L’interinale raddoppia nel 2000

29/01/2001

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Sabato 27 Gennaio 2001
italia – lavoro
—pag—15

I lavoratori in affitto sono stati 472mila contro i 250mila del ’99: il 22% ha trovato un posto fisso L’interinale raddoppia nel 2000.
In media l’impiego è di 3 mesi contro i 15 giorni degli altri Paesi

MILANO Raddoppio dei lavoratori avviati e fatturato triplicato nel 2000 per il lavoro interinale. Secondo i dati Confinterim (l’Associazione che raggruppa il maggior numero di società di fornitura) da poco più di 250mila lavoratori avviati nel ’99 si è passati ai 472.260 dell’anno appena concluso, mentre il fatturato del settore è passato dai 1.300 miliardi di lire a 3.400. I dipendenti assunti a tempo indeterminato dalle società di fornitura sono 4mila (erano 3mila nel ’99), ma proprio in questi giorni sono partite le campagne di reclutamento per il 2001 con migliaia di assunzione fisse messe in palio (si veda Il Sole-24 Ore del 23 gennaio).

Anche se i risultati raggiunti da questo strumento lavorativo nei primi tre anni di vita hanno superato le più ottimistiche previsioni, il numero di missioni registrate nel 2000 è inferiore alla stima effettuata da Confinterim a inizio anno. Una divergenza che si può spiegare con la durata media delle missioni. «In Italia — spiega Enzo Mattina, presidente di Confinterim — la durata media delle missioni è di tre mesi, un periodo notevolmente più lungo rispetto alla media europea che è solo di 15 giorni. Questa differenza dell’impiego spiega lo scostamento del risultato raggiunto rispetto alle 700mila missioni pronosticate all’inizio dello scorso anno. Il secondo dato rilevante — continua Mattina — riguarda l’avvio del ricorso al lavoro temporaneo nel settore del pubblico impiego, che secondo le previsioni doveva essere più veloce. Infatti, dopo gli accordi siglati nella prima parte dell’anno tra Governo e sindacati, la buona risposta da parte degli enti locali non è stata seguita dalle amministrazioni centrali».

La durata della missione interinale più lunga rispetto alla media europea può anche essere spiegata con il fatto che le imprese utilizzano ormai il lavoro interinale anche come canale di recruiting costituendo in sostanza un periodo di prova prolungato. La percentuale di lavoratori assunti alla fine della missione interinale dalle aziende utilizzatrici è del 22% (la media europea è del 30%), ma in alcune aree del Paese tale quota sale fino al 35% e oltre. È però questa una percentuale che non rispecchia in pieno la realtà, come spiega Mattina: «Non esiste alcun obbligo da parte del lavoratore interinale o dell’impresa cliente a comunicare l’avvenuta assunzione. Anzi nel maggior numero dei casi la comunicazione non viene fatta perchè imprese e lavoratori temono di dover pagare delle penali».

Secondo i dati Confinterim il lavoratore temporaneo è maschio (62%), con una istruzione di scuola media superiore (53%), utilizzato prevalentemente nell’industria metalmeccanica (35% dei casi, mentre nel ’99 tale quota era del 40%) per far fronte ai picchi di lavoro (70%).

Il trend di crescita positivo e i provvedimenti legislativi approvati di recente fanno sperare addirittura in un ulteriore raddoppio dei risultati per il 2001. «Oltre all’allargamento dei settori come pubblico impiego e lavoro domestico, va ricordata — dice Mattina — l’attivazione del Fondo per la formazione e il riconoscimento del carattere privilegiato del credito nel caso di mancato pagamento da parte dell’impresa utilizzatrice».

Mentre nel 2000 si è registrato l’ingresso nel settore del lavoro interinale della Fiat, che ha rilevato il 51% di Worknet, e di alcune banche, come Banca di Roma che è entrata con il 25% nel capitale di Quanta, quest’anno sarà l’anno di accorpamenti e acquisizioni. «In un mercato dominato dalle multinazionali e da altre buone aziende di fornitura italiane — spiega Mattina — non possiamo non rilevare come 35 società di fornitura detengano meno del 10% del mercato».

Una spinta ulteriore al lavoro interinale potrebbe infine arrivare dal rinnovo di alcuni contratti di categoria con la revisione delle percentuali di utilizzo dei lavoratori interinali, soprattutto differenziandole in rapporto alla dimensione aziendale. «Solo così — conclude Mattina — si potrebbe favorire un maggior utilizzo del lavoro in affitto nelle piccole e medie imprese».

—firma—Luca Vitale