferati il cui no era già in conto la «trappola» era stata predisposta per Pezzotta. Se avesse detto di sì il gioco era fatto. Cofferati ha immediatament definito assurda l’ipotesi di un confronto con la Confindustria sull’articolo 18, che alla Cgil sta bene così com’è. Non solo: sul confronto il testo della delega, già trasmesso al Senato, sarebbe pesato come una spada di Damocle. Ma il progetto dell’asse MaroniBonanni è andato in frantumi con l’intervento di Pezzotta. Il quale ha dichiarato apertamente che una trattativa di quel tipo non si poteva fare. Intimorito dalle conseguenze che questa mossa avrebbe potuto provocare nel suo sindacato, dove le carte delle alleanze si stanno rimescolando rapidamente, e forse preoccupato per il potere che Bonanni avrebbe acquisito, Pezzotta si è schierato con Cofferati. Ora, però, Alemanno gli chiede: vuoi chiarire i tuoi continui avvicinamenti e allontanamenti dal governo?