L’intervista di Epifani e il salto del «banco»

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      TITOLI E SMENTITE

        L’intervista di Epifani
        e il salto del «banco»

          Se al referendum vincesse il no «salterebbe il banco». Così Guglielmo Epifani intervistato da Repubblica.

            «Soltanto il sì può salvare questo governo», è stato il titolo del quotidiano che nel «banco» ha visto, appunto, Prodi e la sua squadra. Piombo, se detto da un sindacalista, in ogni caso abbastanza per scatenare un putiferio. Da destra, sinistra e centro accuse al segretario della Cgil di trasformare il referendum sindacale in una consultazione sul governo. A poco è servita la smentita di Corso d’Italia: «Titolazione e contenuto dell’intervista di Epifani a “La Repubblica” contengono affermazioni mai espresse dal segretario». «Epifani non ha mai asserito: “se le fabbriche votano no al protocollo cade il governo”. Spiace riscontrare che, come conseguenza della scelta del quotidiano, emerga una evidente forzatura del pensiero del segretario della Cgil».

            Nel giorno in cui gli operai di Mirafiori in assemblea esprimevano il proprio malessere con fischi (o mugugni che dir si voglia) e la maggioranza continuava in fibrillazione il confronto-scontro sul protocollo sul welfare, l’intervista e il suo titolo sono state benzina sul fuoco. Dentro la Cgil, è durissimo l’attacco di Giorgio Cremaschi ormai in aperta rottura con il segretario Epifani. «L’intervista è la dimostrazione della crisi del gruppo dirigente della Cgil, che da tempo ha perso la bussola» attacca il leader dell’ala sinistra Rete 28 aprile. A suo avviso il «ruolo» di Cgil, Cisl e Uil è «quello di essere i 3-4 senatori mancanti per la maggioranza».

            Ma si smarcano anche Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti parlano di errore e temono che la «politicizzazione» della consultazione, il rischio che diventi un si o un no sul governo e non sull’accordo e magari quello che i “no” aumentino. L’«appello» al voto ha fatto infuriare la sinistra, che vuole modificare il protocollo sul welfare e confida nel voto contrario dei lavoratori per farlo pesare. E come un fiume carsico, riaffiora il caro tema dell’autonomia sindacale. «Ad Epifani vorrei ricordare che la Cgil si è sempre considerata autonoma dal governo, dai partiti, dai padroni, e tale deve rimanere», arringa Manuela Palermi, capogruppo Pdci alla Camera. «Che adesso i lavoratori debbano votare “si” a un accordo che li penalizza, addirittura per salvare il governo, pare proprio eccessivo», aggiunge per lo stesso partito Marco Rizzo. E per il senatore di Prc, Fosco Giannini, sono «dichiarazioni gravissime».

            fe. m.