L’Inps avverte: le nuove pensioni finiranno per essere più costose

26/05/2004

    26 Maggio 2004


    L’Inps avverte: le nuove pensioni
    finiranno per essere più costose

    Roberto Giovannini

    ROMA
    Servirà a poco, la riforma previdenziale votata dal Senato, dal punto di vista del risparmio nella spesa. Secondo i calcoli basati sul modello previdenziale dell’Inps, illustrati ieri dal presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, Franco Lotito, in pratica la riforma produrrà soltanto l’effetto di spostare solo «in avanti» di qualche anno la cosiddetta «gobba» della spesa, portando benefici nel breve periodo ma non a lungo termine. Il modello previsionale dell’Inps è considerato dalla maggior parte degli osservatori quello più valido per stimare gli andamenti della spesa per prestazioni e delle entrate, tenendo conto che l’istituto pensionistico dispone di tutti i dati relativi al mondo del lavoro privato. E ieri, il Civ (l’organismo di controllo dove siedono le parti sociali) ha illustrato le stime ufficiali 2005-2050.
    Secondo la previsione dell’Istituto fatta sulla prima versione della delega di riforma del sistema (quella che consentiva dopo il 2008 l’uscita per la pensione di anzianità solo con almeno 40 anni di contributi) la «gobba» si sposta così soltanto dal 2033 al 2036. Per le gestioni dei lavoratori dipendenti e autonomi (escluse quindi le gestioni speciali e l’assistenza) con la riforma si registrano benefici rispetto alla legislazione attuale tra il 2008 e il 2032. Dopo quella data, anche con gli effetti prodotti dalla riforma, la curva della spesa risulta più alta (e tale resta fino al 2050) di quella a legislazione invariata. Lo stesso andamento ci si aspetta anche con la nuova versione della delega che come noto è stata un po’ «alleggerita» rispetto alla prima, e consente di uscire dal lavoro anche con 60 anni di età e 35 di contributi.
    «Il modello che utilizziamo – ha detto il presidente del Civ Inps Lotito – ci consente di vedere che c’è uno spostamento in avanti della cosiddetta gobba dal 2033 a 3-4 anni in avanti. Nei primi anni con la delega c’è un beneficio, diciamo nei primi dieci, perché si ritarda l’uscita verso la pensione». Negli anni successivi – ha spiegato – la spesa tuttavia aumenta, per la semplice ragione che chi esce dal mercato del lavoro più tardi continua a versare contributi previdenziali, e alla fine ha diritto a ricevere un assegno più sostanzioso. Il picco della curva si ha intorno al 9,5% del Pil della spesa per pensioni di dipendenti e autonomi, a legislazione invariata intorno al 2032; con la delega, ciò avviene nel 2035-36. Limitatamente agli assicurati Inps il risparmio della riforma ammonti allo 0,4-0,45%, contro lo 0,7% complessivo atteso dal governo (che però comprende anche i dipendenti pubblici).
    Sempre il modello previsionale Inps segnala un peggioramento del rapporto tra pensioni e assicurati per i lavoratori dipendenti ma soprattutto per commercianti e artigiani. Per i lavoratori dipendenti, a legislazione invariata, il rapporto pensioni assicurati passa da 81,4 (81,4 pensioni per ogni 100 assicurati) a 112,2 nel 2050, mentre il rapporto tra pensione media e retribuzione media scende tra il 2005 e il 2050 dal 53,8% al 39,4% dello stipendio. Per il fondo degli agricoltori il rapporto pensioni assicurati passa da 171,7 nel 2005 a 131,8 nel 2050 (la pensione rispetto al reddito passa dall’84,8% al 71,9%). Per gli artigiani, il rapporto tra pensioni e assicurati raddoppia tra il 2005 e il 2050, passando da 72,1 a 146,7 (il rapporto tra pensione media e reddito medio scende dal 44% al 21,5%). Negativo anche l’andamento del rapporto tra pensioni e assicurati per i commercianti con un rapporto che passa da 64,4 a 126,5 (il rapporto tra pensione e reddito medio passa dal 39,4% al 20,5%).
    Duro il commento delle confederazioni sindacali, secondo cui le stime Inps confermano che la delega del governo punta solo a fare cassa. «Avevamo detto a suo tempo – afferma il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini – che costringere la gente a lavorare più a lungo avrebbe portato, con il rinvio dell’uscita dal lavoro, a pensioni più alte. Il blocco porta a un risparmio immediato ma poi la spesa aumenta. I dati dell’Inps confermano che il governo punta a fare cassa e che la riforma non risolve». La previsione dell’Inps – dice il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi – «dimostra l’inaffidabilità dei conti del governo. Bisognerebbe comunque – conclude – parlare meno di pensioni e più di politiche per lo sviluppo perchè è questo il problema vero del paese».