L’interinale rallenta la corsa

03/06/2003


              Sabato 31 Maggio 2003

              ITALIA-LAVORO
              L’interinale rallenta la corsa

              Congiuntura & occupazione – Nel 2003 la crescita sarà ridotta dopo gli anni di forte espansione

              ALESSANDRO BALISTRI


              MILANO – L’economia è ferma, l’interinale si muove comunque. Le società del settore si sono già rassegnate, sanno che la crescita sarà ridimensionata rispetto agli anni passati, ma la marcia del lavoro temporaneo continuerà. Non si andrà oltre il 10%, molti si limiteranno a confermare i numeri del 2002 e altri faranno un passo indietro, che per qualcuno potrebbe essere letale. È un anno decisivo: nel 2002 sono stati avviati 869mila lavoratori, con un aumento del 39% rispetto all’anno precedente; ora le aziende chiedono meno addetti e li assumono per meno tempo, così le società interinali riescono ad aumentare le forniture e il giro d’affari solo se conquistano nuovi clienti.
              E in mezzo alla crisi il lavoro a tempo riesce a crescere perché consente di gestire l’organizzazione dell’azienda. La flessibilità del posto ad interim dimostra tutto il suo valore proprio adesso, secondo Carlo Scatturin, amministratore delegato di Adecco. «Diminuiscono i volumi delle forniture ma cresce il numero di clienti, si avvicinano altre imprese: è un’evoluzione attesa, accelerata dalle difficoltà del mercato».
              La tendenza era prevedibile: «In Italia – spiega Jonas Prising, amministratore delegato di Manpower – il tasso di penetrazione è ancora molto basso rispetto all’Europa: appena arriverà la ripresa la crescita sarà di nuovo forte». Nei primi tre mesi Manpower ha avviato 39mila missioni, il 4% in più di un anno fa: «La riduzione dei volumi, soprattutto sulle grandi aziende, è compensata dall’aumento dei clienti», chiosa Prising. Si è anche affinata la ricerca. «In questa fase – dice Scatturin – c’è molta offerta di lavoro: noi facciamo una preselezione e le aziende hanno la possibilità di scegliere tra più persone. Oggi sono orientate su profili professionali più alti». Insieme ai profili, si alzano i margini. Molte aziende hanno concentrato gli investimenti negli anni passati e quando erano pronte a raccogliere i frutti si sono scontrate con la crisi economica. La raccolta ci sarà comunque: «I nostri volumi sono stabili, uguali all’anno scorso – dice Andrea Casalgrandi, amministratore delegato di Worknet – ma i margini crescono, perché le aziende fanno meno contratti, cercando la qualità del servizio e la formazione curata. Così, quest’anno contiamo di arrivare al pareggio di bilancio». E l’amministratore delegato di Metis, Piermario Donadoni, conferma: «Le aziende sono diventate più esigenti sui lavoratori e più selettive con le società interinali. Nonostante tutto, nel primo trimestre abbiamo fatturato 19,7 milioni di euro, il 26% in più di un anno fa.
              Ci ha premiato anche la scelta di concentrarci su professionalità medie: il 70% degli addetti è costituito da impiegati». Anche la filiale italiana dell’olandese Randstad è riuscita a crescere a due cifre percentuali nel primo scorcio dell’anno. «I ricavi sono saliti del 44% a 25 milioni di euro – dice il direttore commerciale Fred Van Der Tang – e abbiamo aperto dieci nuove filiali, arrivando a un totale di novanta. Ma nel secondo semestre la crescita non sarà così forte. Sono tempi incerti e i contratti sono generalmente brevi». Allbecon è invece l’appendice di una società tedesca. «L’anno scorso abbiamo fatturato 10 milioni di euro e quest’anno saliremo a 12. Siamo specializzati sui profili amministrativi, segretariali e del Web e in un mercato selettivo, di competizione, questo ci aiuta: oggi bisogna muoversi anche per un solo lavoratore».
              La crescita c’è, minore degli anni passati e più difficile da intercettare. «Per il futuro – dice l’amministratore delegato Antonio Lombardi di Ali – bisognerà concentrarsi solo nelle aree a maggior redditività e puntare a una specializzazione diversa da regione a regione». Nei primi quattro mesi, Ali ha registrato un aumento dei ricavi del 71% a 23,3 milioni di euro. È un anno di competizione, esasperata dalle difficoltà del mercato.
              E gli operatori sono convinti che l’effetto sul settore sarà di selezione, fatale per le imprese più deboli, e che si arriverà presto a nuove fusioni e acquisizioni, a un palcoscenico meno affollato di attori.