L’insostenibile leggerezza dei salari

02/09/2005
    venerdì 2 settembre 2005

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      L’insostenibile leggerezza dei salari
      I dati Istat di luglio segnalano un rallentamento. Senza contratto quasi 6 milioni di lavoratori

        di Laura Matteucci/ Milano

          BUSTE LEGGERE. Rallenta il tasso di aumento dei salari. Dati Istat di luglio: le retribuzioni contrattuali crescono più dell’inflazione, ma la tendenza è al decremento, visto anche il mancato rinnovo di circa la metà dei contratti di categoria. Sono scaduti, infatti, il 45,9% dei contratti, per un totale di 5 milioni e 730mila lavoratori, pari al 46,2% degli occupati dipendenti. Di fatto, le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute a luglio dello 0,4% rispetto a giugno e del 2,8% su base annuale (a fronte del 2,1% di aumento dei prezzi calcolato dall’Istat), un tasso in calo rispetto al 3% registrato a giugno. Quanto ai primi sette mesi dell’anno, la crescita si è attestata sul 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2004.

            Il dato ancora parzialmente positivo risente degli aumenti di alcuni settori, anche grazie alla corresponsione a luglio di rate di aumenti in busta paga (+12% su base annua per i militari, +8,9% per le forze dell’ordine +4,8% nel commercio, alberghi e pubblici esercizi, +3,7% per il credito e le assicurazioni) e del blocco sostanziale della contrattazione in altri comparti.

              Metà dei lavoratori hanno il contratto scaduto, si diceva. In media da 12,3 mesi (con punte di 19,1 per la pubblica amministrazione, e 15,4 per i trasporti, sempre dati riferiti a luglio). Se si considera l’insieme dei dipendenti, la vacanza contrattuale a luglio durava da 5,7 mesi.
              Cgil, Cisl e Uil sottolineano la necessità di procedere al più presto ai rinnovi, a partire dal pubblico impiego (il contratto è scaduto a fine 2003, è stato firmato ma non ancora attuato), e dei metalmeccanici, scaduto a fine 2004. Per alcuni dei comparti pubblici (scuola, ministeri, agenzie fiscali), le trattative con l’Aran partiranno il 7 settembre.

                Visto il rilevante numero di contratti ancora aperti, è evidente che le ore perse per conflitti di lavoro sono in crescita: tra gennaio e maggio sono state infatti perse per scioperi 2 milioni e 690mila ore di lavoro, +0,2% sullo stesso periodo del 2004. E gli scioperi, in mancanza di risposte adeguate sul tema dei rinnovi, rischiano di aumentare ancora: «In autunno saranno ancora più vasti e intensi se non cambierà profondamente l’orientamento delle imprese», dice il segretario nazionale Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi. La presa di posizione di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, non lascia ben sperare: «Desta preoccupazione – dice – la paralisi dei negoziati per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, a causa del veto opposto da un’organizzazione sindacale (leggi Fiom-Cgil, ndr)». E riparla di produttività e riforma del modello contrattuale.

                  «Mi pare evidente che i dati risentano della scadenza dei contratti, bisognerebbe ragionare sulle medie annue», dice il leader Cgil Guglielmo Epifani. «Il dato vero – dice Savino Pezzotta, segretario della Cisl – è che bisogna fare i conti con la realtà, con l’insicurezza dell’andamento economico. Tutte cose che non si risolvono con le statistiche». Luigi Angeletti, segretario della Uil, ricorda che tutti i dati sono al lordo («al netto sono la metà»), e che «in realtà i salari continuano a perdere potere d’acquisto».

                    Per Cremaschi i dati «servono a spiegare perchè ci sia un forte calo dei consumi e una progressiva stagnazione economica». Con un’altra riflessione: «È significativo – continua – che il dato negativo dei salari sia accompagnato dal dato positivo sui profitti, che secondo il rapporto Mediobanca sulle medie e grandi imprese di qualche settimana fa registrano un vero e proprio boom».