L’interinale fa da apripista al posto fisso

04/03/2002





Nel 2001 è cresciuta dal 22 al 36% la quota di addetti assunti definitivamente dopo l’impiego temporaneo
L’interinale fa da apripista al posto fisso
In un anno 650mila in affitto – Il fatturato (quasi 2,5 miliardi di euro) è salito del 44% Luca Vitale
MILANO – Lavoro interinale a due velocità. Nel 2001, infatti, cresce il fatturato in maniera maggiore rispetto al numero di lavoratori temporanei, mentre – secondo i dati elaborati da Confinterim – cala il numero delle imprese utilizzatrici. L’intero comparto ha fatturato l’anno scorso 2.427 milioni di euro (di cui 729 milioni di euro generato dalle imprese associate ad Ailt), crescendo rispetto al 2000 del 44%, mentre il numero di rapporti di lavoro attivi nel 2001 sono stati complessivamente oltre 650 mila (497mila relativi a Confinterim e 154mila ad Ailt) contro i 470mila dello scorso anno. In buona crescita anche la percentuale di lavoratori assunti a fine missione che passa – secondo Confinterim – dal 22% del 2000 al 36% del 2001. Secondo Confinterim, l’associazione che raggruppa 50 società di fornitura su 67 attive, da un confronto con lo scorso anno sono numerosi gli elementi di interesse: innanzitutto la crescita della percentuale di donne occupate rispetto agli uomini (da 38% al 42%). Aumenta l’utilizzo da parte delle altre industrie (22,9%) rispetto allla metalmeccanica (32,2%), che però rimane il settore prevalente. I motivi del ricorso all’impiego a tempo sono sempre più legati a punte di lavoro (75% rispetto al 70% del 2000). Ailt mette in luce come il popolo degli extracomunitari in affitto stia diventando sempre più importante (10% del totale) e di come il lavoro temporaneo sia cresciuto in alcune regioni del Sud: in Puglia (4,7% del mercato), Campania (3%), Sicilia (2,6%). «Nonostante il sensibile rallentamento dell’economia nella seconda parte dell’anno – dice Enzo Mattina, presidente di Confinterim -, la crescita del settore resta nel complesso più che soddisfacente. In particolare le imprese associate a Confinterim hanno prodotto una ricchezza pari a 1.750 milioni di euro che si è tradotta in salari lordi per 1.010 milioni, in contribuzioni per 431 milioni, in imposte sul reddito delle persone fisiche per 245 milioni». Dopo la crescita boom dei primi tre anni il mercato si è assestato, sulle orme di quanto avvenuto in altri Paesi. «Il settore ha conquistato una sua fisionomia – spiega Alessandro Brignone, direttore dell’Ailt -, ma il fatto che l’85% di richieste riguardi gli operai è un buon segno per la nostra industria. Il fatto che sia cresciuto di più il fatturato dell’impiego si spiega con il maggior ricorso alle proroghe e il leggero aumento della durata media delle missioni». Tra i punti negativi dell’annata si registra il calo del numero delle imprese utilizzatrici (69mila), e il timore di bilanci in rosso per alcune società, come commenta Mattina: «È la dimostrazione della necessità di campagne istituzionali del Governo per presentare la possibilità offerta dal lavoro interinale alle aziende in relazione all’uscita dal sommerso. È molto probabile che quando saranno presentati i bilanci, – aggiunge – constateremo un calo degli utili e molte situazioni di perdita, in quanto le società di fornitura dell’interinale hanno creduto nelle possibilità di ripresa e non hanno fermato gli investimenti e gli incrementi del personale diretto, pur in presenza di fenomeni diffusi di ritardo nei pagamenti. Tra i punti bui – conclude Mattina – la crescita nel settore pubblico è stata inferiore alle attese». «Sul pubblico impiego – precisa Brignone – è meglio distinguere: vanno benissimo gli enti locali, male l’amministrazione centrale».

Sabato 02 Marzo 2002